Raddoppiare le esportazioni
in Canada nei prossimi cinque anni, passando da 50mila a 100mila
forme.
Questo - spiega una nota - l'obiettivo del Consorzio del
Parmigiano Reggiano, che al Fancy Food di New York ha raggiunto
accordi con le tre principali catene distributive al dettaglio
nel Paese nordamericano: Costco Canada, Loblaws e Sobey's.
"Il mercato canadese - spiega il direttore del Consorzio,
Riccardo Deserti - rappresenta, per importanza, il secondo
mercato extra Ue dopo gli Stati Uniti, con 50mila forme, circa
2mila tonnellate, di export annuo, ed è qui che negli ultimi
dieci anni si è fortemente diffusa la conoscenza del nostro
prodotto". Le esportazioni "pur essendo costantemente aumentate
- spiega Deserti - hanno però risentito, sino a oggi, dei
limiti imposti dal regime delle quote in vigore in Canada, che
impone un tetto alle importazioni di formaggi dall'Unione
Europea. Ora, però, si aprono prospettive del tutto nuove,
legate da una parte all'accordo sul libero scambio Ceta (siglato
tra Unione Europea e Canada nel 2014) che programma per i
prossimi anni la concessione di nuove quote per le importazioni
di formaggi europei e, dall'altra, proprio grazie agli accordi
siglati dal Consorzio a New York con le tre grandi catene
canadesi". (fonte ANSA)
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sabato 18 luglio 2015
Parmigiano Reggiano vuole raddoppiare l'export in Canada
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Riccardo Deserti
Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
domenica 20 ottobre 2013
Gorgonzola, Asiago e Fontina alzano gli scudi contro le copie canadesi
Gorgonzola, Asiago e Fontina, sono questi tre formaggi italiani, le cui sorti sono nelle mani del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e del premier canadese Stephen Harper che, a Bruxelles, si apprestano a concludere l'accordo di libero scambio tra le due sponde dell'Atlantico.
Accordo che, per le sole esportazioni agroalimentarie europee verso il Canada, rappresenta un valore di 2,9 miliardi di euro. Così, fra i nodi negoziali ancora da sciogliere c'è la sorte di cinque formaggi - i tre italiani, più la Feta greca e il francese Munster - per i quali Bruxelles richiede l'obbligo dell'origine in etichetta insieme al divieto di evocare il prodotto originale, mettendo per esempio una bandiera italiana su un formaggio di imitazione canadese.
I due leader dovranno poi definire la quota generale di esportazione di formaggi verso il Canada, e la quota di esportazione di carne bovina canadese verso l'Ue.
Fra le Dop e le Igp italiane presenti ci sarebbero il Prosciutto di Parma, il Prosciutto di San Daniele, il Grana Padano e l'Aceto Balsamico di Modena.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
venerdì 6 settembre 2013
Commercio estero, in Canada prodotti e marchi 'taroccati' del made in Italy
Le esportazioni di cibi e bevande Made in Italy aumentano del 12% fuori dall'Unione Europea, dove si è arrivati a realizzare oltre un terzo del fatturato dei prodotti agroalimentari diretti all'estero nel 2013. E' quanto emerge da un'analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativa al commercio estero nei primi cinque mesi dell'anno.
Un segnale positivo in vista dell'Expo, che deve rappresentare l'occasione per fare conoscere la vera identità del prodotto italiano all'estero, dove il nemico maggiore - sostiene la Coldiretti - sono le imitazioni 'low cost' con il cosiddetto 'Italian sounding' che colpisce i prodotti più rappresentativi dell'identità alimentare nazionale.
Fra i tanti, in Canada, spicca il 'salami calabrese'.
Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le più copiate nel mondo, con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada. E in alcuni casi sono i marchi storici a essere 'taroccati', come nel caso della mortadella e del prosciutto San Daniele.
Bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che - conclude la Coldiretti - causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale, cercando un accordo sul commercio internazionale nel WTO per la tutela delle denominazioni dai falsi.
Un segnale positivo in vista dell'Expo, che deve rappresentare l'occasione per fare conoscere la vera identità del prodotto italiano all'estero, dove il nemico maggiore - sostiene la Coldiretti - sono le imitazioni 'low cost' con il cosiddetto 'Italian sounding' che colpisce i prodotti più rappresentativi dell'identità alimentare nazionale.
Fra i tanti, in Canada, spicca il 'salami calabrese'.
Le denominazioni Parmigiano Reggiano e Grana Padano sono le più copiate nel mondo, con il Parmesan diffuso in tutti i continenti, dagli Stati Uniti al Canada. E in alcuni casi sono i marchi storici a essere 'taroccati', come nel caso della mortadella e del prosciutto San Daniele.
Bisogna combattere un inganno globale per i consumatori che - conclude la Coldiretti - causa danni economici e di immagine alla produzione italiana sul piano internazionale, cercando un accordo sul commercio internazionale nel WTO per la tutela delle denominazioni dai falsi.
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sabato 1 giugno 2013
Prosciutto San Daniele, quello dop e quello dop-pione...
L'imitazione canadese del prosciutto di San Daniele io l'ho mangiata durante la mia permanenza 'a nord del confine'. Si chiama San Daniele, appunto. E non è nemmeno male, lo dico da profano, e anche da mezzo friulano. Un paragone che si è ripetuto all’AICIG (Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche) di Roma, dove si è svolta la prima degustazione comparata tra l’autentica DOP 'furlana' e il San Daniele Ham prodotto a Brampton.
Vale la pena ricordare che ogni anno i 'dop-pioni' danneggiano l’export agroalimentare italiano per milioni di Euro.
Dagli anni '70 la St. Maria Foods Ltd di Brampton (anche denominata Mastro) utilizza la denominazione 'San Daniele' grazie a una registrazione del marchio in Canada che viene apposto su prosciutti crudi, mortadelle e speck, tutti però prodotti localmente.
Oltre al nome, la 'copia' riproduce anche i luoghi fisici come le colline, il paese e le Alpi che si trovano in provincia di Udine. La comparazione, inutile dirlo, ha visto vincitore il prodotto 'made in Friuli'. Questo però l'ha deciso l'AICIG. Io, in Canada, mi accontentavo alla grande di quello di Brampton. Fuorviato, molto probabilmente, dal nome.
(foto home page Mastro/St. Maria Foods Ltd)
Vale la pena ricordare che ogni anno i 'dop-pioni' danneggiano l’export agroalimentare italiano per milioni di Euro.
Dagli anni '70 la St. Maria Foods Ltd di Brampton (anche denominata Mastro) utilizza la denominazione 'San Daniele' grazie a una registrazione del marchio in Canada che viene apposto su prosciutti crudi, mortadelle e speck, tutti però prodotti localmente.
Oltre al nome, la 'copia' riproduce anche i luoghi fisici come le colline, il paese e le Alpi che si trovano in provincia di Udine. La comparazione, inutile dirlo, ha visto vincitore il prodotto 'made in Friuli'. Questo però l'ha deciso l'AICIG. Io, in Canada, mi accontentavo alla grande di quello di Brampton. Fuorviato, molto probabilmente, dal nome.
(foto home page Mastro/St. Maria Foods Ltd)
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