giovedì 2 febbraio 2017

Strage Quebec City: Canada, la terra felice scopre l'odio razziale

Viene riprodotto di seguito l'articolo di Francesca Pierantozzi per "Il Messaggero", scritto in questi giorni come commento alla strage di Quebec City.

Modello in crisi
Canada, lo choc della terra felice che scopre l’odio razziale
Il Canada è incredulo ma qualche crepa sociale era apparsa da tempo. E' stata l'apertura ai rifugiati siriani a scatenare l'ondata antimusulmani

di Francesca Pierantozzi

«Il Canada non è il Paese perfetto e la società canadese non è certo priva di tensioni, ma nessuno, davvero nessuno, poteva aspettarsi un attacco come quello alla moschea di Québec. Siamo scioccati. Oggi è lo stupore e l’incredulità che dominano, non soltanto tra la gente, ma anche tra i politici»: Eric Bédard è nel suo ufficio, all’Università di Montréal. Lo storico e politologo canadese ha scritto decine di libri sul suo Paese, è un un profondo conoscitore della giovanissima costituzione (porta la data del 1982, prima la carta fondamentale era una legge britannica), del suo multiculturalismo quasi genetico, dei dibattiti, anche aspri che provoca, delle nuove tentazioni identitarie, eppure i morti dentro il centro culturale islamico per lui non hanno davvero una spiegazione.
LO STUPORE
Non che non ci sia del marcio in Canada, anche se il primo ministro liberal Justin Trudeau continua a volare altissimo nei sondaggi e a novembre, a un anno dall’insediamento, perfino i detrattori più irriducibili avevano dovuto ammettere che un quarto delle promesse elettorali erano già state mantenute. Quasi un record. Pochi si sono sorpresi quando sabato scorso Trudeau ha risposto al vicino Donald Trump che chiudeva le porte, spalancando quelle di casa sua: «Chi fugge da persecuzioni, terrore e guerra, sappia che il Canada lo accoglierà senza preoccuparsi della sua fede - ha twittato Trudeau - La diversità è la nostra forza #BenvenutiInCanada». Il giorno dopo, il massacro nella Moschea di Sainte-Foy. «Anche se con Trump s’insinua un clima di sospetto e risentimento, fino a oggi nessuno poteva davvero aspettarsi un attacco xenofobo tanto orribile» insiste Bédard. Eppure, dalla cronaca qualche segnale era cominciato ad arrivare. Nell’ultimo anno, mentre il Paese apriva la porta ai rifugiati siriani (35mila da dicembre 2015) si sono moltiplicati episodi anti-musulmani. Nessunmorto, ma il segno di una violenza in aumento: un incendio doloso alla moschea di Montreal, un altro a un centro culturale musulmano a Sept-Iles, minacce di morte telefoniche al responsabile di un’Associazione. Un anno fa una testa di maiale mozzata era stata lasciata davanti alle porte della moschea di Sainte-Foy. Sopra la scritta: “Buon appetito”. Una settimana dopo nel quartiere erano circolati volantini islamofobi, che definivano «un covo di radicali» la moschea e il suo centro culturale, con una biblioteca e una scuola di lingua araba. All’epoca il presidente del centro Mohamed Yangui aveva preferito minimizzare: «Noi andiamo d’accordo con tutti, non abbiamo problemi con nessuno. Siamo qui per dare una bella immagine dei musulmani a tutto il Quebec».
LA MOZIONE
Non ha invece minimizzato il deputato Iqra Khalid, che a dicembre ha presentato una mozione per chiedere una condanna del Governo contro l’Islamofobia e uno studio su come combatterla. Trudeau ha anticipato il voto della mozione (in agenda questa settimana) e ha moltiplicato i segni di apertura, non sempre tra gli applausi. È andato per esempio a vantare la “diversità” canadese in una moschea che vieta il culto promiscuo: uomini separati dalle donne durante la preghiera. Le due ministre che lo accompagnavano sono dovute entrare da una porta secondaria e assistere al discorso del premier da una loggia, cosa che ha provocato non poche proteste. Se Trump sembra esercitare qualche fascino su Kevin O’Leary, in corsa per la segreteria del Partito Conservatore, le idee dell’Americano non hanno grande presa oltre confine. Poca simpatia ispira anche Marine Le Pen: la sua visita, lo scorso marzo, si è svolta nell’indifferenza totale dei politici e del pubblico, e sotto il fuoco della stampa. Ciò non toglie che Alexandre Bissonette, uno dei due attentatori di Québec, abbia spesso avuto belle parole per la presidente del Front National: «Era contento che fosse venuta in Québec - ha raccontato François Deschamps, membro del Comitato di accoglienza ai rifugiati siriani, che lo conosceva come attivista sui social - Parlava d’identità, del rischio di perdere le nostre radici e la nostra cultura con l’arrivo dei rifugiati». La comunità musulmana in Québec ora ha paura. «È una comunità vivace, antica, molto numerosa» spiega Bédard. Una comunità che fa parte dell’identità del Québec. Lo stato ha uno statuto speciale in fatto di immigrazione, e ha diritto a praticare una selezione all’ingresso: priorità è data agli immigrati francofoni, e dunque anche agli arabi del Maghreb.

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