Il proliferare dell'islamismo in Canada è uno dei veri problemi di questo 2019 che va a cominciare, in cui un Islamic Party of Ontario, guidato da Jawed Anwar, potrebbe presentarsi alle prossime elezioni, sostenendo, fra le altre cose, che l'Islam sia la "religione naturale dell'Ontario". I fatti che si accompagnano a questa notizia sono molteplici e tutti molto pericolosi, a partire dalle critiche fino alle minacce di morte recapitate a Tarek Fatah, giornalista di origine pakistana del Toronto Sun, da sempre contrario alla sharja, definito da Anwar un "seminatore d'odio" e accusato di apostasia. Per non parlare della demonizzazione che, a causa del sistema 'politically correct' propugnato da Justin Trudeau, viene riservata a tutti coloro che abbiano una posizione critica nei confronti dell'islamismo.
Si vada poi a leggere l'articolo de Il Primato Nazionale, in cui viene ripresa la notizia legata alle parole del predicatore islamico Younus Kathrada, il quale ha espresso il proprio rammarico e la propria profonda disapprovazione nei confronti di quei musulmani che augurano buon Natale ai cristiani. Kathrada ha aggiunto che i credenti islamici non solo non dovrebbero felicitarsi con i cristiani in ragione del loro “falso credo”, ma dovrebbero sentirsi offesi da quelli che adorano il Cristo e lo chiamano Figlio di Dio. Di più, Kathrada ha aggiunto che scambiarsi auguri per Natale con i non-musulmani è da considerarsi un crimine peggiore dell’adulterio e addirittura dell’omicidio. Le polemiche, per fortuna, non si sono fatte attendere. Fra le molte reazioni, quella dell’imam australiano di origini iraniane Mohammad Tawhidi, che ha invitato i fedeli musulmani ad andare sulla pagina Facebook di Kathrada per augurargli buon Natale.
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giovedì 3 gennaio 2019
Cresce la paura per la nascita dell'Islamic Party of Ontario
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
sabato 26 maggio 2018
Pegida in strada per condannare l'islamizzazione del Canada
Pegida Canada scende in strada. Questo sabato, infatti, l'ala canadese del movimento politico antislamista fondato a Dresda nel 2014, si è ritrovata a Toronto nel primo pomeriggio. Obiettivo principale l'islamizzazione del mondo occidentale, Canada compreso, e la famigerata Motion 103, anche nota come M-103, una legge che condanna qualsiasi forma di 'islamofobia'.
La legge venne proposta nel 2016 dal liberale pachistano Iqra Khalid, e approvata non senza polemiche. In tutto il Canada, invece, la presenza musulmana non supera il 2%.
La legge venne proposta nel 2016 dal liberale pachistano Iqra Khalid, e approvata non senza polemiche. In tutto il Canada, invece, la presenza musulmana non supera il 2%.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
venerdì 27 aprile 2018
Islam a Toronto, reazioni dure all'inchiesta di Katie Hopkins
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| Katie Hopkins durante l'intervista |
Il mondo anglosassone, del resto, si sa, è molto sensibile sotto questo punto di vista. La bionda Katie, dal canto suo, non si è data per vinta e ha cominciato a girare il mondo per scovare alcune delle grandi ingiustizie sottaciute dai media del 'pensiero dominante', come le violenze commesse sui proprietari bianchi sudafricani da paerte della maggioranza nera.
In questo video la si vede rivolgere alcune domande a dei giovani islamici nel centro di Toronto. Domande forse lievemente provocatorie, e realizzate con un fine ben preciso, quello di creare un 'casus belli' con l'islamico di turno particolarmente 'sensibile'. Cosa inevitabilmente verificatisi, ma che ha posto in risalto come, anche nell'evoluto Canada, il problema di una religione musulmana legata alla Shari'a sia più evidente che mai.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
martedì 16 gennaio 2018
La ragazzina islamica ha mentito, nessuna aggressione
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| Khawlah Norman |
La giovane islamica, Khawlah Noman, era balzata al centro dell'attenzione dei media, rilasciando anche un'insolita conferenza stampa, in cui aveva affermato di essersi "sentita confusa e spaventata". "Ho urlato quando ho visto che iniziava a tagliarmi l'hijab e lui è fuggito, - aveva proseguito la ragazza - ma poi è ritornato e ha continuato".
Immediate erano state le condanne da parte del mondo canadese, sempre molto sensibile al tema 'razzismo'. Il premier dell'Ontario, Kathleen Wynne, aveva definito l'attacco "un atto codardo e di odio".
E' bastata però una breve analisi dei fatti, da parte della polizia canadese, per negare la presunta 'evidenza'. "Una squadra di investigatori ha raccolto una quantità significativa di prove ed è giunta alla conclusione che gli eventi non si sono verificati", hanno confermato i responsabili delle forze dell'ordine.
Ovviamente dai 'liberali' dell'Ontario, di cui il primo ministro, Justin Trudeau, è campione, non è arrivata nessuna correzione di tiro rispetto alle accuse di intolleranza sparate a caso.
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domenica 3 settembre 2017
Trudeau alla festa musulmana: "No all'islamofobia"
Lotta al razzismo e all'islamofobia. E' questo il concetto espresso, per l'ennesima volta, dal primo ministro canadese, Justin Trudeau, a Saskatoon, durante i saluti alla comunità islamica locale in occasione dell'inizio dell'Eid al-Adha, una festività musulmana. "Dobbiamo continuare a rimanere uniti", ha detto Trudeau, "uniti contro il razzismo, l'odio e l'islamofobia. Questo è quello che noi siamo come canadesi, noi ci siamo sempre uno per l'altro, noi ci aiutiamo l'un altro".
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martedì 31 gennaio 2017
Strage Quebec City, regalo per gli 'haters' di Trump
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| La protesta contro Trump davanti al consolato Usa a Toronto |
Alexandre Bissonnette è stato immediatamente identificato dai demagoghi di professione, quelli che tanto cara hanno l'uguaglianza nel mondo, come l'esempio tipico del 'follower' di Donald Trump e Marine Le Pen, e quindi anche di Matteo Salvini, delle destre populiste, che automaticamente vuol dire pure naziste, fasciste, qualcosa che finisce in 'ista' di sicuro (anche sandinista?), ma certamente cattive e crudeli.
Trapela quasi una soddisfazione da parte dei cosiddetti 'addetti ai lavori' di fronte alle vittime della moschea di Quebec City. Non appena il primo sospetto di origine marocchina è stato rilasciato si è infatti scatenata sulla rete una 'caccia al canadese' (questo sì, di pelle bianca, come ce lo immaginiamo noi, del resto), con conseguente demonizzazione di tutti coloro che chiedono da tempo una riduzione di immigrazione, maggiore sicurezza, più ordine, meno crimine, meno possibilità di ricezione di terroristi nelle nostre strade, siano esse italiane o canadesi.
Le 'anime belle' della sinistra radicale, che detengono le reali leve del potere mondiale, dopo la pesante mortificazione subita dalla salita al potere di Trump, non potevano ricevere regalo migliore.
L'accusa di terrorismo a Bissonette sembra prosciugare il famoso detto "non tutti gli arabi sono terroristi, ma tutti i terroristi sono arabi". E così questo faccino da pirla, questa espressione di un misto fra un taglialegna dell'Ontario e Justin Bieber, diventa automaticamente il leader di una potente frangia terrorista filotrumpista, forse diretta dallo stesso presidente americano. Perché se è vero che, dizionario alla mano, quello di Bissonette è un atto terroristico (sempre ammesso che sia stato lui a compierlo e che venga riconosciuto colpevole), è altrettanto vero che la vicenda non sposta di una virgola il problema reale, che è quello dell'invasione islamica nei confronti del mondo occidentale, con tutti i problemi che ne conseguono e della quale Trump ha perfettamente capito la pericolosità, alla faccia di coloro che strillano negli aeroporti (ma dov'erano quando si è trattato di votare? in nome di quale libertà o democrazia pretendono di parlare?).
L'operazione anti-Trump prosegue quindi in maniera spedita, sempre più veloce, con le immagini e i fatti arrivati al momento giusto, quasi cotti a puntino. Guarda caso, proprio in questi giorni qualche 'suffragetta' canadese aveva perfino proposto (e a questo punto si attende pure l'approvazione generale) una insensata e liberticida legge contro l'islamofobia. Sulle televisioni europee (ma anche sulla maggior parte dei media americani) compare incessante la martellante campagna scatenata dal mondo dell'informazione occidentale, tesa allo spodestamento del potere di Trump, immagini, montaggi e sequenze che scatenerebbero l'entusiasmo di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda del Reich di Adolf Hitler.
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sabato 23 luglio 2016
Pegida Canada, intervista: "No al razzismo, sì a Brexit e Le Pen, Islam pericoloso"
| Immagine inviata da Pegida Canada |
L'esistenza di una branca canadese di Pegida ha fatto scalpore, non fosse che la nazione retta da Justin Trudeau passi per essere una di quelle dove il cosiddetto multiculturalismo ha raggiunto importanti successi.
Tacciati di legami con l'estrema destra, i rappresentanti di Pegida non ci stanno, e mi è parso interessante andare a sentire la loro opinione in un momento dove il confronto fra cultura occidentale e islamica è giunto a uno scontro forte e sanguinoso, come testimoniato dai recenti fatti di Nizza e Monaco di Baviera.
Lascerò il testo in inglese, così coe mi è giusto tramite posta elettronica, in modo da non perderne alcuni significati e consentire anche al pubblico canadese di leggerlo senza problemi.
In breve, riassumendo in italiano quanto mi è stato risposto da Jenny Hill, director di Pegida Canada, si rifiuta ogni contatto con l'estrema destra, si ribadisce che, troppo spesso, in Canada, nei confronti dell'Islam viene concesso un trattamento preferenziale rispetto alle altre religioni. Per quanto riguarda i rapporti con l'Europa, si plaude alla Brexit e al risveglio nazionalistico di alcuni Paesi, come nel caso della Francia di Marine Le Pen, mentre si sa poco o nulla della Lega Nord di Matteo Salvini. In definitiva, conclude la Hill, l'Islam in Canada diventa sempre più pericoloso anche perché i figli degli immigrati musulmani dimostrando una maggiore ortodossia religiosa rispetto ai propri genitori.
1) Why a movement like Pegida is born even in Canada, a country in which world consider the integration between different cultures perfect?
"Pegida was started in Canada because as a land of immigrants, we see the value of a true democracy which we want to preserve. Pegida Canada was established in January 2015, 3 months after Pegida Germany began. This was before the whole migrant issue surfaced, so our concern, as was Germany's, was the preservation of our Judeo/Christian democratic heritage. We have had issues with Jihadi in Canada, and Islam has been a hot topic in our government for several years. It was a large election issue in 2015. Canada is a very diverse country, and integration generally works well, however, more and more, the Islamic community is pushing their will on the rest of society and the government. One example is the citizenship swearing ceremony in Ottawa. The law was that a persons face must be uncovered, regardless of ethnic background. This law was changed, because a Muslim woman fought this law. This is preferential treatment. This is not integration".
2) Original Pegida inspires itself to the support an immigration model like Switzerland, Australia, Canada or South Africa. In this case it seems they think Canada could be a good model. Are they wrong?
"We think Canada's immigration policy was one to be admired, however, with our new liberal government and the migrant crisis, many of our immigration policies have gone by the wayside. In theory, Canada's immigration policy is sound".
3) Canadian medias says in Your organization there are people from extreme right parties and organizations. Is it true? Do You feel Yourself, like a single person, having an identity from the right? Is possible to identificate Pegida, and Pegida Canada, with a political party?
"The people that are involved in Pegida Canada, I would consider center right, not far right. We are accused of being fascist, Nazis and racist. This is simply not true. We have supporters from all ethnic groups and races. Our aim is protecting our democracy, not lording it over others. Having said that, we do have people that are attracted to Pegida that are racist and bigoted. When we see this, they are blocked from the page. We are not a white supremacist group. At the moment, we feel that none of our mainstream political parties are ideal. Progressive Conservatives come the closest, but they bend to political correctness as well. There are several smaller independent parties that we feel we could work with. Political aspirations are something that we are looking into".
4) How many people follow really Your movement in Canada? From the pics taken seem that to Your meetings doesn't attend so many people...
"Our page has almost 16,000 followers, this is comprised not only of Canadians, but also Europeans, and people from all over the world. Our demos are small because we do not make them public. Our aim at this point is to get our name and mandate out there and educate people. We do communicate with the government as well via letters albeit one sided. We get very few replies from them. We had a public rally in September of 2015, sparsely attended, perhaps 35 people, and we were attacked by antifa, who had perhaps 80 people. The police allowed antifa to get within 2 meters of our rally, and they became violent, so the police made us shut down. So, until we have more support, we continue to have small demos with people we trust".
5) Which is, in Canada, the Province where You, as Pegida, feel stronger, that's to say, You thing to have more followers? Quebec, Ontario, others?
"Pegida Canada has the most followers in Ontario, followed by Quebec and Alberta".
6) Which is the origin of the people partecipating to Your meetings? Are there italians (or italo-canadians) too?
"We have all ethnic groups represented in our group, which is natural, since we are an immigrant country, but we also have many first nation (native american) supporters. Many are first generation immigrants who come from oppressive regimes, and that is why they are so passionate in keeping our freedoms here. We have many former Muslim supporters, those who have been oppressed by Islam, many Pakistani/Indian supporters, Jewish supporters, they come from all ethnic groups including Italy, yes. At one of our demos, we were approached by an Italian immigrant, thanking us for our work, and urging us to keep fighting".
7) Do You have any connections with italian Lega Nord? Have You had in the past? Do You think You'll have in the future? Have You heard about Matteo Salvini, Lega Nord's leader, what do You think of him?
"We do not have connections with Lega Nord, not something I am familiar with but will look into".
8) French Marine Le Pen, austrian Norbert Hofer, it seems Europe is awakening in a new dimension in which the Right is stronger than ever. Are You satisfied about this? Do You have connections with them?
"We have no connections with Le Pen nor Hofer, but we certainly are happy that there is a new awakening happening, and agree with many of their policies. There are organizations that are far right, I don't consider Pegida far right. We don't agree with the militant stance of some groups, we feel that change should come about by citizens petitioning their government for change and protection. We believe this is Pegida's strength, particularly in Europe".
9) What do You feel about Brexit? As a movement I mean.
"The Brexit movement was necessary. The EU has far too much power without caring about the citizens of Europe. As you can see, other countries want to follow Britain's example, and this is well justified. The predictors of doom because of Britain's departure have been proven wrong so far. Each country should be in charge of themselves, not under the dictates of an elitist organization".
10) Last question: How do You and Pegida Canada consider Islam? It's possible to share the same place in living with Muslims, or this religion must be fought in absolute? And how must be fought? Do You think that only radicalized Islam is dangerous, or just Islam in all its variations?
"Islam is dangerous because of it's full life philosophy. It encompasses every part of a Muslims life, and considers itself superior to all other faiths. Not only that, it's mandate is to have a world caliphate. We have organizations in Canada that are allowed to preach this (world caliphate) with no governmental interference. Islam is radical in nature, the Quran being the radical teacher. We think that Islam is not compatible with democracy in it's present form, and a really good example is what we are witnessing in Turkey right now. In order for Islam to co exist with democracy, it needs a reformation, and this is almost impossible according to the Quran. Understand that it is not Muslims we battle, though they are involved naturally, it is the doctrine we fight. We want protection from sharia law, sharia court systems, from hate preaching Imams and mosques, from jihadi, we don't want our laws changed to accommodate Islam. A recent poll in Canada has shown that the majority of young Muslims are more orthodox than their parents. More and more are wearing the hijab and follow traditional Islamic teachings. We want protection from our government, and it is an uphill battle, because our current liberal government is Islam sympathetic. So in brief, we think that western countries need protection from Islam. Period".
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venerdì 15 luglio 2016
Strage di Nizza, Pegida Canada critica la CBC
Dopo la strage di Nizza, compiuta da un terrorista islamico, anche Pegida Canada prende posizione.
La sezione nordamericana della Patriotic Europeans Against the Islamisation of the West ha subito fatto sentire la propria condanna attraverso la rete.
Sul profilo Facebook dell'associazione, però, non si parla tanto del massacro, quanto del servizio informativo fornito dall'ente televisivo di Stato, la CBC. Che, come la stragrande maggioranza, se non la totalità, delle televisioni mondiali, ha attentamente evitato di menzionare l'aggettivo 'islamico'.
Una breve frase di commento, ironica: "'Un truck (camion) attacca un evento pieno di famiglie'... Ma cos'era? Un Decepticon (una delle fazioni dei Transformers, personaggi autorobotici immaginari legati alla saga cinematografica, ndr)? I Liberali non riescono nemmeno a pronunciare la parola 'terrorismo islamico'".
La sezione nordamericana della Patriotic Europeans Against the Islamisation of the West ha subito fatto sentire la propria condanna attraverso la rete.
Sul profilo Facebook dell'associazione, però, non si parla tanto del massacro, quanto del servizio informativo fornito dall'ente televisivo di Stato, la CBC. Che, come la stragrande maggioranza, se non la totalità, delle televisioni mondiali, ha attentamente evitato di menzionare l'aggettivo 'islamico'.
Una breve frase di commento, ironica: "'Un truck (camion) attacca un evento pieno di famiglie'... Ma cos'era? Un Decepticon (una delle fazioni dei Transformers, personaggi autorobotici immaginari legati alla saga cinematografica, ndr)? I Liberali non riescono nemmeno a pronunciare la parola 'terrorismo islamico'".
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Strage di Nizza, in Canada nel 2014 auto su centro commerciale
La scelta di lanciare un automezzo sulla folla è già stata utilizzata dai terroristi islamici. Anche in Canada, è successo, il 20 ottobre 2014 a Saint-Jean-sur-Richelieu, cittadina del Quebec non distante da Montréal.
L'autore era anche in questo caso un cosiddetto 'lone wolf': si trattava di un canadese convertito, Martin Couture-Rouleau, rimasto ucciso nell'attentato.
Nell'occasione Rouleau aveva attaccato due militari a riposo nel parcheggio di un centro commerciale, uccidendone uno, Patrice Vincent, di 53 anni.
Durante l'assalto l'auto si era ribaltata. Rouleau ne era uscito brandendo un coltello e minacciando una poliziotta, prima di venire freddato da sette colpi di arma da fuoco sparati dalle forze dell'ordine.
L'autore era anche in questo caso un cosiddetto 'lone wolf': si trattava di un canadese convertito, Martin Couture-Rouleau, rimasto ucciso nell'attentato.
Nell'occasione Rouleau aveva attaccato due militari a riposo nel parcheggio di un centro commerciale, uccidendone uno, Patrice Vincent, di 53 anni.
Durante l'assalto l'auto si era ribaltata. Rouleau ne era uscito brandendo un coltello e minacciando una poliziotta, prima di venire freddato da sette colpi di arma da fuoco sparati dalle forze dell'ordine.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Strage di Nizza, le condoglianze ipocrite di Trudeau
Justin Trudeau, primo ministro del Canada, ha espresso attraverso Twitter il proprio dolore e la propria solidarietà per le 80 vittime accertate dell'attentato terroristico di Nizza, in Francia.
"I canadesi sono sconvolti dall'attacco di questa notte a Nizza - si legge nel 'tweet' - Il nostro cordoglio va alle vittime e la nostra solidarietà al popolo francese".
Si tratta, va detto, di quello stesso Trudeau che, pochi giorno dopo la propria elezione, nell'autunno dell'anno scorso, decise di ritirare i propri aerei dalla coalizione internazionale anti-Daesh (ISIS) che opera in Siria e in Irak.
Una scelta grave, simbolo di un governo che, sotto la definizione di 'progressista', nasconde quei sintomi di resa nei confronti dell'islamismo radicale. Un clamoroso passo indietro che ha portato l'impegno canadese in Medio Oriente da 6 caccia F-18, 2 aerei di sorveglianza Aurora, un velivolo per il rifornimento in volo, 2 aerei per il trasporto delle truppe e 600 uomini impegnati nella logistica nelle basi aeree del Kuwait, a un gruppo di uomini limitato a svolgere compiti umanitari e di addestramento delle milizie locali.
Se oggi Isis e Al Qaeda sono ancora forti e possono rappresentare un punto di riferimento per l'Europa, in buona parte lo si deve anche all'ignavia di politici come Trudeau, la cui forza continua a propagarsi attraverso insipidi sorrisi e demagogia 'buonista' venduta attraverso media compiacenti.
"I canadesi sono sconvolti dall'attacco di questa notte a Nizza - si legge nel 'tweet' - Il nostro cordoglio va alle vittime e la nostra solidarietà al popolo francese".
Si tratta, va detto, di quello stesso Trudeau che, pochi giorno dopo la propria elezione, nell'autunno dell'anno scorso, decise di ritirare i propri aerei dalla coalizione internazionale anti-Daesh (ISIS) che opera in Siria e in Irak.
Una scelta grave, simbolo di un governo che, sotto la definizione di 'progressista', nasconde quei sintomi di resa nei confronti dell'islamismo radicale. Un clamoroso passo indietro che ha portato l'impegno canadese in Medio Oriente da 6 caccia F-18, 2 aerei di sorveglianza Aurora, un velivolo per il rifornimento in volo, 2 aerei per il trasporto delle truppe e 600 uomini impegnati nella logistica nelle basi aeree del Kuwait, a un gruppo di uomini limitato a svolgere compiti umanitari e di addestramento delle milizie locali.
Se oggi Isis e Al Qaeda sono ancora forti e possono rappresentare un punto di riferimento per l'Europa, in buona parte lo si deve anche all'ignavia di politici come Trudeau, la cui forza continua a propagarsi attraverso insipidi sorrisi e demagogia 'buonista' venduta attraverso media compiacenti.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
venerdì 20 maggio 2016
Egyptair: sull'aereo caduto anche due canadesi
Sul volo Egyptair inabissatosi nel Mar Egeo a causa probabilmente dell'esplosione di una bomba, ci sarebbero stati anche due cittadini canadesi.
Lo ha reso noto la stessa compagnia egiziana. L'identità di una delle vittime è quella di Marwa Hamdy, originaria di Saskatoon e trasferitasi al Cairo circa dieci anni fa dopo avere sposato un egiziano. Madre di tre figli, Marwa ritornava da Parigi dove aveva visitato la famiglia.
Ancora sconosciuto il nome del secondo cittadino canadese, che potrebbe detenere un doppio passaporto, canadese ed egiziano.
Lo ha reso noto la stessa compagnia egiziana. L'identità di una delle vittime è quella di Marwa Hamdy, originaria di Saskatoon e trasferitasi al Cairo circa dieci anni fa dopo avere sposato un egiziano. Madre di tre figli, Marwa ritornava da Parigi dove aveva visitato la famiglia.
Ancora sconosciuto il nome del secondo cittadino canadese, che potrebbe detenere un doppio passaporto, canadese ed egiziano.
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giovedì 7 aprile 2016
Il Canada e la demagogia dell'accoglienza
Accoglienza ai migranti di guerra, il Canada gonfia il petto, ma di demagogia ce n'è tanta. Troppa.
Additato dal mondo come 'patria dei rifugiati' e vero mondo libero, con tanto di hashtag #WelcometoCanada e #WelcomeRefugees, in realtà il 'Paese a Nord del Confine' ha finora accolto 26mila cosiddetti 'rifugiati' negli ultimi mesi, attraverso però tutta una serie di filtri, che sono poi quelle regole tanto richieste dal centrodestra, con Lega Nord e Front National in testa, subiti ovviamente bollati come feroci razzisti e fascisti. Se però le stesse regole vengono poste da Justin Trudeau, neo primo ministro liberale canadese con simpatie sinistrorse, ecco che la terra americana diventa il miraggio delle libertà.
John McCallum, ministro canadese per l'Immigrazione, per i rifugiati e della Cittadinanza, sottolinea: "Il nostro governo si impegna a garantire che il Canada non abbia due livelli di cittadinanza. Un cittadino canadese resta cittadino canadese e coloro che commettono crimini in Canada si troveranno ad affrontare il sistema di giustizia canadese. Il nostro governo continuerà a prendere tutti i provvedimenti necessari per contrastare le minacce terroristiche al Canada, ai suoi cittadini e al mondo intero".
Insomma, il Canada le regole le ha, le pone e le applica, come primo e più potente filtro da porre all'ingresso nei confronti dell'orda disordinata e pericolosa che preme invece sui confini europei. Già l'anno scorso, infatti, l'ambasciata canadese a Beirut aveva fatto sapere che la precedenza nella 'selezione' sarebbe stata data ai siriani di comprovata appartenenza, ai soggetti giudicati più deboli, in particolare ai membri di famiglie sostenute da madri 'single' e persone malate.
Anche perché, va detto, il Canada non ha bisogno di erigere muri, come invece sono state costrette a fare, via via, Ungheria, Polonia, Austria e tutte le nazioni europee dotate di senso reale delle cose: il governo di Ottawa il suo personalissimo muro già ce l'ha, costituito dagli attentissimi filtri di aeroporti come il Lester Pearson Airport di Toronto.
Additato dal mondo come 'patria dei rifugiati' e vero mondo libero, con tanto di hashtag #WelcometoCanada e #WelcomeRefugees, in realtà il 'Paese a Nord del Confine' ha finora accolto 26mila cosiddetti 'rifugiati' negli ultimi mesi, attraverso però tutta una serie di filtri, che sono poi quelle regole tanto richieste dal centrodestra, con Lega Nord e Front National in testa, subiti ovviamente bollati come feroci razzisti e fascisti. Se però le stesse regole vengono poste da Justin Trudeau, neo primo ministro liberale canadese con simpatie sinistrorse, ecco che la terra americana diventa il miraggio delle libertà.
John McCallum, ministro canadese per l'Immigrazione, per i rifugiati e della Cittadinanza, sottolinea: "Il nostro governo si impegna a garantire che il Canada non abbia due livelli di cittadinanza. Un cittadino canadese resta cittadino canadese e coloro che commettono crimini in Canada si troveranno ad affrontare il sistema di giustizia canadese. Il nostro governo continuerà a prendere tutti i provvedimenti necessari per contrastare le minacce terroristiche al Canada, ai suoi cittadini e al mondo intero".
Insomma, il Canada le regole le ha, le pone e le applica, come primo e più potente filtro da porre all'ingresso nei confronti dell'orda disordinata e pericolosa che preme invece sui confini europei. Già l'anno scorso, infatti, l'ambasciata canadese a Beirut aveva fatto sapere che la precedenza nella 'selezione' sarebbe stata data ai siriani di comprovata appartenenza, ai soggetti giudicati più deboli, in particolare ai membri di famiglie sostenute da madri 'single' e persone malate.
Anche perché, va detto, il Canada non ha bisogno di erigere muri, come invece sono state costrette a fare, via via, Ungheria, Polonia, Austria e tutte le nazioni europee dotate di senso reale delle cose: il governo di Ottawa il suo personalissimo muro già ce l'ha, costituito dagli attentissimi filtri di aeroporti come il Lester Pearson Airport di Toronto.
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domenica 17 gennaio 2016
Terrorismo islamico, sei canadesi morti in Burkina Faso
Ci sono anche sei canadesi fra i 29 morti dell'attacco jihadista che, in Burkina Faso, a a Ouagadougou, venerdì sera ha visto un commando armato composto da quattro persone tenere in ostaggio oltre cento civili presso l'Hotel Splendor. Lo ha reso noto lo stesso primo ministro nordamericano Justin Trudeau.
Un portavoce del ministro delle Relazioni internazionali del Quebec, Christine St.Pierre ha confermato che tutte e sei le vittime provenivano dalla provincia francofona.
Trudeau ha esteso a tutti i familiari, amici e colleghi delle vittime le proprie, ovvie, condoglianze, "rattristati da questi atti di violenza senza senso".
Un portavoce del ministro delle Relazioni internazionali del Quebec, Christine St.Pierre ha confermato che tutte e sei le vittime provenivano dalla provincia francofona.
Trudeau ha esteso a tutti i familiari, amici e colleghi delle vittime le proprie, ovvie, condoglianze, "rattristati da questi atti di violenza senza senso".
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
domenica 13 dicembre 2015
#WelcomeToCanada, trionfa l'hashtag dell'accoglienza
"Welcome to Canada", con tanto di hashtag, che trasforma il tutto in un accogliente #WelcomeToCanada. E' questo il refrain con cui politica, giornale e gran parte del pubblico liberale canadese ha deciso di accogliere il primo 'sbarco' di profughi siriani che il governo di Ottawa ha deciso di ospitare in patria.
Avanposto dei 25mila che arriveranno nel Paese'a nord del confine' entro il mese di febbraio.
Perfino il Toronto Star, autorevole giornale della metropoli dell'Ontario, ha deciso di aprire con questo titolo il proprio numero dell'edizione di ieri, con tanto di traduzione in arabo immediatamente sotto, mentre Ikea Canada ha addirittura deciso di offrire 180mila dollari caandesi di prodotti ai nuovi arrivati.
Su Twitter l'hashtag in questione ha superato nel frattempo quota 88mila 'fischiettii'.
Sulla prima pagina del quotidiano campeggia la foto di un bimbo che sventola la bandiera nazionale: "Oggi arrivano i primi 150 rifugiati - si legge, e si ribadisce -. Da parte nostra e dei canadesi vi diciamo: 'Benvenuti in Canada'".
Anche il web si è popolato di questo hashtag, utilizzato (da chi lo 'brandisce') che il Canada sia una vera terra di libertà e di trionfo dei diritti per tutti i poppoli del mondo.
Avanposto dei 25mila che arriveranno nel Paese'a nord del confine' entro il mese di febbraio.
Perfino il Toronto Star, autorevole giornale della metropoli dell'Ontario, ha deciso di aprire con questo titolo il proprio numero dell'edizione di ieri, con tanto di traduzione in arabo immediatamente sotto, mentre Ikea Canada ha addirittura deciso di offrire 180mila dollari caandesi di prodotti ai nuovi arrivati.
Su Twitter l'hashtag in questione ha superato nel frattempo quota 88mila 'fischiettii'.
Sulla prima pagina del quotidiano campeggia la foto di un bimbo che sventola la bandiera nazionale: "Oggi arrivano i primi 150 rifugiati - si legge, e si ribadisce -. Da parte nostra e dei canadesi vi diciamo: 'Benvenuti in Canada'".
Anche il web si è popolato di questo hashtag, utilizzato (da chi lo 'brandisce') che il Canada sia una vera terra di libertà e di trionfo dei diritti per tutti i poppoli del mondo.
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venerdì 11 dicembre 2015
Migranti in Canada: Trudeau accoglie i primi siriani
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| Justin Trudeau accoglie i primi profughi siriani |
Mentre l'Europa e anche gli stessi Stati Uniti si pongono il problema di un maggior controllo verso l'ingresso e la proliferazione del 'germe' islamico all'interno dei propri confini, Trudeau, che della demagogia dell'accoglienza a tutti i costi ha fatto una bandiera per ottenere l'elezione al posto del moderato Stephen Harper, ha addirittura garantito che entro la fine del mese di febbraio 2016 saranno ben 25mila i seguaci di Allah che verranno ospitati all'interno dei confini canadesi.
In realtà i profughi in arrivo in terra canadese, oltre che dalla Siria, provengono anche da Libano, Giordania e Turchia.
L'ambasciata canadese a Beirut aveva già fatto sapere che la precedenza nella 'selezione' verrà data ai soggetti giudicati più deboli, in particolare ai membri di famiglie sostenute da madri 'single' e persone malate.
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mercoledì 25 novembre 2015
Niqab sulla faccia delle donne, il Canada di Trudeau si arrende
![]() |
| In Canada ora una donna potrà presentarsi così a una cerimonia ufficiale |
Dopo il ritiro dei bombardieri dal fronte mediorientale, Trudeau ha annunciato che verrà abbandonato il progetto di vietare il niqab alle cerimonie di giuramento per la cittadinanza.
Meglio spiegare subito e bene cosa sia il niqab: tratto da Wikipedia, il niqāb è un velo presente nella tradizione araba preislamica e in quella islamica, che copre l'intero (intero, sia ben chiaro, ndr) corpo della donna, compreso il volto, lasciando scoperti solo (solo, ndr) gli occhi.
Questo, secondo l''illuminato' Trudeau, per evitare il 'rischio' di islamofobia nel Paese. Citando la diversità e l'ormai trito e ritrito concetto di 'multiculturalismo', è stato il ministro della Giustizia, Jody Wilson-Raybould, ad annunciare la decisione.
Nel precedente governo conservatore di Stephen Harper, era infatti vietato indossare il velo che copriva il volto a tutte le cerimonie per il giuramento della cittadinanza.
E così, in un colpo solo, Trudeau, proprio nei pressi della giornata contro la violenza sulle donne, cede di fatto il passo a una regola che di fatto violenta lo è, oltre a creare un altro precedente e un segnale di debolezza in un momento in cui l'attenzione nei confronti dell'Islam dovrebbe invece essere elevatissima.
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mercoledì 7 ottobre 2015
Mohamed Fahmi, dopo la grazia il ritorno in Canada
Mohamed Fahmy ha lasciato l'Egitto diretto verso
il Canada.
Il giornalista egiziano-canadese di Al-Jazeera è stato graziato recentemente dal presidente al Sisi dopo essere stato condannato a tre anni di prigione con l'accusa di avere pubblicato false notizie a sostegno dei Fratelli Musulmani nel 2013.
"L'ambasciatore canadese mi ha scortato al cancello d'imbarco dell'aeroporto de Il Cairo - ha twittato il reporter -. Questa è la gloriosa fine della nostra battaglia per la libertà".
Un funzionario della sicurezza dello scalo internazionale della capitale egiziana ha poi confermato al sito Al Ahram che Fahmi si è imbarcato in un volo diretto a Londra. (cit.: ANSA)
Il giornalista egiziano-canadese di Al-Jazeera è stato graziato recentemente dal presidente al Sisi dopo essere stato condannato a tre anni di prigione con l'accusa di avere pubblicato false notizie a sostegno dei Fratelli Musulmani nel 2013.
"L'ambasciatore canadese mi ha scortato al cancello d'imbarco dell'aeroporto de Il Cairo - ha twittato il reporter -. Questa è la gloriosa fine della nostra battaglia per la libertà".
Un funzionario della sicurezza dello scalo internazionale della capitale egiziana ha poi confermato al sito Al Ahram che Fahmi si è imbarcato in un volo diretto a Londra. (cit.: ANSA)
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giovedì 24 settembre 2015
PEGIDA sfila contro l'Islam anche nel democratico Canada
Sabato 19 settembre è stata la giornata di PEGIDA Canada (Patriots of Canada Against the Islamization of the West).
Una manifestazione, svoltasi a Toronto (ma già se ne era svolta una a Montreal), che per molti è stata un insuccesso, ma che comunque rappresenta un segnale importante di come, anche chi viva in un Paese dove i diritti vengono 'regalati' a tutti, si cominci ad avvertire il pericolo rappresentato dalla sempre più ampia presenza di una fetta della popolazione di cultura araba e islamica.
I numeri sono contrastanti, ma i 'patrioti' si sono ritrovati in uno sparuto gruppo presso Queen's Park, ovviamente contestati da un altrettanto sparuto gruppo di cosiddetti 'antirazzisti' (perché chi ritiene l'Islam una religione violenta e pericolosa viene considerato un razzista...), che hanno condannato una serie di cartelli deridenti il 'profeta' Maometto e pertanto considerati 'islamofobici'.
Va detto che, nel gruppo di PEGIDA, erano presenti alcuni noti esponenti neonazisti, il che certo non perora la causa di chi voglia affermare il diritto alla semplice difesa del territorio dall'invasione islamica. Intendo dire che non c'è bisogno di essere nazisti per desiderare un rigido e severo controllo degli ingressi di individui di origine araba o comunque di religione islamica.
Autoghettizzarsi sotto la bandiera della svastica non conviene certo a PEGIDA e agli ideali che questa propugna, visto che ogni cittadino libero e amante della libertà sarebbe pronto a supportarne le iniziative.
A Queen's Park si è così vissuta una giornata di tensione, dove anche la polizia ha fatto la sua parte, minacciando i manifestanti. E alla fine consentendo agli arabi di uscirne come parte lesa. (foto tratte dal profilo Twitter di PEGIDA Canada)
Una manifestazione, svoltasi a Toronto (ma già se ne era svolta una a Montreal), che per molti è stata un insuccesso, ma che comunque rappresenta un segnale importante di come, anche chi viva in un Paese dove i diritti vengono 'regalati' a tutti, si cominci ad avvertire il pericolo rappresentato dalla sempre più ampia presenza di una fetta della popolazione di cultura araba e islamica.
I numeri sono contrastanti, ma i 'patrioti' si sono ritrovati in uno sparuto gruppo presso Queen's Park, ovviamente contestati da un altrettanto sparuto gruppo di cosiddetti 'antirazzisti' (perché chi ritiene l'Islam una religione violenta e pericolosa viene considerato un razzista...), che hanno condannato una serie di cartelli deridenti il 'profeta' Maometto e pertanto considerati 'islamofobici'.
Va detto che, nel gruppo di PEGIDA, erano presenti alcuni noti esponenti neonazisti, il che certo non perora la causa di chi voglia affermare il diritto alla semplice difesa del territorio dall'invasione islamica. Intendo dire che non c'è bisogno di essere nazisti per desiderare un rigido e severo controllo degli ingressi di individui di origine araba o comunque di religione islamica.
Autoghettizzarsi sotto la bandiera della svastica non conviene certo a PEGIDA e agli ideali che questa propugna, visto che ogni cittadino libero e amante della libertà sarebbe pronto a supportarne le iniziative.
A Queen's Park si è così vissuta una giornata di tensione, dove anche la polizia ha fatto la sua parte, minacciando i manifestanti. E alla fine consentendo agli arabi di uscirne come parte lesa. (foto tratte dal profilo Twitter di PEGIDA Canada)
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
giovedì 3 settembre 2015
Maometto spopola al Festival di Montreal
Prendiamolo come un dato positivo, 'cum grano salis' ovviamente: il film sulla vita di Maometto proiettato al festival di Montreal (FFM, Festival des Films du Monde de Montréal) ha avuto un successo clamoroso, con tanto di due proiezioni supplementari. Prima mondiale e quasi 60 mila dollari incassati nelle sale iraniane in un sola giornata.
Questi i numeri di "Muhammad", kolossal di Majid Majidi (qualcuno parla di 55 milioni di dollari), il primo di una trilogia sulla vita del Profeta cui ha lavorato, un'equipe internazionale in cui figurava anche il tre volte premio Oscar, Vittorio Storaro.
Parte del successo è dovuta alla messa al bando e alle feroci critiche piovute inevitabilmente dai sunniti, in particolare da parte del centro teologico di Al Azhar del Cairo e dal Gran Mufti saudita. Polemiche sollevate soprattutto, si badi bene, non per una critica nei confronti di Maometto, ma perché ne 'raffigurerebbe' la persona. Giusto per fare capire di che genere di film si tratta, per rispettare le tradizione, in realtà di Maometto non viene mai mostrato il volto, sostituito da una forte fonte di luce, e la sua figura viene rappresentata come quella di un messaggero di clemenza e di pace. Demagogia spicciola insomma, per altro foraggiata dallo Stato degli Ayatollah.
Quindi, se pure folle è la condanna sunnita, sarebbe bene che la solita stupidità europea non facesse cadere i potenziali spettatori nel 'giochino' islamico di puro stampo propagandistico. Di questi tempi ci mancherebbe solo lo slogan 'Maometto è bello'.
Questi i numeri di "Muhammad", kolossal di Majid Majidi (qualcuno parla di 55 milioni di dollari), il primo di una trilogia sulla vita del Profeta cui ha lavorato, un'equipe internazionale in cui figurava anche il tre volte premio Oscar, Vittorio Storaro.
Parte del successo è dovuta alla messa al bando e alle feroci critiche piovute inevitabilmente dai sunniti, in particolare da parte del centro teologico di Al Azhar del Cairo e dal Gran Mufti saudita. Polemiche sollevate soprattutto, si badi bene, non per una critica nei confronti di Maometto, ma perché ne 'raffigurerebbe' la persona. Giusto per fare capire di che genere di film si tratta, per rispettare le tradizione, in realtà di Maometto non viene mai mostrato il volto, sostituito da una forte fonte di luce, e la sua figura viene rappresentata come quella di un messaggero di clemenza e di pace. Demagogia spicciola insomma, per altro foraggiata dallo Stato degli Ayatollah.
Quindi, se pure folle è la condanna sunnita, sarebbe bene che la solita stupidità europea non facesse cadere i potenziali spettatori nel 'giochino' islamico di puro stampo propagandistico. Di questi tempi ci mancherebbe solo lo slogan 'Maometto è bello'.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
sabato 18 luglio 2015
Festa musulmana, non senza crescenti interrogativi
La religione islamica 'a Nord del Confine' è professata da appena il 2% della popolazione.
In un Paese tollerante come quello canadese in questi tempi di scontro non sono però mancate le problematiche, sia legate al problema del crescente terrorismo islamico all'interno dei confini nazionali, ma anche relative ai 'foreign fighters' nordamericani di origine araba partiti per combattere a fianco dell'Isis.
Resta infine il problema anche della semplice convivenza con una realtà religiosa e mentale fatta spesso di violenze e regole che ma si concigliano con le leggi di una democrazia occidentale.
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