E' Kellie Leitch la vera risposta del Canada a Donald Trump. E forse sarà per questo motivo che la 46.enne nativa di Winnipeg, avrà vita dura nel succedere a Stephen Harper come leader del Partito Conservatore canadese.
Attraverso un articolo del Corriere Canadese si era andati alla scoperta di Kevin O'Leary, forse il candidato con maggiori possibilità, anche perché decisamente quello più ricco, di diventare il principale antagonista dell'attuale primo ministro Justin Trudeau. Alcune sue posizioni, però, a cominciare da quella relativa alla legalizzazione della marijuana, non piacciono ai conservatori canadesi. Tanto che la Leitch ha deciso di scrivere una 'lettera aperta' a Pegida Canada sottolineando i diversi nei quali il proprio programma può essere considerato quello più aderente a dei supposti e non meglio identificati 'valori canadesi'.
Una mossa forse non furbissima, visto che la Leitch è stata immediatamente attaccata (ma di questi tempi è fin troppo facile) dalla stampa 'liberal', per essere una sorta di 'ricettacolo' di simpatie fasciste ed estremiste di destra. Nulla di tutto ciò, ovviamente, corrisponde al vero, ma è certo che la Leitch rappresenti una delle pochissime voci che si siano levate, a 'nord del confine', a favore del nuovo presidente americano e contro l'accoglienza indiscriminata dei rifugiati, in particolare di quelli di fede islamica.
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giovedì 2 febbraio 2017
Trump: si chiama Kellie Leitch la risposta canadese
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
martedì 20 ottobre 2015
Canada al voto: proiezioni, la costa atlantica promuove Trudeau
Tutto secondo le previsioni: i primi risultati delle elezioni canadesi provenienti dalla costa atlantica danno in testa il Partito Liberale in maniera abbastanza netta. Il movimento capeggiato da Justin Trudeau avrebbe infatti letteralmente trionfato, secondo le prime proiezioni, sia nel Newfoundland che nel Labrador. Sei dei sette seggi delle due province sarebbero ai andati ai Liberali, con il solo Jack Harris (NDP) a evitare lo 'sweep' dei Liberals.
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
lunedì 19 ottobre 2015
Canada al voto, l'articolo de "Il Manifesto"
Canada al voto, ma sembra un referendum su sicurezza e immigrazione
di Guido Caldiron
Gli ultimi sondaggi nazionali in vista del voto di domani per il rinnovo del parlamento federale indicano un probabile testa a testa tra i conservatori di Harper, stimati intorno al 30% e i liberali guidati da Justin Trudeau, dati al 29%
L'uomo da battere si chiama Stephen Harper, ma non è detto che sconfiggerlo sia sufficiente per cambiare di segno il clima politico del paese e questo sia per la debolezza dei suoi avversari che per la deriva che sembra attraversare la società canadese.
Gli ultimi sondaggi nazionali in vista del voto di domani per il rinnovo del parlamento federale indicano un probabile testa a testa tra i conservatori di Harper, stimati intorno al 30% e i liberali guidati da Justin Trudeau, dati al 29%.
Seguono il centrosinistra del Nuovo partito democratico di Thomas Mulcair con il 26%, i Verdi e gli indipendentisti del Bloc québécois al 5%, anche se questi ultimi superano il 20% nella provincia a maggioranza francofona.
Molti osservatori ritengono però che già prima che si aprano le urne, un risultato questa campagna elettorale largamente dominata dal tema della sicurezza e dell'immigrazione sembra averlo già ottenuto, quello di mettere in soffitta il multiculturalismo che ha caratterizzato il paese fin dal secondo dopoguerra.
Giunto al suo quarto mandato consecutivo in nove anni, Harper ha infatti trasformato le elezioni in una sorta di referendum non solo sulla sua persona, ma anche sulla futura identità del Canada, cercando di sfruttare l'onda lunga dell'emozione suscitata nel paese dagli attentati terroristici perpetrati lo scorso anno a Ottawa e nella città di Québec da due aspiranti jihadisti e costati la vita ad altrettanti militari.
Convinto ammiratore di George W. Bush, Harper si è speso nel corso dei suoi primi anni di governo per difendere ad ogni costo la libera impresa, specie l'industria estrattiva dell'estremo nord del paese, opponendosi fermamente al protocollo di Kyoto, oltre a ridurre le tasse e tagliare il più possibile l'apparato statale.
Al punto che in vista del voto ben 150 tra personalità, associazioni ambientaliste e sindacati, tra loro anche Naomi Klein, Leonard Cohen, Neil Young, Donald Sutherland, gli Arcade Fire e il filosofo Charles Taylor, hanno firmato un manifesto in favore di «un Canada che difenda l'ambiente naturale e riduca le disparità sociali».
Sbrigati gli «affari», negli ultimi tempi il premier si è concentrato invece sui «valori», finendo per incarnare appieno l'anima più reazionaria della destra locale, quella che flirta con i movimenti contro l'aborto e i matrimoni gay, che cerca di affermare l'identità cristiana del paese e, soprattutto, che vuole chiudere definitivamente le porte del Canada agli «stranieri».
Neppure la tragedia del piccolo Aylan, la cui famiglia voleva raggiungere dei parenti che vivono a Vancouver, ha smosso la fermezza di Harper. Del resto, negli ultimi cinque anni l'ingresso dei richiedenti asilo è stato vincolato alla presenza di un privato o di un'associazione che ne prendesse in carico le spese, quella che il quotidiano progressista Toronto Star ha definito come un'autentica «esternalizzazione della solidarietà». Mentre per i lavoratori immigrati è stato posto un tetto di un massimo di quattro anni di residenza nel paese.
In questo clima, solo pochi mesi fa, al momento del varo della nuova legislazione antiterrorismo, un sondaggio ha rivelato come due terzi dei cittadini canadesi ritengano che il loro paese sia «impegnato in una vera guerra». A dare definitivamente fuoco alle polveri è stata però la vicenda di Zunera Ishaq, una giovane insegnante di origine pakistana che al termine di una lunga querelle giudiziaria si è vista riconoscere due settimane fa, da parte della Corte d'appello federale, la possibilità di partecipare alla cerimonia di acquisizione della cittadinanza canadese indossando il velo «islamico» che lascia scoperti solo gli occhi. L'«affare del Niqab» è diventato così il cuore della campagna elettorale, con i conservatori che ne hanno denunciato l'uso come una minaccia per il paese, ergendosi a «difensori dei valori canadesi», mentre i liberali e il centrosinistra si sono divisi al proprio interno sull'argomento.
Nel frattempo, alcuni blogger hanno invitato gli elettori a recarsi alle urne con delle maschere sul volto per denunciare «la fine della democrazia nel paese».
Al di là del paradosso, non si deve dimenticare il contesto in cui ha luogo una simile polemica, quello di un paese dove un abitante su cinque è nato all'estero, la proporzione più elevata di tutto il mondo occidentale e dove lo spazio pubblico si è costruito da oltre mezzo secolo nel segno dell'accoglienza e della tolleranza, in nome di un multiculturalismo che l'ex colonia britannica ha importato più da Londra che dagli Stati Uniti.
Nel Canada dove il diritto alla differenza è stato fino ad oggi regola, ai migranti ma anche ai rifugiati era chiesto di partecipare solo alla prosperità del paese, non ad un modello culturale o tantomeno religioso. Questo, almeno fino alle elezioni di domani.
di Guido Caldiron
Gli ultimi sondaggi nazionali in vista del voto di domani per il rinnovo del parlamento federale indicano un probabile testa a testa tra i conservatori di Harper, stimati intorno al 30% e i liberali guidati da Justin Trudeau, dati al 29%
L'uomo da battere si chiama Stephen Harper, ma non è detto che sconfiggerlo sia sufficiente per cambiare di segno il clima politico del paese e questo sia per la debolezza dei suoi avversari che per la deriva che sembra attraversare la società canadese.
Gli ultimi sondaggi nazionali in vista del voto di domani per il rinnovo del parlamento federale indicano un probabile testa a testa tra i conservatori di Harper, stimati intorno al 30% e i liberali guidati da Justin Trudeau, dati al 29%.
Seguono il centrosinistra del Nuovo partito democratico di Thomas Mulcair con il 26%, i Verdi e gli indipendentisti del Bloc québécois al 5%, anche se questi ultimi superano il 20% nella provincia a maggioranza francofona.
Molti osservatori ritengono però che già prima che si aprano le urne, un risultato questa campagna elettorale largamente dominata dal tema della sicurezza e dell'immigrazione sembra averlo già ottenuto, quello di mettere in soffitta il multiculturalismo che ha caratterizzato il paese fin dal secondo dopoguerra.
Giunto al suo quarto mandato consecutivo in nove anni, Harper ha infatti trasformato le elezioni in una sorta di referendum non solo sulla sua persona, ma anche sulla futura identità del Canada, cercando di sfruttare l'onda lunga dell'emozione suscitata nel paese dagli attentati terroristici perpetrati lo scorso anno a Ottawa e nella città di Québec da due aspiranti jihadisti e costati la vita ad altrettanti militari.
Convinto ammiratore di George W. Bush, Harper si è speso nel corso dei suoi primi anni di governo per difendere ad ogni costo la libera impresa, specie l'industria estrattiva dell'estremo nord del paese, opponendosi fermamente al protocollo di Kyoto, oltre a ridurre le tasse e tagliare il più possibile l'apparato statale.
Al punto che in vista del voto ben 150 tra personalità, associazioni ambientaliste e sindacati, tra loro anche Naomi Klein, Leonard Cohen, Neil Young, Donald Sutherland, gli Arcade Fire e il filosofo Charles Taylor, hanno firmato un manifesto in favore di «un Canada che difenda l'ambiente naturale e riduca le disparità sociali».
Sbrigati gli «affari», negli ultimi tempi il premier si è concentrato invece sui «valori», finendo per incarnare appieno l'anima più reazionaria della destra locale, quella che flirta con i movimenti contro l'aborto e i matrimoni gay, che cerca di affermare l'identità cristiana del paese e, soprattutto, che vuole chiudere definitivamente le porte del Canada agli «stranieri».
Neppure la tragedia del piccolo Aylan, la cui famiglia voleva raggiungere dei parenti che vivono a Vancouver, ha smosso la fermezza di Harper. Del resto, negli ultimi cinque anni l'ingresso dei richiedenti asilo è stato vincolato alla presenza di un privato o di un'associazione che ne prendesse in carico le spese, quella che il quotidiano progressista Toronto Star ha definito come un'autentica «esternalizzazione della solidarietà». Mentre per i lavoratori immigrati è stato posto un tetto di un massimo di quattro anni di residenza nel paese.
In questo clima, solo pochi mesi fa, al momento del varo della nuova legislazione antiterrorismo, un sondaggio ha rivelato come due terzi dei cittadini canadesi ritengano che il loro paese sia «impegnato in una vera guerra». A dare definitivamente fuoco alle polveri è stata però la vicenda di Zunera Ishaq, una giovane insegnante di origine pakistana che al termine di una lunga querelle giudiziaria si è vista riconoscere due settimane fa, da parte della Corte d'appello federale, la possibilità di partecipare alla cerimonia di acquisizione della cittadinanza canadese indossando il velo «islamico» che lascia scoperti solo gli occhi. L'«affare del Niqab» è diventato così il cuore della campagna elettorale, con i conservatori che ne hanno denunciato l'uso come una minaccia per il paese, ergendosi a «difensori dei valori canadesi», mentre i liberali e il centrosinistra si sono divisi al proprio interno sull'argomento.
Nel frattempo, alcuni blogger hanno invitato gli elettori a recarsi alle urne con delle maschere sul volto per denunciare «la fine della democrazia nel paese».
Al di là del paradosso, non si deve dimenticare il contesto in cui ha luogo una simile polemica, quello di un paese dove un abitante su cinque è nato all'estero, la proporzione più elevata di tutto il mondo occidentale e dove lo spazio pubblico si è costruito da oltre mezzo secolo nel segno dell'accoglienza e della tolleranza, in nome di un multiculturalismo che l'ex colonia britannica ha importato più da Londra che dagli Stati Uniti.
Nel Canada dove il diritto alla differenza è stato fino ad oggi regola, ai migranti ma anche ai rifugiati era chiesto di partecipare solo alla prosperità del paese, non ad un modello culturale o tantomeno religioso. Questo, almeno fino alle elezioni di domani.
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Canada al voto, l'articolo de "Il Giornale"
Il Canada sceglie il futuro tra veli, scandali e rigore
di Elisabetta Pisa
Il liberale Trudeau in vantaggio nei sondaggi sul premier conservatore Harper. Ma a pesare saranno le politiche sull'immigrazione. E le tasse
Dal rilancio dell'economia alla lotta al terrorismo, dal velo islamico alla revoca della cittadinanza per chi si macchia di gravi reati.
Se questi sono stati i temi che in Canada hanno dominato il dibattito in vista delle elezioni federali di domani, nel rush finale della campagna elettorale l'attenzione degli elettori si è spostata su alcune rivelazioni che i favoriti alla poltrona di primo ministro stanno cercando di arginare. Ad avere qualche grattacapo sono il liberale Justin Trudeau e il conservatore Stephen Harper, a capo del governo in carica da quasi dieci anni, rispettivamente al primo e al secondo posto nei sondaggi elettorali con il 37% e il 31% dei consensi, seguiti nella corsa a tre da Thomas Mulcair, leader del Nuovo Partito Democratico (Ndp).
Mercoledì si è, infatti, dimesso il co-responsabile della campagna elettorale dei Liberali Dan Gagnier dopo che è venuta alla luce una sua email spedita a TransCanada, compagnia di costruzione di gasdotti, in cui si davano indicazioni su come esercitare attività di lobbying in caso di vittoria del Partito liberale. Una vicenda che ha riportato alla memoria lo «sponsorship scandal», uno scandalo sull'uso improprio di soldi pubblici e corruzione in Québec nei primi anni 2000. Anche su Harper all'inizio della campagna elettorale si erano allungate alcune ombre durante il processo al senatore Mike Duffy accusato di frode e abuso d'ufficio, ma il motivo di imbarazzo per lui negli ultimi giorni è stata la partecipazione a uno dei suoi incontri elettorali del discusso ex sindaco di Toronto, Rob Ford, che a suo tempo aveva ammesso l'uso di crack. Qualche giorno fa è stato diffuso un estratto di un libro in fase di pubblicazione, in cui si racconta di una telefonata in cui Ford minacciava di uccidere la moglie.
Domani notte (le prime ore del mattino di martedì in Italia) si saprà quanto gli ultimi avvenimenti avranno pesato sulla decisione di voto di 26 milioni di canadesi che dovranno eleggere 338 parlamentari e scegliere se voltare pagina o no. La campagna elettorale di Trudeau e Mulcair si è, infatti, giocata tutta sulla prospettiva di un reale cambio di marcia dopo quasi 10 anni di governo conservatore. Il Canada è tra i Paesi più ricchi del mondo, ma negli ultimi anni la crescita economica ha rallentato (con una parentesi di recessione nel primo quadrimestre del 2015) e la disoccupazione è salita al 7,1%: quest'anno si sono persi 35mila posti di lavoro nel settore petrolifero per il calo del prezzo del greggio e negli ultimi 10 anni sono 400mila quelli andati in fumo nel comparto manifatturiero. Sia ben chiaro, il Canada è destinato a far sempre perno sulla sua riserva di risorse naturali (petrolio e gas rappresentano il 10% dell'economia e il 25% delle esportazioni) ma non potrà più essere greggio-centrico. Insomma è il momento per i politici di immaginare un nuovo futuro, avere una nuova visione. I Liberali hanno puntato su Justin Trudeau per simboleggiare il cambiamento: a 44 anni si candida a guidare il Paese e parla con passione su come ridare slancio all'economia, ossia con investimenti in infrastrutture (strade e trasporti pubblici), garantendo così anche nuovi posti di lavoro, finanziati con tre anni di deficit di bilancio. Continuare con la politica del rigore, invece, è la proposta di Harper che promette di creare 1,3 milioni di posti di lavoro entro il 2020, riduzione delle tasse, apertura ai mercati asiatici. Nelle ultime settimane il primo ministro ha anche posto l'accento su una politica d'immigrazione di maggiore cautela e sulla questione del niqab: ha cercato di imporre il divieto alle donne musulmane di prestare giuramento, durante la cerimonia per diventare cittadine canadesi, con il volto coperto dal velo islamico. Nonostante sia stato sconfessato dalla Corte federale, i sondaggi hanno invece segnalato un aumento del suo consenso. La sua battaglia, cui si è aggiunta anche la proposta di revocare la cittadinanza ai condannati per terrorismo, ha però alimentato un sentimento anti-islamico che stride con la tradizione di pacifica convivenza e tolleranza di un Paese di migranti. Sul tema del velo islamico Thomas Mulcair si è posto al fianco delle donne musulmane, perdendo però terreno nei consensi. Il gradimento dell'Ndp - partito di centro-sinistra che vuole aumentare le tasse per le aziende ed è contrario all'apertura dei mercati - è, infatti, passato dal 30% al 24%.
di Elisabetta Pisa
Il liberale Trudeau in vantaggio nei sondaggi sul premier conservatore Harper. Ma a pesare saranno le politiche sull'immigrazione. E le tasse
Dal rilancio dell'economia alla lotta al terrorismo, dal velo islamico alla revoca della cittadinanza per chi si macchia di gravi reati.
Se questi sono stati i temi che in Canada hanno dominato il dibattito in vista delle elezioni federali di domani, nel rush finale della campagna elettorale l'attenzione degli elettori si è spostata su alcune rivelazioni che i favoriti alla poltrona di primo ministro stanno cercando di arginare. Ad avere qualche grattacapo sono il liberale Justin Trudeau e il conservatore Stephen Harper, a capo del governo in carica da quasi dieci anni, rispettivamente al primo e al secondo posto nei sondaggi elettorali con il 37% e il 31% dei consensi, seguiti nella corsa a tre da Thomas Mulcair, leader del Nuovo Partito Democratico (Ndp).
Mercoledì si è, infatti, dimesso il co-responsabile della campagna elettorale dei Liberali Dan Gagnier dopo che è venuta alla luce una sua email spedita a TransCanada, compagnia di costruzione di gasdotti, in cui si davano indicazioni su come esercitare attività di lobbying in caso di vittoria del Partito liberale. Una vicenda che ha riportato alla memoria lo «sponsorship scandal», uno scandalo sull'uso improprio di soldi pubblici e corruzione in Québec nei primi anni 2000. Anche su Harper all'inizio della campagna elettorale si erano allungate alcune ombre durante il processo al senatore Mike Duffy accusato di frode e abuso d'ufficio, ma il motivo di imbarazzo per lui negli ultimi giorni è stata la partecipazione a uno dei suoi incontri elettorali del discusso ex sindaco di Toronto, Rob Ford, che a suo tempo aveva ammesso l'uso di crack. Qualche giorno fa è stato diffuso un estratto di un libro in fase di pubblicazione, in cui si racconta di una telefonata in cui Ford minacciava di uccidere la moglie.
Domani notte (le prime ore del mattino di martedì in Italia) si saprà quanto gli ultimi avvenimenti avranno pesato sulla decisione di voto di 26 milioni di canadesi che dovranno eleggere 338 parlamentari e scegliere se voltare pagina o no. La campagna elettorale di Trudeau e Mulcair si è, infatti, giocata tutta sulla prospettiva di un reale cambio di marcia dopo quasi 10 anni di governo conservatore. Il Canada è tra i Paesi più ricchi del mondo, ma negli ultimi anni la crescita economica ha rallentato (con una parentesi di recessione nel primo quadrimestre del 2015) e la disoccupazione è salita al 7,1%: quest'anno si sono persi 35mila posti di lavoro nel settore petrolifero per il calo del prezzo del greggio e negli ultimi 10 anni sono 400mila quelli andati in fumo nel comparto manifatturiero. Sia ben chiaro, il Canada è destinato a far sempre perno sulla sua riserva di risorse naturali (petrolio e gas rappresentano il 10% dell'economia e il 25% delle esportazioni) ma non potrà più essere greggio-centrico. Insomma è il momento per i politici di immaginare un nuovo futuro, avere una nuova visione. I Liberali hanno puntato su Justin Trudeau per simboleggiare il cambiamento: a 44 anni si candida a guidare il Paese e parla con passione su come ridare slancio all'economia, ossia con investimenti in infrastrutture (strade e trasporti pubblici), garantendo così anche nuovi posti di lavoro, finanziati con tre anni di deficit di bilancio. Continuare con la politica del rigore, invece, è la proposta di Harper che promette di creare 1,3 milioni di posti di lavoro entro il 2020, riduzione delle tasse, apertura ai mercati asiatici. Nelle ultime settimane il primo ministro ha anche posto l'accento su una politica d'immigrazione di maggiore cautela e sulla questione del niqab: ha cercato di imporre il divieto alle donne musulmane di prestare giuramento, durante la cerimonia per diventare cittadine canadesi, con il volto coperto dal velo islamico. Nonostante sia stato sconfessato dalla Corte federale, i sondaggi hanno invece segnalato un aumento del suo consenso. La sua battaglia, cui si è aggiunta anche la proposta di revocare la cittadinanza ai condannati per terrorismo, ha però alimentato un sentimento anti-islamico che stride con la tradizione di pacifica convivenza e tolleranza di un Paese di migranti. Sul tema del velo islamico Thomas Mulcair si è posto al fianco delle donne musulmane, perdendo però terreno nei consensi. Il gradimento dell'Ndp - partito di centro-sinistra che vuole aumentare le tasse per le aziende ed è contrario all'apertura dei mercati - è, infatti, passato dal 30% al 24%.
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Canada alle urne, vincerà ancora Harper?
Il Canada corre alle urne. Si decide oggi se sarà ancora Stephen Harper a dirigere il governo di Ottawa dopo lo scioglimento delle camere, avvenuto il 2 giugno per mano dello stesso Harper.
Per l'attuale premier la 'prima volta' sul più alto scranno della politica 'a nord del confine' avvenne nel 2006, quando i Conservatori si imposero sui Liberali dopo 13 anni di assenza dalla massima carica di governo. Harper aveva vinto le elezioni in gran parte sfruttando una serie di scandali che avevano colpito il partito Liberale e presentandosi come un politico nuovo, in grado di rilanciare l'economia del Canada. E se nel 2006 e nel 2008 vinse due elezioni anticipate, riuscendo però a formare solo un governo di minoranza, nel 2011, dopo un voto di sfiducia del Parlamento verso la sua legge finanziaria, si impose di nuovo nelle elezioni anticipate, ottenendo finalmente la maggioranza assoluta.
Ora però gli scandali hanno colpito anche il partito conservatore, in particolare quando è emerso che quattro senatori, tre dei quali nominati da Harper, avevano chiesto rimborsi spese in modo poco trasparente.
Al momento in testa ai sondaggi con il 32,6% c'è il New Democratic Party (NDP) di Thomas Mulcair, partito di centrosinistra, davanti al partito Conservatore (31,6%) e a quello Liberale (25,6%) di Justin Trudeau, figlio dello storico leader dei liberali Pierre Trudeau, primo ministro del Canada per 15 anni dal 1968 al 1984.
Per l'attuale premier la 'prima volta' sul più alto scranno della politica 'a nord del confine' avvenne nel 2006, quando i Conservatori si imposero sui Liberali dopo 13 anni di assenza dalla massima carica di governo. Harper aveva vinto le elezioni in gran parte sfruttando una serie di scandali che avevano colpito il partito Liberale e presentandosi come un politico nuovo, in grado di rilanciare l'economia del Canada. E se nel 2006 e nel 2008 vinse due elezioni anticipate, riuscendo però a formare solo un governo di minoranza, nel 2011, dopo un voto di sfiducia del Parlamento verso la sua legge finanziaria, si impose di nuovo nelle elezioni anticipate, ottenendo finalmente la maggioranza assoluta.
Ora però gli scandali hanno colpito anche il partito conservatore, in particolare quando è emerso che quattro senatori, tre dei quali nominati da Harper, avevano chiesto rimborsi spese in modo poco trasparente.
Al momento in testa ai sondaggi con il 32,6% c'è il New Democratic Party (NDP) di Thomas Mulcair, partito di centrosinistra, davanti al partito Conservatore (31,6%) e a quello Liberale (25,6%) di Justin Trudeau, figlio dello storico leader dei liberali Pierre Trudeau, primo ministro del Canada per 15 anni dal 1968 al 1984.
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
domenica 13 settembre 2015
Migranti: Canada, alla fine non ne arriverà nessuno
Ecco un breve aggiornamento su quanti saranno i migranti, siriani e no, che verranno accolti dal Canada, Paese da tutti
additato fra i più democratici del mondo, anche dai fanatici dell'accoglienza a tutti i costi, per quelli che non solo
scappano dalle guerre, ma anche per i cosiddetti 'rifugiati economici'.
Non saranno i 46mila proposti dai progressisti socialisti e liberali, ma nemmeno i 10mila che inizialmente il premier Stephen Harper aveva annunciato: saranno esattamente 'zero'. Cioè, per essere chiari, non ne verrà accolto nessuno.
Saranno invece stanziati altri 100 milioni di dollari canadesi in aiuti per l'assistenza ai campi per i profughi siriani.
Il governo di Ottawa era stato criticato per avere accolto 'soltanto' 2.500 rifugiati dal gennaio del 2015.
In Canada però, dove le regole hanno una logica, si ritiene che, evidentemente, non ha senso importare una presenza straniera che a) non si integrerebbe b) porterebbe a degli squilibri nel mondo del lavoro c) soprattutto, non ci sarebbe la possibilità di inserire nel contesto canadese migliaia di nuovi arrivi.
Con una realtà geografica che favorisce il respingimento, il Canada può permettersi il lusso di dire 'no' agli stranieri, cosa che purtroppo i Paesi europei non possono fare a meno di, come ha, con estremo senso pratico fatto l'Ungheria, innalzare delle barriere protettive reali contro l'invasione.
Non saranno i 46mila proposti dai progressisti socialisti e liberali, ma nemmeno i 10mila che inizialmente il premier Stephen Harper aveva annunciato: saranno esattamente 'zero'. Cioè, per essere chiari, non ne verrà accolto nessuno.
Saranno invece stanziati altri 100 milioni di dollari canadesi in aiuti per l'assistenza ai campi per i profughi siriani.
Il governo di Ottawa era stato criticato per avere accolto 'soltanto' 2.500 rifugiati dal gennaio del 2015.
In Canada però, dove le regole hanno una logica, si ritiene che, evidentemente, non ha senso importare una presenza straniera che a) non si integrerebbe b) porterebbe a degli squilibri nel mondo del lavoro c) soprattutto, non ci sarebbe la possibilità di inserire nel contesto canadese migliaia di nuovi arrivi.
Con una realtà geografica che favorisce il respingimento, il Canada può permettersi il lusso di dire 'no' agli stranieri, cosa che purtroppo i Paesi europei non possono fare a meno di, come ha, con estremo senso pratico fatto l'Ungheria, innalzare delle barriere protettive reali contro l'invasione.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
sabato 13 giugno 2015
Incontro fra Renzi e Harper, ecco di cosa si è parlato
L'incontro fra Matteo Renzi e Stephen Harper, premier di una delle nazioni più importanti del mondo, in Italia è stato vissuto sotto traccia. Sui media, di alcun genere, non ve n'è quasi nessuna notizia, sulle agenzie di stampa idem, a parte in sede di presentazione ('domani il primo ministro... incontra...', cioè, due righe giusto per la cronaca più una serie di bizzarre info per l'accreditamento). Persino il sempre presente profilo Twitter di Renzi se n'è dimenticato, ritenendo la figura di Harper forse troppo composta per poter essere utilizzata a scopi propagandistici.
Detto ciò, ancora una volta, è la parte canadese che ci salva. Harper sul proprio profilo Twitter posta una foto dell'evento e un link che rimanda a un succoso comunicato con tutti i dettagli dell'evento.
Fra i temi principali di discussione due accordi che saranno posto al vaglio delle due nazioni nei prossimi mesi: uno sulla sicurezza sociale che coinvolge Italia e Canada e uno sul reciproco riconoscimento delle validità delle patenti di guida rilasciate nei due Paesi.
Si è anche parlato di sicurezza internazionale, con inevitabili riferimenti alla situazione mediorientale e all'ISIS, alle tensioni fra Russia e Ucraina, alla Libia e al flusso di clandestini che dall'Africa sbarcano in Italia.
Detto ciò, ancora una volta, è la parte canadese che ci salva. Harper sul proprio profilo Twitter posta una foto dell'evento e un link che rimanda a un succoso comunicato con tutti i dettagli dell'evento.
Fra i temi principali di discussione due accordi che saranno posto al vaglio delle due nazioni nei prossimi mesi: uno sulla sicurezza sociale che coinvolge Italia e Canada e uno sul reciproco riconoscimento delle validità delle patenti di guida rilasciate nei due Paesi.
Si è anche parlato di sicurezza internazionale, con inevitabili riferimenti alla situazione mediorientale e all'ISIS, alle tensioni fra Russia e Ucraina, alla Libia e al flusso di clandestini che dall'Africa sbarcano in Italia.
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Renzi snobba l'incontro con Harper sul proprio profilo Twitter
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| Il 'tweet' di Harper con la foto dell'incontro con Renzi |
Diverso invece l'atteggiamento di Harper, che sul proprio profilo ha postato una foto dell'incontro e un link cui poter accedere per avere maggiori informazioni sull'evento.
Massima trasparenza e accesso all'informazione, quindi, nel classico esempio della libera democrazia canadese.
Un'altra piccola lezione di civiltà dalla quale imparare, da questo enorme Paese 'a Nord del confine'.
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| La pagina Twitter di Renzi l'11 giugno: nessuna traccia di Harper |
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giovedì 11 giugno 2015
Renzi incontra Harper a Roma
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| Foto Saul Loeb, AFP, Getty Images |
L'incontro fra il presidente del Consiglio italiano e il premier del governo canadese avverrà alle ore 13 a Villa Doria Pamphilj.
I due si erano già incontrati, sebbene in un contesto più ampio, nel recente incontro del G7 svoltosi in Baviera, presso lo Schloss Elmau, durante il quale era stato raggiunto l'accordo sul clima.
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domenica 26 aprile 2015
Terremoto in Nepal, il Canada partecipa con 5 milioni di dollari
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| Il tweet di condoglianze di Stephen Harper |
Il ministero degli Esteri di Ottawa ha segnalato la presenza di 388 cittadini canadesi, ma la portavoce Diana Khaddaj ha affermato che la registrazione dei canadesi all'estero avviene su base esclusivamente volontaria, e quindi non è escluso che il numero delle presenze sia superiore.
Una lunga lettera di partecipazione, scritta dal primo ministro canadese Stephen Harper, è stata postata sul sito del governo, e le sue prime battute le potete leggere qui sotto.
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| La prima parte del comunicato della famiglia Harper |
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domenica 12 ottobre 2014
Malala Yousafzai, dopo il Nobel ecco la cittadinanza canadese
Malala Yousafzai continua a mietere onorificenze: dopo il Premio Nobel per la pace, la giovane ragazza pachistana vittima di un attentato talebano nel 2009 (quando aveva solo 12 anni perché difendeva il diritto delle bambine allo studio nella valle dello Swat) è arrivata anche la cittadinanza onoraria del Canada, uno dei Paesi principe per quanto riguarda i diritti civili.
Il primo ministro Stephen Harper lo aveva infatti annunciato già lo scorso anno e adesso lo ha ribadito: "A nome dei canadesi, desidero felicitarmi con Malala Yousafzai e anche con Kailash Satyarthi (l'altro Nobel assegnato a pari merito, ndr) per il formidabile lavoro che hanno fatto compiuto per l'umanità", ha scritto in un comunicato in cui annuncia anche che il 22 ottobre la giovane pachistana sarà in visita ad Ottawa e che in quell'occasione le verrà consegnata la cittadinanza onoraria.
In passato anche il Dalai Lama, Nelson Mandela e Aung San Suu Ky avevano ricevuto lo stesso riconoscimento.
Il primo ministro Stephen Harper lo aveva infatti annunciato già lo scorso anno e adesso lo ha ribadito: "A nome dei canadesi, desidero felicitarmi con Malala Yousafzai e anche con Kailash Satyarthi (l'altro Nobel assegnato a pari merito, ndr) per il formidabile lavoro che hanno fatto compiuto per l'umanità", ha scritto in un comunicato in cui annuncia anche che il 22 ottobre la giovane pachistana sarà in visita ad Ottawa e che in quell'occasione le verrà consegnata la cittadinanza onoraria.
In passato anche il Dalai Lama, Nelson Mandela e Aung San Suu Ky avevano ricevuto lo stesso riconoscimento.
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venerdì 31 gennaio 2014
Italia-Canada: avanti con piano operativo per sistema Italia
Il piano operativo per il 2014
secondo le linee definite con la visita del premier Enrico Letta
in Canada nel settembre scorso e poi del viceministro per lo
sviluppo economico Carlo Calenda è stato al centro a Ottawa
di una riunione dei rappresentanti degli Enti preposti alla
promozione del sistema economico italiano nel Paese
nordamericano.
"L'incontro non poteva svolgersi in un momento più favorevole", ha commentato l'Ambasciatore, Gian Lorenzo Cornado: "Il rapporto privilegiato fra Italia e Canada e tra i primi ministri Letta e (Stephen) Harper, il comune approccio a una politica estera fondata sulla difesa di valori e principi universali, tra cui, anche grazie al decisivo impulso impresso della Ministro degli Esteri (Emma) Bonino e del collega canadese (John) Baird, i diritti delle donne e dei bambini, sono all'origine del grande rilancio delle relazioni bilaterali".
La riunione ha permesso di esaminare il piano concordato da Calenda e dal Ministro del Commercio Internazionale canadese Edward Fast, in base al quale Italia e Canada promuoveranno quest'anno le proprie iniziative in maniera coordinata, in attesa della finalizzazione del negoziato per il Comprehensive Economic and Trade Agreement, accordo di libero scambio tra il Canada e l'Unione Europea, che darà alle aziende italiane un vantaggio competitivo nel mercato canadese e che, secondo le previsioni, favorirà un incremento del 20% dei flussi commerciali. Hanno partecipato i Consoli Generali italiani a Toronto, Montreal e Vancouver e rappresentanti del Ministero della Difesa, della Banca d'Italia, di Ice Agenzia, Enit, delle Camere di Commercio italiane e delle principali imprese italiane operanti nel Paese.
Il Canada è l'unica nazione del G8 ad essere stata toccata solo in misura marginale dalla crisi del 2008-2009. Con un tasso di crescita media negli ultimi 4 anni stabile al 2,3% e in grado di generare occupazione, un mercato sofisticato, uno sbocco naturale sul mercato Usa e un settore energetico in massima espansione, il Canada offre straordinarie possibilità alle aziende italiane sia nei settori tradizionali dell'agroalimentare e dei vini, sia in settori ad alto contenuto tecnologico (meccanica strumentale ed industriale, biomedico), sia ancora nelle infrastrutture e del manifatturiero a servizio dell'Oil&Gas.
Le importazioni canadesi dall'Italia hanno registrato nel 2013 un incremento record dell'11,52%, superiore in percentuale rispetto a tutti i partner europei e agli Usa.
(cit. ANSA, foto Corriere Italiano)
"L'incontro non poteva svolgersi in un momento più favorevole", ha commentato l'Ambasciatore, Gian Lorenzo Cornado: "Il rapporto privilegiato fra Italia e Canada e tra i primi ministri Letta e (Stephen) Harper, il comune approccio a una politica estera fondata sulla difesa di valori e principi universali, tra cui, anche grazie al decisivo impulso impresso della Ministro degli Esteri (Emma) Bonino e del collega canadese (John) Baird, i diritti delle donne e dei bambini, sono all'origine del grande rilancio delle relazioni bilaterali".
La riunione ha permesso di esaminare il piano concordato da Calenda e dal Ministro del Commercio Internazionale canadese Edward Fast, in base al quale Italia e Canada promuoveranno quest'anno le proprie iniziative in maniera coordinata, in attesa della finalizzazione del negoziato per il Comprehensive Economic and Trade Agreement, accordo di libero scambio tra il Canada e l'Unione Europea, che darà alle aziende italiane un vantaggio competitivo nel mercato canadese e che, secondo le previsioni, favorirà un incremento del 20% dei flussi commerciali. Hanno partecipato i Consoli Generali italiani a Toronto, Montreal e Vancouver e rappresentanti del Ministero della Difesa, della Banca d'Italia, di Ice Agenzia, Enit, delle Camere di Commercio italiane e delle principali imprese italiane operanti nel Paese.
Il Canada è l'unica nazione del G8 ad essere stata toccata solo in misura marginale dalla crisi del 2008-2009. Con un tasso di crescita media negli ultimi 4 anni stabile al 2,3% e in grado di generare occupazione, un mercato sofisticato, uno sbocco naturale sul mercato Usa e un settore energetico in massima espansione, il Canada offre straordinarie possibilità alle aziende italiane sia nei settori tradizionali dell'agroalimentare e dei vini, sia in settori ad alto contenuto tecnologico (meccanica strumentale ed industriale, biomedico), sia ancora nelle infrastrutture e del manifatturiero a servizio dell'Oil&Gas.
Le importazioni canadesi dall'Italia hanno registrato nel 2013 un incremento record dell'11,52%, superiore in percentuale rispetto a tutti i partner europei e agli Usa.
(cit. ANSA, foto Corriere Italiano)
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domenica 20 ottobre 2013
Gorgonzola, Asiago e Fontina alzano gli scudi contro le copie canadesi
Gorgonzola, Asiago e Fontina, sono questi tre formaggi italiani, le cui sorti sono nelle mani del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e del premier canadese Stephen Harper che, a Bruxelles, si apprestano a concludere l'accordo di libero scambio tra le due sponde dell'Atlantico.
Accordo che, per le sole esportazioni agroalimentarie europee verso il Canada, rappresenta un valore di 2,9 miliardi di euro. Così, fra i nodi negoziali ancora da sciogliere c'è la sorte di cinque formaggi - i tre italiani, più la Feta greca e il francese Munster - per i quali Bruxelles richiede l'obbligo dell'origine in etichetta insieme al divieto di evocare il prodotto originale, mettendo per esempio una bandiera italiana su un formaggio di imitazione canadese.
I due leader dovranno poi definire la quota generale di esportazione di formaggi verso il Canada, e la quota di esportazione di carne bovina canadese verso l'Ue.
Fra le Dop e le Igp italiane presenti ci sarebbero il Prosciutto di Parma, il Prosciutto di San Daniele, il Grana Padano e l'Aceto Balsamico di Modena.
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venerdì 18 ottobre 2013
Ue-Canada, accordo sul libero scambio più vicino
Il Canada e l'Unione Europea sono sul punto di cocludere i negoziati, avviati nel maggio del 2009, su un accordo di libero scambio. Lo ha annunciato il premier canadese, Stephen Harper (nella foto).
Sul tavolo restano essenzialmente due questioni aperte: le esportazioni della carne di manzo canadese in Europa e quelle del formaggio europeo in Canada, su cui sarebbe stato trovato un accordo di principio.
Nel 2011 il commercio bilaterale ha fatto registrare un valore di 86 miliardi di euro, con l'Ue il secondo partner commerciale di Ottawa dietro agli Stati Uniti.
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lunedì 23 settembre 2013
Letta agli italocanadesi: "Voi meglio della politica di Roma"
Sono parole di speranza quelli che il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha rivolto alla foltissima comunità italocanadese di Toronto radunatasi per incontrarlo.
E dalle lodi per gli emigrati e i figli degli emigrati che tanto si sono distinti in questa terra lontana, Letta trae spunto per sferzare la politica italiana. Il premier ha infatti osservato che con il loro lavoro e la loro forza sono stati "più credibili" della politica di Roma, troppo spesso "confusa e complessa".
"Con la vostra forza - ha sottolineato Letta - avete sostituito le tante difficoltà che la politica italiana ha vissuto".
Il presidente del Consiglio ha parlato a una cena di gala in qualità di ospite d'onore, a fianco del premier Stephen Harper. E qui, passando con grande disinvoltura dall'inglese, al francese e all'italiano, Letta ha messo in chiaro come l'Italia "venga da un periodo complicato che non è ancora finito". Quindi ha elencato i momenti in cui i nostri immigrati in Canada hanno aiutato la terra dei loro avi, citando ad esempio la solidarietà dimostrata in occasione del terremoto de L'Aquila. Ma il discorso di Letta è andato oltre, arrivando a descrivere un sistema politico ancora troppo debole e diviso, pur non citando esplicitamente i tanti problemi da affrontare per il suo esecutivo: "In passato avete sostituito le tante difficoltà della nostra politica nazionale. Con la vostra forza ci avete rappresentato come persone credibili e responsabili. Tutto questo - ha sottolineato Letta - ha voluto dire molto di più di quanto noi da Roma abbiamo potuto fare. Per questo voglio ringraziarvi".
Infine, tra gli applausi, ha comunque chiuso il suo intervento con una nota di ottimismo: "Credo che le maggiori difficolta'' le abbiamo alle spalle. Il nostro futuro sarà migliore".
E dalle lodi per gli emigrati e i figli degli emigrati che tanto si sono distinti in questa terra lontana, Letta trae spunto per sferzare la politica italiana. Il premier ha infatti osservato che con il loro lavoro e la loro forza sono stati "più credibili" della politica di Roma, troppo spesso "confusa e complessa".
"Con la vostra forza - ha sottolineato Letta - avete sostituito le tante difficoltà che la politica italiana ha vissuto".
Il presidente del Consiglio ha parlato a una cena di gala in qualità di ospite d'onore, a fianco del premier Stephen Harper. E qui, passando con grande disinvoltura dall'inglese, al francese e all'italiano, Letta ha messo in chiaro come l'Italia "venga da un periodo complicato che non è ancora finito". Quindi ha elencato i momenti in cui i nostri immigrati in Canada hanno aiutato la terra dei loro avi, citando ad esempio la solidarietà dimostrata in occasione del terremoto de L'Aquila. Ma il discorso di Letta è andato oltre, arrivando a descrivere un sistema politico ancora troppo debole e diviso, pur non citando esplicitamente i tanti problemi da affrontare per il suo esecutivo: "In passato avete sostituito le tante difficoltà della nostra politica nazionale. Con la vostra forza ci avete rappresentato come persone credibili e responsabili. Tutto questo - ha sottolineato Letta - ha voluto dire molto di più di quanto noi da Roma abbiamo potuto fare. Per questo voglio ringraziarvi".
Infine, tra gli applausi, ha comunque chiuso il suo intervento con una nota di ottimismo: "Credo che le maggiori difficolta'' le abbiamo alle spalle. Il nostro futuro sarà migliore".
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domenica 22 settembre 2013
Nairobi news, anche due canadesi fra le vittime in Kenya
Ci sono anche due canadesi fra le decine di morti della strage di Nairobi, frutto del delirio islamico che ha provocato l'attacco al 'mall' della capitale del Kenya.
Solo di una vittima però si conoscono le generalità: Annemarie Desloges, 29 anni, distaccata al Department of Citizenship and Immigration canadese presente nella nazione africana.
"Verrà ricordata e onorata", ha detto di lei il primo ministro canadese Stephen Harper, che proprio in queste ore incontrerà la sua controparte italiana Enrico Letta. "Il Canada condanna nella maniera più forte questo atto vile diretto contro dei semplici civili innocenti che si erano recati a fare compere", ha poi aggiunto.
Il marito della Desloges, Robert Munk, è rimasto ferito nell'attentato. Trasportato all'ospedale, è stato medicato e già rilasciato.
(le due foto sotto sono di Siegfried Modola/Reuters)
Solo di una vittima però si conoscono le generalità: Annemarie Desloges, 29 anni, distaccata al Department of Citizenship and Immigration canadese presente nella nazione africana.
"Verrà ricordata e onorata", ha detto di lei il primo ministro canadese Stephen Harper, che proprio in queste ore incontrerà la sua controparte italiana Enrico Letta. "Il Canada condanna nella maniera più forte questo atto vile diretto contro dei semplici civili innocenti che si erano recati a fare compere", ha poi aggiunto.
Il marito della Desloges, Robert Munk, è rimasto ferito nell'attentato. Trasportato all'ospedale, è stato medicato e già rilasciato.
(le due foto sotto sono di Siegfried Modola/Reuters)
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
Letta in Nord America, la prima volta del premier italiano
Enrico Letta parte per il Nord America, la prima volta per il premier nel Canada e negli Stati Uniti, dove parteciperà all'assemblea generale dell'Onu a New York.
La prima tappa della tournée nordamericana del presidente del Consiglio sarà Toronto. L'arrivo del premier è previsto per domenica pomeriggio: Letta incontrerà prima il governatore generale del Canada, David Johnston, quindi il primo ministro canadese Stephen Harper, con il quale vedrà la comunità italo-canadese.
Lunedì invece Letta sarà a Ottawa, al Parlamento canadese, mentre in serata volerà a New York per i lavori dell'Onu.
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
lunedì 16 settembre 2013
Letta in Canada il 22 e il 23 settembre
Per due giorni, il 22 e il 23 settembre, il presidente del Consiglio, Enrico Letta, farà in visita in Canada, a Toronto e a Ottawa.
Letta arriverà nel pomeriggio del 22 settembre a Toronto, dove incontrerà la comunità italo-canadese, poi si trasferirà a Ottawa, dove nella mattina del 23 settembre sarà ricevuto dal primo ministro Stephen Harper.
Nella serata dello stesso giorno il presidente del Consiglio italiano partirà per New York, negli Stati Uniti, per la 68.a assemblea generale dell'Onu.
Letta arriverà nel pomeriggio del 22 settembre a Toronto, dove incontrerà la comunità italo-canadese, poi si trasferirà a Ottawa, dove nella mattina del 23 settembre sarà ricevuto dal primo ministro Stephen Harper.
Nella serata dello stesso giorno il presidente del Consiglio italiano partirà per New York, negli Stati Uniti, per la 68.a assemblea generale dell'Onu.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
venerdì 13 settembre 2013
Keystone XL: Harper 'implora' Obama, l'americano manco gli risponde
Barack Obama dica "sì" all'oleodotto Keystone XL. E' quello che vuole il Canada, pronto per questo ad accettare gli obiettivi statunitensi sulla riduzione dei gas serra.
Secondo quanto riportato da un articolo del Washington Examiner, giornale conservatore, il primo ministro canadese, Stephen Harper, avrebbe spedito una lettera, ad agosto, per chiedere - il quotidiano, nel titolo, ha usato il verbo 'implorare' - con insistenza al presidente statunitense di approvare il controverso progetto dell'oleodotto che permetterebbe il trasporto del petrolio estratto dalle sabbie bituminose canadesi fino al Golfo del Messico.
Citando fonti d'alto livello, la CBC, la televisione canadese, ha parlato per prima della lettera, in cui il primo ministro canadese si sarebbe detto "disponibile a un'azione comune per ridurre le emissioni di gas serra" per ottenere l'approvazione del Keystone XL. Obama però, sempre secondo le stesse fonti, non avrebbe risposto alla lettera di Harper.
La decisione finale sulla costruzione dell'oleodotto da 7 miliardi di dollari intanto continua a essere rinviata e, a questo punto, sembra difficile che possa arrivare prima del 2014.
Un progetto che, secondo i favorevoli, potrebbe creare migliaia di posti di lavoro e permettere agli Stati Uniti di aumentare la propria indipendenza energetica; per i contrari, invece, danneggerebbe soltanto l'ambiente.
Secondo quanto riportato da un articolo del Washington Examiner, giornale conservatore, il primo ministro canadese, Stephen Harper, avrebbe spedito una lettera, ad agosto, per chiedere - il quotidiano, nel titolo, ha usato il verbo 'implorare' - con insistenza al presidente statunitense di approvare il controverso progetto dell'oleodotto che permetterebbe il trasporto del petrolio estratto dalle sabbie bituminose canadesi fino al Golfo del Messico.
Citando fonti d'alto livello, la CBC, la televisione canadese, ha parlato per prima della lettera, in cui il primo ministro canadese si sarebbe detto "disponibile a un'azione comune per ridurre le emissioni di gas serra" per ottenere l'approvazione del Keystone XL. Obama però, sempre secondo le stesse fonti, non avrebbe risposto alla lettera di Harper.
La decisione finale sulla costruzione dell'oleodotto da 7 miliardi di dollari intanto continua a essere rinviata e, a questo punto, sembra difficile che possa arrivare prima del 2014.
Un progetto che, secondo i favorevoli, potrebbe creare migliaia di posti di lavoro e permettere agli Stati Uniti di aumentare la propria indipendenza energetica; per i contrari, invece, danneggerebbe soltanto l'ambiente.
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martedì 16 luglio 2013
Stephen Harper pronto al rimpasto di governo
Stephen Harper, primo ministro del Canada, è pronto al rimpasto di governo. Una decisione che è anche una speranza, visto che quello che è il 22° primo ministro del Canada (Harper è nato a Toronto nel 1959) è al minimo storico della popolarità dal 2006, ovvero 'sette anni di potere fa'.
Tuttavia i ministeri considerati 'chiave' come quelli delle Finanze, degli Esteri e della Difesa non verranno toccati dalla manovra.
Nelle settimane che hanno preceduto l'annuncio del rimpasto, una decina di ministri hanno preannunciato che lasceranno il proprio posto: fra questi il ministro della Pubblica sicurezza, Vic Toews e il collega dell'Ambiente, Peter Kent.
In un comunicato, Harper ha sottolineato: "Questi cambiamenti ai ministeri coinvolgeranno sia giovani membri del Parlamento pronti per nuove opportunità, ma vedranno anche la conferma di mani capaci che continueranno a mantenere una forte leadership in 'portafogli' chiave. In particolare, sono orgoglioso di dare il benvenuto a quattro nuove forti e capaci donne al tavolo del Gabinetto".
Tuttavia i ministeri considerati 'chiave' come quelli delle Finanze, degli Esteri e della Difesa non verranno toccati dalla manovra.
Nelle settimane che hanno preceduto l'annuncio del rimpasto, una decina di ministri hanno preannunciato che lasceranno il proprio posto: fra questi il ministro della Pubblica sicurezza, Vic Toews e il collega dell'Ambiente, Peter Kent.
In un comunicato, Harper ha sottolineato: "Questi cambiamenti ai ministeri coinvolgeranno sia giovani membri del Parlamento pronti per nuove opportunità, ma vedranno anche la conferma di mani capaci che continueranno a mantenere una forte leadership in 'portafogli' chiave. In particolare, sono orgoglioso di dare il benvenuto a quattro nuove forti e capaci donne al tavolo del Gabinetto".
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