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giovedì 2 gennaio 2020

Cani e gatti in Canada, nel 2019 si chiamano Kawhi e Leonard

Kawhi Leonard in maglia Raptors
E' Finn il nome più comune utilizzato dai canadesi per battezzare i propri cuccioli di cane, mentre Seth viene utilizzato per i gattini.
Attori, cantanti e personaggi televisivi sono i grandi protagonisti delle scelte operate nella 'nomina' dei migliori (o quasi) amici dell'uomo: Finn deriva infatti da Finn Wolfhard, attore della serie Netflix "Stranger Things", mentre Seth si ispira a Seth Rogan, attore protagonista della pubblicità del trasporto pubblico di Vancouver.
Drake (noto rapper canadese), Kawhi e Leonard (questi ultimi due nome e cognome del grande trascinatore dei Toronto Raptors campioni NBA la scorsa stagione) sono altri tre nomi gettonatissimi, così come i nomi fittizi dei protagonisti del "Trono di Spade". Infine, curiosità, anche la legalizzazione della cannabis ha prodotto degli effetti: Mary Jane (nome gergale della marijuana e Stoney sono state fra le scelte principali di questo 2019 appena concluso.

giovedì 28 marzo 2019

Tears for Fears, un loro famoso video venne girato a Toronto

La modella canadese Joan Densmore nel video
Forse non tutti sanno che il celebre video della canzone "Head over Heels" dei Tears for Fears, realizzata nel 1985, uno dei brani di punta di tutta la storia della new-wave anni '80, è stato girato in Canada, per la precisione all'Emmanuel College Library dell'Università di Toronto.
Il video, una bonaria presa in giro degli studenti dei corsi di teologia, venne diretto dal britannico Nigel Dick, specializzato in clip musicali e che proprio con i TFF aveva cominciato la sua attività, che lo avrebbe poi visto collaborare con, fra gli altri, Boy George, David Bowie, Phil Collins, Sting, Bono Vox e i Duran Duran.
Nel video il protagonista assoluto era, ovviamente, il leader della formazione di Bath, Roland Orzabal. Non poteva mancare l'altro componente del gruppo, Curt Smith, ma soprattutto l'altra presenza 'dominante' del video è quella della modella canadese Joan Densmore, che interpreta il ruolo dell'affascinante libraria bionda con tanto di ammiccanti occhiali e un look in perfetto stile anni '80.


L'Emmanuel College Library oggi

mercoledì 23 gennaio 2019

Fra Canada e Norvegia è scoppiata la guerra dell'alce più alto del mondo

E' ormai guerra aperta tra Canada e Norvegia per stabilire chi disponga della statua di alce più alta del mondo. Una 'guerra' simpatica, basata su misure, risposte e repliche, con tanti di architetti e ingegneri chiamati in causa per rendere il proprio alce più alto di quello dell'avversario.
Già, perché Mac the Moose, l'alce di nove tonnellate sistemato sulla strada di Moose Jaw, cittadina del Saskatoon, alto quasi 10 metri, è stato superato in altezza da quello recentemente costruito in terra scandinava, di circa 30 centimetri.
Jacki L'Heureux Mason, executive director dell'ente del turismo locale, ha annunciato che verranno realizzate le opportune correzioni per riportare l'alce canadese in vetta (è proprio il caso di dirlo) alla classifica. Ma dalla Norvegia sono pronti ad alzare il proprio. E la storia continua...

sabato 30 giugno 2018

A Toronto il supermercato dove si paga solo quello che si può

Un'immagine del nuovo supermercato di Gordon
Arriva dal quotidiano La Repubblica questa interessante notizia riportata in un articolo di Siria Guerrieri, in cui si racconta l'iniziativa di uno chef canadese, Jagger Gordon, che ha deciso di aprire a Toronto un particolare supermercato, in cui i più poveri possano comperare quanto serva loro, pagando solo ciò che in effetti dispongono. La formula è quella del "pay-what-you-can".

Toronto, il supermarket dove il cliente prende quello che vuole ma paga quello che può
Canada: l'iniziativa di uno chef stellato per combattere la fame e ridurre gli sprechi alimentari

di Siria Guerrieri

A Toronto, in Canada, apre il supermercato dei sogni: si entra, si riempie il carrello con ciò di cui si ha bisogno, e una volta arrivati alla cassa si paga solo quello che si può. Anche nulla, se non si ha un conto in banca e si è privi di denaro.
È il primo supermarket del “paga quello che puoi”, nato per promuovere un’etica del consumo alimentare fuori dalla logica del profitto. Un’iniziativa dello chef Jagger Gordon, stella della cucina canadese, che contro ogni criterio di mercato ha lanciato la nuova idea di “spesa” alimentare: arrivati in cassa si paga in base alla propria capacità economica. Un successo immediato, con oltre 200 clienti che già il primo giorno hanno riempito i corridoi tra gli scaffali del super.
L’idea di aprire l’originale market è nata dalla constatazione che in Canada un bambino su quattro soffre la mancanza di cibo. “Me ne sono reso conto per la prima volta – racconta Gordon al Global Citizen - quando mia figlia, che era andata a una festicciola di classe con pigiama party a casa di un compagno di scuola, è tornata a casa la mattina seguente prima del previsto. Il motivo: a casa dell’amichetto non c’era cibo per fare colazione. Dati alla mano, ho scoperto che si tratta di una piaga diffusa in tutto il Paese”.
Le cifre sono impressionanti: in Canada 4 milioni di persone, tra cui un milione e mezzo di bambini, soffre la fame. Contemporaneamente la quantità di cibo che finisce nella spazzatura a causa di sprechi alimentari - ma anche di abitudini sbagliate nella catena che porta gli alimenti dal produttore al consumatore in cui il 70% di frutta e verdura viene scartato solo perché di forma e aspetto non conforme agli standard - raggiunge ogni giorno le tonnellate.
Una contraddizione stridente: se in una casa di canadesi su otto si soffre quotidianamente la fame, al tempo stesso nella catena della distribuzione cibo perfettamente commestibile viene buttato via. E così Gordon ha iniziato un ciclo virtuoso: in accordo con produttori e altri supermercati raccoglie frutta e verdura, buona ma fuori calibro, che altrimenti sarebbe finita nella spazzatura, e la mette a disposizione nel suo supermercato. Dove ognuno paga in base alla propria disponibilità economica: i clienti sono incoraggiati a prendere dagli scaffali solo quello di cui hanno effettivamente bisogno, e a pagare per quello che possono. 

sabato 16 giugno 2018

Pulisce i muri del Quebec per combattere l'odio

Arriva da Montreal la storia di Corey Fleischer, cittadino quebecoise che ha deciso di dedicare il proprio tempo nella pulitura dei muri canadesi insozzati dai cosiddetti 'hate speech graffiti', ovvero le scritte che incitano all'odio. "È facile combattere razzismo, omofobia e antisemitismo: basta un'idropulitrice", ha affermato Fleischer.
I suoi canali social sono molto seguiti e il movimento da lui creato, "Erasing Hate", ha sostenitori in tutto il mondo. "Mi chiamano per pulire i muri in tutto il Paese e mi chiedono consigli anche dall'Australia su come rimuovere le svastiche". La 'pulitura' dei muri è completamente gratuita ed è svolta "per senso civico e per combattere l'odio", conclude Fleischer.

sabato 5 maggio 2018

Procione sale sull'aereo, ritardo di sette ore

Sette ore di ritardo. Questo è quanto causato da un procione terminato nei pressi di un motore di un aereo dell'Air Canada che da Saskatoon era in procinto di partire per Toronto.
"E' la prima volta che succede un episodio del genere", ha sottolineato una portavoce della compagnia, Angela Mah, che ha aggiunto come all'animale non sia "stato arrecato alcun danno".
Alla fine l'aereo ha preso terra a Toronto solamente alle 3 del mattino seguente.

mercoledì 28 marzo 2018

Le mani di Mandela comperate da una società canadese

Quattro stampi realizzati in oro massiccio delle mani di Nelson Mandela sono stati acquistati da Arbitrade, società canadese di trading in criptovalute, per 10 milioni di dollari (circa otto milioni di euro) in bitcoin. Secondo quanto riporta la BBC online, la Arbitrade ha acquistato gli stampi dall'uomo d'affari sudafricano Malcolm Duncan e prevede di lanciare un tour mondiale denominato "Le mani d'oro di Nelson Mandela" sulla vita dell'icona anti-apartheid. Si tratta della prima volta che oggetti appartenuti a Mandela vengono venduti in cambio di bitcoin.
Duncan, che vive in Canada, acquistò gli stampi dalla compagnia mineraria Harmony Gold nel 2002 per circa 150mila dollari e si impegnò a versare una somma equivalente alle organizzazioni caritatevoli di Mandela, ma non è chiaro se mantenne mai questa promessa.
Gli stampi, che pesano circa nove chili, includono la mano, il palmo e il pugno di Mandela e fanno parte di una collezione realizzata per commemorare gli anni che il premio Nobel per la Pace trascorse nella prigione di Robben Island. Gli altri 'pezzi' della collezione sono stati però nel frattempo distrutti su ordine dello stesso Mandela, quindi quelli acquistati dalla Arbitrade sono gli unici rimasti al mondo. (fonte: ANSA)

lunedì 26 marzo 2018

Quebec, i medici protestano contro lʼaumento del salario

Settecento tra medici, specialisti e studenti di medicina, in Canada, hanno firmato una petizione per protestare contro gli aumenti salariali da parte del governo ai danni del personale medico che invece si è visto ridurre il proprio stipendio a causa dei tagli nel settore pubblico. Nella protesta viene chiesto anche che le somme vengano ridistribuite nel sistema sanitario del Quebec per promuovere la salute della popolazione e soddisfare i bisogni dei pazienti senza gravare troppo sui lavoratori del settore. (fonte: TgCom)

mercoledì 28 febbraio 2018

Idris Elba e Sabrina Dhowre, un 'sì' in mezzo al cinema

Sabrina e Idris in pubblico
Un 'sì' nuziale nel mezzo di un cinema londinese. E' la bizzarra proposta di nozze fatta dalla star britannica Idris Elba alla canadese Sabrina Dhowre, già Miss Vancouver e di origini somale.
Elba, 45 anni, famoso attore e protagonista della serie "Luther", si è buttato davanti al pubblico ai piedi della fidanzata 29enne in una scena ripresa con un telefonino da uno dei presenti e subito diventata virale.
I due si frequentano da circa un anno, dopo essersi incontrati durante una proiezione cinematografica nel cinema Rio di Dalston, quartiere di tendenza nella zona est di Londra.

martedì 27 febbraio 2018

"O Canada" cambia, l'inno perde il genere maschile

L'inno nazionale canadese diventa di 'genere neutrale'. Dopo una polemica durata quasi due anni, il Senato di Ottawa ha approvato un disegno di legge che cambia alcune parole di "O Canada". 'In all thy sons command' (nel comando di tutti i tuoi figli), nella seconda riga, verrà infatti sostituito da 'In all of us command' (al comando di tutti noi).
L'inno "O Canada" era stato scritto da Robert Stanley Wei nel 1908 ed era stato scelto ufficialmente come inno nazionale canadese nel 1980. Da allora per ben 12 volte si era tentato di approvare leggi per eliminare la parola 'sons' (figli), considerata discriminatoria nei confronti del genere femminile.
La legge attualmente approvata dal Senato era già passata alla Camera nel giugno 2016, ma aveva trovato una forte opposizione da parte dei Conservatori. Il provvedimento è stato una creatura del deputato liberale Mauril Belanger, morto a 61 anni poco dopo il 'sì' alla Camera. Per rendergli onore, durante il suo funerale fu intonata una versione 'gender neutral' dell'inno. Ora manca solo il 'consenso reale' per diventare definitivamente legge.
"Sono molto felice - ha detto la senatrice dell'Ontario, Frances Lankin - sono trent'anni che cerchiamo di rendere l'inno, una cosa importante del nostro Paese, inclusivo di tutti noi. Può sembrare una cosa piccola, solo due parole, ma in realtà è una cosa grande. Ora possiamo cantare con orgoglio sapendo che la legge è dalla parte nostra in termini di parole".
Secondo alcuni conservatori, invece, una decisione del genere andrebbe presa dopo un referendum. "Sono contrariato - ha detto il senatore del Manitoba, Don Plett - credo che i canadesi vogliano dire la loro quando si tratta del proprio inno nazionale. Si tratta di una questione su cui decidere spetta al popolo, non solo a un paio di senatori indipendenti. (fonte: ANSA/Gina Di Meo)

lunedì 8 gennaio 2018

Nomi indiani al posto di quelli ufficiali, la comica della nuova toponomastica canadese

Basta 23rd Avenue, ma l'impronunciabile Maskekosihk Trail
Si riproduce per intero un articolo tratto dal sito internet de Il Post, dedicato alla nuova toponomastica canadese e ai problemi sollevati dalle nuove proposte governative, tese a sostituire gli storici nomi franco-britannici con altri, trattati dalla tradizione indiana delle popolazioni 'native', una sorta di 'debito storico' che il governo di Justin Trudeau sente di dovere nei confronti degli aborigeni nordamericani.

La nuova toponomastica canadese 
In realtà è vecchia: negli ultimi anni molti nomi di strade e di luoghi sono stati cambiati con gli equivalenti delle popolazioni native

In Canada da anni si sostituiscono, o si provano a sostituire, toponimi di origine europea con parole o nomi delle etnie native canadesi. Lo si fa seguendo una raccomandazione della Dichiarazione dei diritti dei popoli indigeni delle Nazioni Unite, che riconosce alle popolazioni native il diritto di conservare i propri nomi per indicare comunità ed elementi geografici. Nel 2017 più di 600 toponimi indigeni sono stati aggiunti ai registri nazionali, e oggi circa 30mila dei 350mila toponimi canadesi sono di origine indigena. Uno di questi è la stessa parola “Canada”, che nella lingua irochese significa “villaggio”.

Nel 2001 alcune località intorno a Ottawa – la capitale canadese, che prende il suo nome dall’etnia nativa canadese degli Odawa – furono accorpate alla città: si crearono così diverse situazioni di “doppioni”, strade che si chiamavano allo stesso modo e che da quel momento si ritrovarono nella stessa città. Sono circa 80, e da 15 anni si sta provando a cambiarne i nomi: ma spesso non è semplice, ha spiegato un articolo dell’Economist, perché molti residenti non sono d’accordo. Lo scorso novembre il comune ha per esempio rinominato una delle strade chiamate River Street con un nome alternativo, Onigam Street: “onigam” in algonchino significa “trasporto di merci”.

Un altro nome che ha creato delle dispute è stato Maskekosihk Trail (letteralmente “sentiero del popolo della terra della medicina”), scelto dal comune di Edmonton, il capoluogo della provincia dell’Alberta, per sostituire 23rd Avenue. Un consigliere comunale si è opposto alla decisione dicendo che il nuovo nome è più difficile da pronunciare del precedente: i rappresentanti dei Cree – la principale etnia nativa canadese – hanno risposto dicendo di aver dovuto «affrontare degli scioglilingua» sin dall’arrivo degli europei.

In alcuni casi i nomi non sono stati sostituiti, nonostante la volontà di farlo: quando la provincia dei Territori del Nord-Ovest si separò da quella di Nunavut nel 1999, fu proposto di cercarle un nome più breve. La seconda proposta che ricevette più voti fu “Bob”. Alla fine però non se ne fece nulla e il vecchio nome fu mantenuto. In un altro caso, nel 2015, tutti i nomi alternativi proposti per un fiume, il Mackenzie, sono stati accettati: ora lo si può chiamare Dehcho, Deho, Kuukpak, Nagwichoonjik o Grande Rivière. Hanno tutti lo stesso significato, cioè “grande fiume”.

I Nakoda, un’altra etnia nativa canadese, vorrebbero poi che la città di Calgary, la terza più grande del Canada, diventasse “Wichispa Oyade”, che significa “città dell’Elbow”, dal nome di uno dei tre fiumi che la attraversano. I Siksika invece vorrebbero che si chiamasse “Mohkinstsis-aka-piyosis”, che significa “molte case sul fiume Elbow”. L’amministrazione provinciale però non ha mai considerato di rinominare la città, il cui nome deriva da quello della baia di Calgary, in Scozia.

In alcuni casi, diversamente rispetto a quello di Calgary, le ragioni a favore della sostituzione di un toponimo sono legate a ciò che fece la persona da cui deriva. Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha per esempio cambiato il nome dell’edificio in cui si trova il suo ufficio, che era chiamato palazzo Hector-Louis Langevin, perché era il nome di un avvocato che provò a tagliare i legami tra i bambini nativi canadesi e le loro famiglie facendoli vivere nei convitti da lui fondati. Per una ragione simile, i gruppi che rappresentano i nativi canadesi vorrebbero cambiare nome al fiume Cornwallis, che si trova nella Nuova Scozia: il suo nome deriva infatti da quello di un governatore britannico che offriva delle ricompense a chi gli portava gli scalpi della tribù Mi’kmaq.

Una delle più recenti discussioni su questo tema riguarda Amherst Street, una strada di Montreal lunga 1,5 chilometri. Prende il suo nome da Jeffrey Amherst, un comandante dell’esercito britannico che a metà del 18esimo secolo combatté contro i popoli nativi alleati dei francesi, in quelli che oggi sono il Canada e gli Stati Uniti. Amherst chiamava i nativi americani «razza esecrabile» e diceva che avrebbero dovuto essere completamente sterminati. Per questo l’Amherst College del Massachusetts non riconosce più il comandante come propria mascotte, sebbene ne abbia mantenuto il nome. Montreal vuole fare lo stesso con la sua strada, ma per ora non ha ancora trovato un nome sostitutivo: una delle opzioni prese in considerazione è Pontiac, il nome di un capo Odawa che si ribellò contro Amherst.

sabato 30 settembre 2017

Tatuaggi, Canada ne ha il più alto numero al mondo

E' il Canada che, in percentuale, ha il più alto numero di persone con tatuaggi al mondo, addirittura il 24% della popolazione stimata, il doppio del numero degli europei (12%). Lo svela una serie di sondaggi, che vedono ancora altre nazioni extraeuropee in testa alla classifica delle 'decorazioni su pelle': gli Stati Uniti sono infatti secondi con il 22,5% della popolazione tatuata e la Nuova Zelanda terza con il 20%.
In Italia la percentuale è nella media europea, e il numero maggiore di tatuati riguarda la fascia d'età compresa fra i 35 e i 44 anni. Gli italiani fanno in genere il primo tatuaggio intorno ai 25 anni. Fra i giovanissimi, il 7,7% dei minorenni italiani ha almeno un tatuaggio, mentre nella fascia tra i 18 e i 24 anni la percentuale sale al 21,76%. Rimane bassa la percezione del rischio, legato alle possibili complicazioni derivanti dagli inchiostri iniettati che, nella maggior parte dei Paesi del mondo non sono sottoposti a una vera e propria regolamentazione.
Recentemente, proprio una modella canadese, Catt Gallinger, ha mostrato su Facebook il risultato di un tatuaggio finito male a Ottawa, che le ha sfigurato il volto.

martedì 25 luglio 2017

#WhatAboutKaren?, la CFL serve l'errore da un milione di dolllari

Karen Kuldys
#WhatAboutKaren? è stato uno dei tag andati più di moda recentemente in Canada. Ma da dove nasce? Molto semplice: da una decisione palesemente errata di un arbitro della CFL (la lega canadese di football americano, o meglio, canadese, molto simile a quello a sud del confine) che avrebbe portato altrimenti nelle tasche di Karen Kuldys, una donna di Winnipeg, circa un milione di dollari.
La donna aveva giocato la possibilità che, nello stesso incontro, due calci d'inizio (kickoff) venissero trasformati in touchdown. Ma una penalty flag ha vanificato il punto siglato da Martese Jackson.
La polemica si è subito accesa e, all'inizio, anche la Kuldys si è decisamente lamentata con la stessa lega di football canadese. Ora però è persino riuscita a prenderla con tanto di sorriso, e sul web fioccano battute del tipo "Hey Karen, che ne dici di qualche biglietto omaggio per le prossime partite?".

sabato 10 giugno 2017

GP Canada 2017: ragazza offresi via Twitter

Una foto di Adriana Chambres presa da Twitter
Lei si chiama Adriana Chambres e si potrebbe definire 'modella', o anche 'fotomodella'. La fanciulla in questione, sul proprio profilo Twitter ha comunque dato la propria 'disponibilità' per coloro che, durante il weekend del Gran Premio del Canada a Montreal, desiderino usufruire della sua compagnia.
Il messaggio,o meglio il tweet, è fin troppo chiaro: "Available in Montreal for F1 Weekend". E, come se non bastasse, lancia pure una proposta che potrebbe apparire alllettante, a potersela permettere: "Duos with 2 HOT babes: @jessicasteeleto & *another hot babe* RSVP" e piazza il link al proprio sito personale, che poi è fin troppo facile: nome, trattino, cognome e poi il classico puntocom.
La bella Adriana è comunque una 'specializzata' nell'ambito... sportivo. Scivolando all'interno del suo profilo Twitter, la si incontra infatti in una foto nella quale indossa una maglia di José Bautista, grandissimo esterno della squadra MLB dei Toronto Blue Jays, e successivamente posta addirittura un'altra foto in stile TripAdvisor, in cui un 'cliente' ne tesse lodi sperticate.
Insomma, per tutti gli appassionati di sport che intendano andare in Canada, un incontro con Adriana può valere quanto andare nel bar di Wayne Gretzky!

lunedì 17 aprile 2017

In volo per Calgary, punto da scorpione

Uno scorpione nel cappello, con puntura al seguito. E' quello che si è ritrovato un cittadino canadese, Richard Bell, su di un volo della United Airlines, diretto assieme alla moglie da Houston, nel Texas, a Calgary.
Bell ha spiegato che, mentre era seduto al proprio posto in business class, l'animale sarebbe caduto sulla sua testa, durante il pranzo. "Stavo mangiando e qualcosa mi è caduto fra i capelli - ha raccontato - L'ho preso, ed era uno scorpione".
Un altro passeggero lo ha avvertito che poteva essere pericoloso, così Bell lo ha lasciato cadere nel piatto, ma quando ha provato a riprenderlo in mano per la coda è stato punto.
"I nostri assistenti di volo hanno aiutato il passeggero punto da quello che sembra fosse uno scorpione a bordo, la scorsa settimana", ha confermato United in una nota, indicando che l'uomo è stato immediatamente visitato da medici una volta atterrato a Calgary e che non ha rischiato la vita. Non è chiaro come lo scorpione sia arrivato sull'aereo, che era stato in Costa Rica prima di atterrare a Houston, secondo FlightAware, una piattaforma che traccia le rotte dei velivoli.
Il canadese ha detto di non avere intenzione di fare causa alla United Airlines. La compagnia gli ha comunque offerto di ripagare il volo a titolo di risarcimento.

giovedì 2 febbraio 2017

Cagnolino gettato nella spazzatura perché senza zampe

Una brutta storia ma a lieto fine è quella che si è svolta a Oakville, nell'Ontario, nella quella un dolcissimo cagnolino (un 'pyrenees cross' nella versione inglese), poi ribattezzato Cupido, è stato ritrovato letteralmente nella spazzatura, nella quale era stato gettato perché nato deforme, ovvero privo delle zampe anteriori.
Attorno a lui si è creato una vera e proprio gruppo di supporto, teso dapprima alla sua 'rimessa a nuovo' e poi alla ricerca di un proprietario che lo sappia amare e crescere.
A capo del 'movimento' Joan Znidarec, di Dog Rescuers Inc., che ha aggiunto di come un primo rifugio per animali abbia rifiutato Cupido a causa del suo problema.
Intanto, dal suo arrivo presso un veterinario locale, oltre 30 persone hanno chiamato per adottare lo splendido cagnolino, ma la signora Znidarec ha ribadito che verrà dato solo a chi dimostrerà la consapevolezza di dover provvedere alle necessità di Cupido, fra le quali delle protesi speciali per poter camminare, che comporteranno a loro volta viaggi frequenti dal veterinario, più attenzioni e, ovviamente maggiori coccole.

La foto in alto è tratta dal video pubblicato dal Toronto Sun. Le foto in basso sono di Craig Robertson / Toronto Sun / Postmedia Network


domenica 24 luglio 2016

Dall'Alberta in Montana a caccia di Pokemon, fermati dalla polizia di frontiera

Idiozia senza confini, in questo caso vale proprio la pena dirlo. Il virale gioco Pokemon Go può anche causare crisi diplomatiche, come l'invasione da parte del Canada dei vicini Stati Uniti.
E' quanto accaduto a due adolescenti che sono stati arrestati dalla polizia di frontiera statunitense perché, concentrati nella ricerca sul loro telefonino dei mostriciattoli da catturare, non si erano accorti di avere superato la frontiera fra i due stati.
Dalla provincia canadese dell'Alberta si erano ritrovati in Montana senza essersi accorti di nulla. Una volta accertata la loro buona fede, sono stati riconsegnati alla madre.

domenica 6 marzo 2016

Highway of Tears, il governo apre l'inchiesta

L'autostrada delle donne. Non è un gesto nobile dedicato all''Altra Metà del Cielo' in questo approssimarsi dell'8 marzo, ma una realtà ben più inquietante e drammatica. Ne ho trovata notizia in "letteradonna.it", sito collegato alla rivista "Elle". Nell'articolo si parla della cosiddetta Highway of Tears. In 40 anni, 21 giovani sono scomparse nei suoi dintorni. Un fatto che però colpisce anche altre parti del Canada, andando a riguardare soprattutto le indigene. Ora il governo, finalmente, avrebbe aperto un'inchiesta.

Ecco l'articolo in versione integrale:
La chiamano autostrada delle lacrime. È una striscia di asfalto che unisce le cittadine di Prince George e Prince Rupert, nel Canada occidentale, snodandosi tra la natura incontaminata delle foreste e sfiorando numerosi centri abitati. Dal 1969 al 2011, 21 giovani donne sono scomparse nei pressi di questa strada. Alcune di loro sono state uccise, e i loro carnefici sono stati scoperti e arrestati. Di altre, però, non si è saputo più nulla. L’area attraversata dalla Highway of Tears è una delle più povere del Paese; il trasporto pubblico quasi non esiste e in molti, specie tra i giovani indigeni, sono costretti a muoversi con l’autostop. Senza sapere chi si fermerà a dar loro un passaggio.
VITTIME DAL FATO IGNOTO
I capi indigeni locali, però, affermano che il numero di giovani scomparsi, soprattutto donne, sia molto maggiore. E non si tratta di una piaga circoscritta solo a quell’area. Per anni i destini di migliaia di donne Inuit, Métis e delle cosiddette First Nations sono rimasti ignoti. Donne allontanate dalle proprie famiglie e dalle riserve che ospitano le comunità indigene canadesi, svanite nel caos delle grandi città. I dati ufficiali parlano di 1800 scomparse dagli Anni 80 a oggi, ma gli attivisti sono convinti che la cifra reale non sia troppo distante dalle 4 mila. Ora, per la prima volta nella storia del Canada, il governo ha deciso di aprire un’inchiesta che faccia chiarezza sulla ricerca e dia la caccia alla verità.
IGNORATE DAL GOVERNO. FINORA
Già poche settimane dopo l’insediamento, il premier Justin Trudeau aveva annunciato il suo impegno nel tentativo di ristabilire e migliorare i rapporti con le comunità indigene canadesi. Fino a questo momento, il governo aveva sempre respinto le richieste delle comunità indigene, affermando che il problema era limitato alle aree delle riserve e che quindi doveva essere affrontato dalle autorità locali. In realtà, sono molte le donne indigene che sono sparite all’interno di grandi metropoli. Soprattutto Winnipeg, dove la comunità indigena è molto ampia. La scarsa attenzione delle autorità è testimoniata anche dalle crude cifre: come spiega il Daily Beast, in Canada l’86% dei casi di omicidio sono stati risolti, ma la percentuale si abbassa intorno al 50% nel caso in cui siano coinvolte vittime indigene.
IL PENSIERO DI UNA SOPRAVVISSUTA
Il DailyBeast è riuscito a intervistare una delle donne che è riuscita a sfuggire a questo destino. Si chiama Shauna Taylor e ha 40 anni, ma ha un passato da cocainomane e da prostituta. Per poco il suo nome non ha rischiato di unirsi all’elenco delle tante vittime dalla sorte ignota. Per sua fortuna, la pistola del cliente che voleva ucciderla non aveva il colpo in canna. Così lei era riuscita a fuggire e, riuscita a sfuggire anche al suo violento sfruttatore, si è ricostruita una vita. Non è più tossicodipendente, ha un titolo di studio e ha deciso di dedicare la propria vita a mettere in guardia i giovani che rischiano di prendere la stessa strada che l’aveva condotta quasi alla morte. Shauna è scettica sull’inchiesta: a suo parere, sarebbe più utile dare rilievo alle storie delle persone come lei, dei sopravvissuti, e non focalizzarsi solo sulle donne, ma anche sugli uomini e sulle altre minoranze, dai membri della comunità transgender ai lavoratori del sesso.

sabato 2 gennaio 2016

Studente 17.enne ruba autobus scolastico per portare gli amici in gita

Uno studente di 17 anni ha rubato un autobus scolastico per portare i propri amici a farsi un giro per le strade di Hamilton, con tanto di tappa in un classico Tim Hortons, ovvero le classiche caffetterie nordamericane, dove si può gustare un buon caffè (buono... insomma, un classico caffè all'americana extralungo).
L'autobus era stato rubato oltre una settimana fa e il giovane 17.enne lo aveva tenuto nascosto approfittando del calo di controlli durante le vacanze.

venerdì 1 gennaio 2016

Procione entra in un bar e ruba una ciambella, il video diventa virale

L'ultimo dell'anno si chiude con il 'furto del procione', un video divenuto ormai virale, postato proprio il 31 dicembre e ritraente uno dei classici mammiferi presenti nell'area residenziale di Toronto, scivolare lungo i ripiani di un 'coffee shop' della città canadese, afferrare una ciambella (doughnut) e fuggire con il maltolto.
L'autore del video, della durata di 31 secondi è il 21.enne Peter Jansen. Il procione (raccoon) invece, è rimasto all'interno del negozio per oltre mezzora.