Due squadre canadesi impegnate nella notte NHL, ma solo una vincente, i Calgary Flames, che si impongono all'overtime per 4-3 in casa dei New YJersey Devils, grazie alle reti di Backlund, Monahan, Stajan e Versteeg. Una vittoria fondamentale per restare all'interno delle wild-card che portano ai playoff, sebbene i St.Louis Blues, che inseguono con due punti di distacco, abbiano tre gare da recuperare.
Sconfitta di misura invece per gli Edmonton Oilers che, malgrado la 18.a rete di Connor McDavid, sono stati sconfitti per 2-1 in casa dei Carolina Hurricanes.
sabato 4 febbraio 2017
NHL: Calgary Flames, overtime vincente contro i New Jersey Devils
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Hector Marinaro, addio alla bandiera del calcio di Toronto
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| Hector Marinaro, a sinistra nella foto |
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Si strozza con il pop-corn, uomo denuncia cinema
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| (foto di Loic Venance / AFP / Getty Images) |
Nella denuncia si sottolinea come Veenhof, durante le convulsioni di cui era stato vittima, abbia riportato serie contusioni e ferite, fra cui anche lesioni cerebrali che gli hanno procurato perdita dell'udito e disfunzioni cognitive.
La dirigenza del Cineplex, oltre ad affermare che, al contrario di quanto afferma Veenhof, un primo intervento venne prestato nei suoi riguardi, sottolinea come, in parte, il collasso di cui fu vittima l'uomo fu dovuto all'assenzione di marijuana.
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
venerdì 3 febbraio 2017
Mike Yeo, esordio con vittoria come coach di St.Louis
Esordio con vittoria, nella notte NHL, per Mike Yeo, 43.enne nuovo allenatore dei St. Louis Blues, grazie al successo per 5-1 ottenuto contro i Toronto Maple Leafs.
Yeo, nativo di Scarborough (Ontario), fino all'anno scorso era capo-allenatore dei Minnesota Wild, che ha diretto per cinque stagioni per un totale di 349 partite con tre partecipazioni ai playoff.
Il nuovo coach ha preso il posto di un altro tecnico canadese, Ken Hitchkock, 65.enne originario di Edmonton, con una lunghissima militanza in NHL, e addirittura al quarto posto assoluto nella classifica di tutti i tempi per quanto riguarda le vittorie in regular-season, con 781 partite vinte.
Yeo, nativo di Scarborough (Ontario), fino all'anno scorso era capo-allenatore dei Minnesota Wild, che ha diretto per cinque stagioni per un totale di 349 partite con tre partecipazioni ai playoff.
Il nuovo coach ha preso il posto di un altro tecnico canadese, Ken Hitchkock, 65.enne originario di Edmonton, con una lunghissima militanza in NHL, e addirittura al quarto posto assoluto nella classifica di tutti i tempi per quanto riguarda le vittorie in regular-season, con 781 partite vinte.
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Salvatore Sciarrino al 2017 New Music Festival di Toronto
Il 2017 New Music Festival, di scena a Toronto, è centrato attorno al lavoro del compositore italiano Salvatore
Sciarrino e presenta diversi artisti italiani, incluso il violinista Emmanuele Baldini,e i
pianisti Roberto Turrin e Erika Crinò. Il festival è il risultato di una collaborazione musicale
con il Conservatorio G. Tartini.in Italia in corso da tempo.
Nato a Palermo nel 1947, Salvatore Sciarrino ha iniziato a studiare musica a 12 anni con Antonio Titone e Turi Belfiore.
Con un’ampia varietà di musica da camera, vocale, elettroacustica, lirica, danza e musica d’orchestra, in collaborazione con New Music Concerts di Toronto, il festival offre uno sguardo all'interno della ricca cultura Italiana nel campo della musica contemporanea, accanto alla creatività emergente a Toronto e all'Università di Toronto.
Sciarrino ha ottenuto tanti riconoscimenti come l’IGNM e il Taormina (1971), Guido Monaco (1972), Cassadó, IGMN e Dallapiccola (1974), Anno discografico (1979), Psacaropoulos (1983), Abbiati (1983) e Premio Italia (1984). E' stato direttore del Teatro Comunale di Bologna dal 1987 al 1990 e ha insegnato presso i conservatori di Milano, Perugia e Firenze. Il catalogo complete delle sue opere pubblicate da Ricordi nel 1999, consiste in 164 lavori, ai quali bisogna aggiungere libretti d’opera a un numero di scritti, incluso il libro Le Figure della musica, da Beethoven a oggi (1998).
Nato a Palermo nel 1947, Salvatore Sciarrino ha iniziato a studiare musica a 12 anni con Antonio Titone e Turi Belfiore.
Con un’ampia varietà di musica da camera, vocale, elettroacustica, lirica, danza e musica d’orchestra, in collaborazione con New Music Concerts di Toronto, il festival offre uno sguardo all'interno della ricca cultura Italiana nel campo della musica contemporanea, accanto alla creatività emergente a Toronto e all'Università di Toronto.
Sciarrino ha ottenuto tanti riconoscimenti come l’IGNM e il Taormina (1971), Guido Monaco (1972), Cassadó, IGMN e Dallapiccola (1974), Anno discografico (1979), Psacaropoulos (1983), Abbiati (1983) e Premio Italia (1984). E' stato direttore del Teatro Comunale di Bologna dal 1987 al 1990 e ha insegnato presso i conservatori di Milano, Perugia e Firenze. Il catalogo complete delle sue opere pubblicate da Ricordi nel 1999, consiste in 164 lavori, ai quali bisogna aggiungere libretti d’opera a un numero di scritti, incluso il libro Le Figure della musica, da Beethoven a oggi (1998).
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giovedì 2 febbraio 2017
Atterraggio nell'Artico, 217 persone a 23 gradi sotto zero
I passeggeri di un volo aereo bloccati alla gelida temperatura di 23 gradi sotto zero. E' questo il risultato di un atterraggio di emergenza nel piccolo aeroporto di Iqaluit, in Canada, nell'isola artica di Baffin.
Il volo arrivava dalla Svizzera ed era diretto a Los Angeles, con 217 passeggeri a bordo. Dopo un atterraggio di emergenza per un problema tecnico hanno dovuto attendere 14 ore per il cambio di aeromobile.
Il Boeing 777 della Swiss Air era decollato da Zurigo mercoledì sera, ma durante il tragitto, per un problema che ha causato lo spegnimento automatico del motore sinistro dell'aereo, è stato costretto ad atterrare nella piccola cittadina artica, la cui pista di atterraggio, completamente innevata, è lunga soltanto 2.600 metri ed è generalmente usata per casi di emergenza medica o tecnica sulla rotta polare.
Nella località, che si trova 200 chilometri a sud del Circolo Polare Artico, non c'erano posti letto a sufficienza e per questo, riferisce la televisione svizzera, la compagnia aerea ha dato disposizioni ai 17 membri dell'equipaggio di invitare i passeggeri a trascorrere la notte all'interno dell'aereo, comunque riscaldato, oppure nella sala d'attesa del piccolo terminal dell'aeroporto. Alla fine i passeggeri hanno optato per restare a bordo. La Swiss Air ha inviato un Airbus 330 da New York, su cui i passeggeri sono stati imbarcati dopo 14 ore di attesa, proseguendo così il viaggio per la destinazione finale.
Su Twitter molti di loro si sono lamentati per l'attesa, ma hanno precisato di essere stati nutriti e di stare bene. Altri invece hanno criticato il fatto che il nuovo aereo arrivato in soccorso li abbia portati solo a New York, da dove è stato più facile trovare poi un collegamento con Los Angeles.
Il volo arrivava dalla Svizzera ed era diretto a Los Angeles, con 217 passeggeri a bordo. Dopo un atterraggio di emergenza per un problema tecnico hanno dovuto attendere 14 ore per il cambio di aeromobile.
Il Boeing 777 della Swiss Air era decollato da Zurigo mercoledì sera, ma durante il tragitto, per un problema che ha causato lo spegnimento automatico del motore sinistro dell'aereo, è stato costretto ad atterrare nella piccola cittadina artica, la cui pista di atterraggio, completamente innevata, è lunga soltanto 2.600 metri ed è generalmente usata per casi di emergenza medica o tecnica sulla rotta polare.
Nella località, che si trova 200 chilometri a sud del Circolo Polare Artico, non c'erano posti letto a sufficienza e per questo, riferisce la televisione svizzera, la compagnia aerea ha dato disposizioni ai 17 membri dell'equipaggio di invitare i passeggeri a trascorrere la notte all'interno dell'aereo, comunque riscaldato, oppure nella sala d'attesa del piccolo terminal dell'aeroporto. Alla fine i passeggeri hanno optato per restare a bordo. La Swiss Air ha inviato un Airbus 330 da New York, su cui i passeggeri sono stati imbarcati dopo 14 ore di attesa, proseguendo così il viaggio per la destinazione finale.
Su Twitter molti di loro si sono lamentati per l'attesa, ma hanno precisato di essere stati nutriti e di stare bene. Altri invece hanno criticato il fatto che il nuovo aereo arrivato in soccorso li abbia portati solo a New York, da dove è stato più facile trovare poi un collegamento con Los Angeles.
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Strage Quebec City: Canada, la terra felice scopre l'odio razziale
Viene riprodotto di seguito l'articolo di Francesca Pierantozzi per "Il Messaggero", scritto in questi giorni come commento alla strage di Quebec City.
Modello in crisi
Canada, lo choc della terra felice che scopre l’odio razziale
Il Canada è incredulo ma qualche crepa sociale era apparsa da tempo. E' stata l'apertura ai rifugiati siriani a scatenare l'ondata antimusulmani
di Francesca Pierantozzi
«Il Canada non è il Paese perfetto e la società canadese non è certo priva di tensioni, ma nessuno, davvero nessuno, poteva aspettarsi un attacco come quello alla moschea di Québec. Siamo scioccati. Oggi è lo stupore e l’incredulità che dominano, non soltanto tra la gente, ma anche tra i politici»: Eric Bédard è nel suo ufficio, all’Università di Montréal. Lo storico e politologo canadese ha scritto decine di libri sul suo Paese, è un un profondo conoscitore della giovanissima costituzione (porta la data del 1982, prima la carta fondamentale era una legge britannica), del suo multiculturalismo quasi genetico, dei dibattiti, anche aspri che provoca, delle nuove tentazioni identitarie, eppure i morti dentro il centro culturale islamico per lui non hanno davvero una spiegazione.
LO STUPORE
Non che non ci sia del marcio in Canada, anche se il primo ministro liberal Justin Trudeau continua a volare altissimo nei sondaggi e a novembre, a un anno dall’insediamento, perfino i detrattori più irriducibili avevano dovuto ammettere che un quarto delle promesse elettorali erano già state mantenute. Quasi un record. Pochi si sono sorpresi quando sabato scorso Trudeau ha risposto al vicino Donald Trump che chiudeva le porte, spalancando quelle di casa sua: «Chi fugge da persecuzioni, terrore e guerra, sappia che il Canada lo accoglierà senza preoccuparsi della sua fede - ha twittato Trudeau - La diversità è la nostra forza #BenvenutiInCanada». Il giorno dopo, il massacro nella Moschea di Sainte-Foy. «Anche se con Trump s’insinua un clima di sospetto e risentimento, fino a oggi nessuno poteva davvero aspettarsi un attacco xenofobo tanto orribile» insiste Bédard. Eppure, dalla cronaca qualche segnale era cominciato ad arrivare. Nell’ultimo anno, mentre il Paese apriva la porta ai rifugiati siriani (35mila da dicembre 2015) si sono moltiplicati episodi anti-musulmani. Nessunmorto, ma il segno di una violenza in aumento: un incendio doloso alla moschea di Montreal, un altro a un centro culturale musulmano a Sept-Iles, minacce di morte telefoniche al responsabile di un’Associazione. Un anno fa una testa di maiale mozzata era stata lasciata davanti alle porte della moschea di Sainte-Foy. Sopra la scritta: “Buon appetito”. Una settimana dopo nel quartiere erano circolati volantini islamofobi, che definivano «un covo di radicali» la moschea e il suo centro culturale, con una biblioteca e una scuola di lingua araba. All’epoca il presidente del centro Mohamed Yangui aveva preferito minimizzare: «Noi andiamo d’accordo con tutti, non abbiamo problemi con nessuno. Siamo qui per dare una bella immagine dei musulmani a tutto il Quebec».
LA MOZIONE
Non ha invece minimizzato il deputato Iqra Khalid, che a dicembre ha presentato una mozione per chiedere una condanna del Governo contro l’Islamofobia e uno studio su come combatterla. Trudeau ha anticipato il voto della mozione (in agenda questa settimana) e ha moltiplicato i segni di apertura, non sempre tra gli applausi. È andato per esempio a vantare la “diversità” canadese in una moschea che vieta il culto promiscuo: uomini separati dalle donne durante la preghiera. Le due ministre che lo accompagnavano sono dovute entrare da una porta secondaria e assistere al discorso del premier da una loggia, cosa che ha provocato non poche proteste. Se Trump sembra esercitare qualche fascino su Kevin O’Leary, in corsa per la segreteria del Partito Conservatore, le idee dell’Americano non hanno grande presa oltre confine. Poca simpatia ispira anche Marine Le Pen: la sua visita, lo scorso marzo, si è svolta nell’indifferenza totale dei politici e del pubblico, e sotto il fuoco della stampa. Ciò non toglie che Alexandre Bissonette, uno dei due attentatori di Québec, abbia spesso avuto belle parole per la presidente del Front National: «Era contento che fosse venuta in Québec - ha raccontato François Deschamps, membro del Comitato di accoglienza ai rifugiati siriani, che lo conosceva come attivista sui social - Parlava d’identità, del rischio di perdere le nostre radici e la nostra cultura con l’arrivo dei rifugiati». La comunità musulmana in Québec ora ha paura. «È una comunità vivace, antica, molto numerosa» spiega Bédard. Una comunità che fa parte dell’identità del Québec. Lo stato ha uno statuto speciale in fatto di immigrazione, e ha diritto a praticare una selezione all’ingresso: priorità è data agli immigrati francofoni, e dunque anche agli arabi del Maghreb.
Modello in crisi
Canada, lo choc della terra felice che scopre l’odio razziale
Il Canada è incredulo ma qualche crepa sociale era apparsa da tempo. E' stata l'apertura ai rifugiati siriani a scatenare l'ondata antimusulmani
di Francesca Pierantozzi
«Il Canada non è il Paese perfetto e la società canadese non è certo priva di tensioni, ma nessuno, davvero nessuno, poteva aspettarsi un attacco come quello alla moschea di Québec. Siamo scioccati. Oggi è lo stupore e l’incredulità che dominano, non soltanto tra la gente, ma anche tra i politici»: Eric Bédard è nel suo ufficio, all’Università di Montréal. Lo storico e politologo canadese ha scritto decine di libri sul suo Paese, è un un profondo conoscitore della giovanissima costituzione (porta la data del 1982, prima la carta fondamentale era una legge britannica), del suo multiculturalismo quasi genetico, dei dibattiti, anche aspri che provoca, delle nuove tentazioni identitarie, eppure i morti dentro il centro culturale islamico per lui non hanno davvero una spiegazione.
LO STUPORE
Non che non ci sia del marcio in Canada, anche se il primo ministro liberal Justin Trudeau continua a volare altissimo nei sondaggi e a novembre, a un anno dall’insediamento, perfino i detrattori più irriducibili avevano dovuto ammettere che un quarto delle promesse elettorali erano già state mantenute. Quasi un record. Pochi si sono sorpresi quando sabato scorso Trudeau ha risposto al vicino Donald Trump che chiudeva le porte, spalancando quelle di casa sua: «Chi fugge da persecuzioni, terrore e guerra, sappia che il Canada lo accoglierà senza preoccuparsi della sua fede - ha twittato Trudeau - La diversità è la nostra forza #BenvenutiInCanada». Il giorno dopo, il massacro nella Moschea di Sainte-Foy. «Anche se con Trump s’insinua un clima di sospetto e risentimento, fino a oggi nessuno poteva davvero aspettarsi un attacco xenofobo tanto orribile» insiste Bédard. Eppure, dalla cronaca qualche segnale era cominciato ad arrivare. Nell’ultimo anno, mentre il Paese apriva la porta ai rifugiati siriani (35mila da dicembre 2015) si sono moltiplicati episodi anti-musulmani. Nessunmorto, ma il segno di una violenza in aumento: un incendio doloso alla moschea di Montreal, un altro a un centro culturale musulmano a Sept-Iles, minacce di morte telefoniche al responsabile di un’Associazione. Un anno fa una testa di maiale mozzata era stata lasciata davanti alle porte della moschea di Sainte-Foy. Sopra la scritta: “Buon appetito”. Una settimana dopo nel quartiere erano circolati volantini islamofobi, che definivano «un covo di radicali» la moschea e il suo centro culturale, con una biblioteca e una scuola di lingua araba. All’epoca il presidente del centro Mohamed Yangui aveva preferito minimizzare: «Noi andiamo d’accordo con tutti, non abbiamo problemi con nessuno. Siamo qui per dare una bella immagine dei musulmani a tutto il Quebec».
LA MOZIONE
Non ha invece minimizzato il deputato Iqra Khalid, che a dicembre ha presentato una mozione per chiedere una condanna del Governo contro l’Islamofobia e uno studio su come combatterla. Trudeau ha anticipato il voto della mozione (in agenda questa settimana) e ha moltiplicato i segni di apertura, non sempre tra gli applausi. È andato per esempio a vantare la “diversità” canadese in una moschea che vieta il culto promiscuo: uomini separati dalle donne durante la preghiera. Le due ministre che lo accompagnavano sono dovute entrare da una porta secondaria e assistere al discorso del premier da una loggia, cosa che ha provocato non poche proteste. Se Trump sembra esercitare qualche fascino su Kevin O’Leary, in corsa per la segreteria del Partito Conservatore, le idee dell’Americano non hanno grande presa oltre confine. Poca simpatia ispira anche Marine Le Pen: la sua visita, lo scorso marzo, si è svolta nell’indifferenza totale dei politici e del pubblico, e sotto il fuoco della stampa. Ciò non toglie che Alexandre Bissonette, uno dei due attentatori di Québec, abbia spesso avuto belle parole per la presidente del Front National: «Era contento che fosse venuta in Québec - ha raccontato François Deschamps, membro del Comitato di accoglienza ai rifugiati siriani, che lo conosceva come attivista sui social - Parlava d’identità, del rischio di perdere le nostre radici e la nostra cultura con l’arrivo dei rifugiati». La comunità musulmana in Québec ora ha paura. «È una comunità vivace, antica, molto numerosa» spiega Bédard. Una comunità che fa parte dell’identità del Québec. Lo stato ha uno statuto speciale in fatto di immigrazione, e ha diritto a praticare una selezione all’ingresso: priorità è data agli immigrati francofoni, e dunque anche agli arabi del Maghreb.
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Cagnolino gettato nella spazzatura perché senza zampe
Una brutta storia ma a lieto fine è quella che si è svolta a Oakville, nell'Ontario, nella quella un dolcissimo cagnolino (un 'pyrenees cross' nella versione inglese), poi ribattezzato Cupido, è stato ritrovato letteralmente nella spazzatura, nella quale era stato gettato perché nato deforme, ovvero privo delle zampe anteriori.
Attorno a lui si è creato una vera e proprio gruppo di supporto, teso dapprima alla sua 'rimessa a nuovo' e poi alla ricerca di un proprietario che lo sappia amare e crescere.
A capo del 'movimento' Joan Znidarec, di Dog Rescuers Inc., che ha aggiunto di come un primo rifugio per animali abbia rifiutato Cupido a causa del suo problema.
Intanto, dal suo arrivo presso un veterinario locale, oltre 30 persone hanno chiamato per adottare lo splendido cagnolino, ma la signora Znidarec ha ribadito che verrà dato solo a chi dimostrerà la consapevolezza di dover provvedere alle necessità di Cupido, fra le quali delle protesi speciali per poter camminare, che comporteranno a loro volta viaggi frequenti dal veterinario, più attenzioni e, ovviamente maggiori coccole.
La foto in alto è tratta dal video pubblicato dal Toronto Sun. Le foto in basso sono di Craig Robertson / Toronto Sun / Postmedia Network
Attorno a lui si è creato una vera e proprio gruppo di supporto, teso dapprima alla sua 'rimessa a nuovo' e poi alla ricerca di un proprietario che lo sappia amare e crescere.
A capo del 'movimento' Joan Znidarec, di Dog Rescuers Inc., che ha aggiunto di come un primo rifugio per animali abbia rifiutato Cupido a causa del suo problema.
Intanto, dal suo arrivo presso un veterinario locale, oltre 30 persone hanno chiamato per adottare lo splendido cagnolino, ma la signora Znidarec ha ribadito che verrà dato solo a chi dimostrerà la consapevolezza di dover provvedere alle necessità di Cupido, fra le quali delle protesi speciali per poter camminare, che comporteranno a loro volta viaggi frequenti dal veterinario, più attenzioni e, ovviamente maggiori coccole.
La foto in alto è tratta dal video pubblicato dal Toronto Sun. Le foto in basso sono di Craig Robertson / Toronto Sun / Postmedia Network
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Joan Znidarec
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Trump: si chiama Kellie Leitch la risposta canadese
E' Kellie Leitch la vera risposta del Canada a Donald Trump. E forse sarà per questo motivo che la 46.enne nativa di Winnipeg, avrà vita dura nel succedere a Stephen Harper come leader del Partito Conservatore canadese.
Attraverso un articolo del Corriere Canadese si era andati alla scoperta di Kevin O'Leary, forse il candidato con maggiori possibilità, anche perché decisamente quello più ricco, di diventare il principale antagonista dell'attuale primo ministro Justin Trudeau. Alcune sue posizioni, però, a cominciare da quella relativa alla legalizzazione della marijuana, non piacciono ai conservatori canadesi. Tanto che la Leitch ha deciso di scrivere una 'lettera aperta' a Pegida Canada sottolineando i diversi nei quali il proprio programma può essere considerato quello più aderente a dei supposti e non meglio identificati 'valori canadesi'.
Una mossa forse non furbissima, visto che la Leitch è stata immediatamente attaccata (ma di questi tempi è fin troppo facile) dalla stampa 'liberal', per essere una sorta di 'ricettacolo' di simpatie fasciste ed estremiste di destra. Nulla di tutto ciò, ovviamente, corrisponde al vero, ma è certo che la Leitch rappresenti una delle pochissime voci che si siano levate, a 'nord del confine', a favore del nuovo presidente americano e contro l'accoglienza indiscriminata dei rifugiati, in particolare di quelli di fede islamica.
Attraverso un articolo del Corriere Canadese si era andati alla scoperta di Kevin O'Leary, forse il candidato con maggiori possibilità, anche perché decisamente quello più ricco, di diventare il principale antagonista dell'attuale primo ministro Justin Trudeau. Alcune sue posizioni, però, a cominciare da quella relativa alla legalizzazione della marijuana, non piacciono ai conservatori canadesi. Tanto che la Leitch ha deciso di scrivere una 'lettera aperta' a Pegida Canada sottolineando i diversi nei quali il proprio programma può essere considerato quello più aderente a dei supposti e non meglio identificati 'valori canadesi'.
Una mossa forse non furbissima, visto che la Leitch è stata immediatamente attaccata (ma di questi tempi è fin troppo facile) dalla stampa 'liberal', per essere una sorta di 'ricettacolo' di simpatie fasciste ed estremiste di destra. Nulla di tutto ciò, ovviamente, corrisponde al vero, ma è certo che la Leitch rappresenti una delle pochissime voci che si siano levate, a 'nord del confine', a favore del nuovo presidente americano e contro l'accoglienza indiscriminata dei rifugiati, in particolare di quelli di fede islamica.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
mercoledì 1 febbraio 2017
Strage Quebec City, chi è Alexandre Bissonnette
Viene riprodotto di seguito per intero l'articolo che Claudio Salvalaggio ha scritto per l'agenzia ANSA e dedicato alla figura di Alexandre Bissonnette, accusato della strage di Quebec City.
Canada: killer moschea 'lupo solitario' nazionalista
Noto su web per sue simpatie estremiste. Scena muta in tribunale
di Claudio Salvalaggio
Un 'lupo solitario' non radicalizzato ma noto per le sue simpatie verso i movimenti nazionalisti e seguace di Donald Trump e Marine Le Pen, come risulta dal suo profilo Facebook. E' il ritratto della banalità del male quello di Alexandre Bissonnette, 27enne studente franco-canadese di scienze politiche alla locale università Laval, arrestato e accusato dell'attacco alla moschea di Quebec City, dove sono sono stati uccisi sei fedeli ed altri cinque sono rimasti gravemente feriti.
Un "atto terroristico contro i musulmani" - come l'ha definito subito il premier canadese Justin Trudeau - che ha suscitato un'ondata internazionale di condanne e di solidarietà, in particolare dal mondo cattolico. E che ha seminato paura tra il milione di musulmani che, come molti altri immigrati e rifugiati, avevano scelto l'ospitale Canada pensando di essere al sicuro da xenofobia e razzismo.
Bissonnette è comparso ieri brevemente in tribunale ma, pur agitandosi molto, non ha detto una parola, neppure di scuse. Era stato lui, dopo la strage, a chiamare il 911 (il numero di emergenza) per dire che voleva consegnarsi collaborando con la polizia. Gli inquirenti sono convinti che abbia agito da solo e che non sia in contatto con gruppi terroristi ma il movente di tanta violenza non è ancora stato accertato. La polizia sta scandagliando la sua vita, anche sui social network, e ascoltando famigliari, amici, compagni di università. Il giovane non era noto alle forze dell'ordine. Ma era ben conosciuto dagli attivisti che monitorano i gruppi estremisti in Quebec, ha spiegato François Deschamps, dirigente di una ong che si occupa di rifugiati. "E' con dolore e rabbia che apprendiamo l'identità del terrorista Alexandre Bissonnette, sfortunatamente noto a molti attivisti in Quebec per le sue posizioni a favore dei nazionalisti, pro Le Pen e anti femministe all'università Laval e sui social media", ha osservato. Su Facebook aveva espresso sostegno anche per 'Generation nationale'', un gruppo ostile al multiculturalismo. Ma la sua simpatia più forte era per Marine Le Pen e il suo Front National, che fa presa sulla comunità francofona del Quebec con i suoi slogan xenofobi, guadagnandosi l'appoggio dei suprematisti bianchi.
Un portavoce del Front National, Alex Frederiksen, ha definito "deplorevole" l'attacco alla moschea ma, ha precisato, "Marine le Pen non deve scusarsi per i commenti che la gente fà sulla propria pagina di Facebook". In effetti Bissonette è solo uno dei tanti giovani calamitati dalla sirena del nazionalismo di marca xenofoba, la stessa che ha spinto alla vittoria Donald Trump in Usa. Per ora non è dato sapere cosa l'abbia indotto a passare dalla dichiarata ostilità per gli immigrati ad un'azione armata. Si sa però che ha imparato ad usare le armi tra i cadetti, nella cui uniforme appare su Fb.
Dopo lo shock per la tragedia, oggi a Quebec City è il tempo della solidarietà. Una messa in ricordo delle vittime dell'attentato si terra' questa sera alle 19.00 nella chiesa Notre-Dame-de-Foy, che si trova proprio di fronte alla moschea. Ieri la diocesi locale aveva promosso una veglia terminata con una marcia di solidarietà alla comunità musulmana, alla quale ha partecipato anche Trudeau: "Trentasei milioni di cuori sono straziati insieme ai vostri", ha detto il premier canadese.
Canada: killer moschea 'lupo solitario' nazionalista
Noto su web per sue simpatie estremiste. Scena muta in tribunale
di Claudio Salvalaggio
Un 'lupo solitario' non radicalizzato ma noto per le sue simpatie verso i movimenti nazionalisti e seguace di Donald Trump e Marine Le Pen, come risulta dal suo profilo Facebook. E' il ritratto della banalità del male quello di Alexandre Bissonnette, 27enne studente franco-canadese di scienze politiche alla locale università Laval, arrestato e accusato dell'attacco alla moschea di Quebec City, dove sono sono stati uccisi sei fedeli ed altri cinque sono rimasti gravemente feriti.
Un "atto terroristico contro i musulmani" - come l'ha definito subito il premier canadese Justin Trudeau - che ha suscitato un'ondata internazionale di condanne e di solidarietà, in particolare dal mondo cattolico. E che ha seminato paura tra il milione di musulmani che, come molti altri immigrati e rifugiati, avevano scelto l'ospitale Canada pensando di essere al sicuro da xenofobia e razzismo.
Bissonnette è comparso ieri brevemente in tribunale ma, pur agitandosi molto, non ha detto una parola, neppure di scuse. Era stato lui, dopo la strage, a chiamare il 911 (il numero di emergenza) per dire che voleva consegnarsi collaborando con la polizia. Gli inquirenti sono convinti che abbia agito da solo e che non sia in contatto con gruppi terroristi ma il movente di tanta violenza non è ancora stato accertato. La polizia sta scandagliando la sua vita, anche sui social network, e ascoltando famigliari, amici, compagni di università. Il giovane non era noto alle forze dell'ordine. Ma era ben conosciuto dagli attivisti che monitorano i gruppi estremisti in Quebec, ha spiegato François Deschamps, dirigente di una ong che si occupa di rifugiati. "E' con dolore e rabbia che apprendiamo l'identità del terrorista Alexandre Bissonnette, sfortunatamente noto a molti attivisti in Quebec per le sue posizioni a favore dei nazionalisti, pro Le Pen e anti femministe all'università Laval e sui social media", ha osservato. Su Facebook aveva espresso sostegno anche per 'Generation nationale'', un gruppo ostile al multiculturalismo. Ma la sua simpatia più forte era per Marine Le Pen e il suo Front National, che fa presa sulla comunità francofona del Quebec con i suoi slogan xenofobi, guadagnandosi l'appoggio dei suprematisti bianchi.
Un portavoce del Front National, Alex Frederiksen, ha definito "deplorevole" l'attacco alla moschea ma, ha precisato, "Marine le Pen non deve scusarsi per i commenti che la gente fà sulla propria pagina di Facebook". In effetti Bissonette è solo uno dei tanti giovani calamitati dalla sirena del nazionalismo di marca xenofoba, la stessa che ha spinto alla vittoria Donald Trump in Usa. Per ora non è dato sapere cosa l'abbia indotto a passare dalla dichiarata ostilità per gli immigrati ad un'azione armata. Si sa però che ha imparato ad usare le armi tra i cadetti, nella cui uniforme appare su Fb.
Dopo lo shock per la tragedia, oggi a Quebec City è il tempo della solidarietà. Una messa in ricordo delle vittime dell'attentato si terra' questa sera alle 19.00 nella chiesa Notre-Dame-de-Foy, che si trova proprio di fronte alla moschea. Ieri la diocesi locale aveva promosso una veglia terminata con una marcia di solidarietà alla comunità musulmana, alla quale ha partecipato anche Trudeau: "Trentasei milioni di cuori sono straziati insieme ai vostri", ha detto il premier canadese.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
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