E' stato ribattezzato 'Parm Crack'. Undici punti vendita canadesi della catena Whole Foods hanno cominciato a tagliare altrettante forme di Parmigiano Reggiano. Oltre che in Canada, l'evento ha toccato altre nazioni di lingua inglese, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, per un totale di 438 negozi, con una simbolica forma per negozio.
"La catena Whole Foods - spiega Riccardo Deserti, direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano - già da qualche anno organizza in collaborazione con il Consorzio questa apertura spettacolarizzata delle forme per portare l'attenzione dei propri consumatori e clienti sul tema della qualità degli alimenti".
Campagne di questo genere, prosegue Deserti, "appaiono ancora più importanti all'indomani della scoperta, avvenuta proprio sul mercato americano, da parte della Food and Drugs Administration, del cosiddetto 'parmesan americano alla segatura', con cellulosa oltre i limiti consentiti, un prodotto che nulla ha a che fare con il vero Parmigiano Reggiano". Una scoperta "di pochi giorni fa - prosegue l'esponente del consorzio - che ha riportato all'attenzione del grande pubblico quanto sia dannoso lasciare alle pure logiche di mercato la produzione dei prodotti alimentari, senza il rispetto delle più elementari regole di produzione e delle corrette indicazioni sull'origine dei prodotti. In particolare in un mercato come quello Usa in cui è in crescita sia l'attenzione da parte dei consumatori, sia la domanda dei prodotti di alta gamma, come testimonia - chiosa Deserti - il +28% di esportazioni di Parmigiano Reggiano nel 2015".
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domenica 28 febbraio 2016
Parmigiano Reggiano, debutto a Whole Foods
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
mercoledì 11 dicembre 2013
Petrolio Usa, in Canada le principali esportazioni
C'è fermento nel mondo del petrolio nordamericano. Le varie compagnie petrolifere sono infatti in corsa per
assicurarsi una licenza per l'esportazione del greggio statunitense,
mentre il boom dello Shale Oil sta portando a un aumento delle
scorte lungo il Golfo del Messico.
Il governo di Washington ne ha rilasciate 103, valide entro l'ultimo anno fiscale, oltre il doppio rispetto a quelle approvate per l'anno fiscale 2012, secondo dati acquisiti dal Financial Times.
All'incirca una dozzina di quelle assegnate l'anno scorso sono finite al Canada, il primo gestore straniero del petrolio 'made in Usa'.
Fra i grandi produttori di greggio c'è il Texas, le cui restrizioni per il trasporto del petrolio via mare alle raffinerie degli Stati Uniti rendono l'esportazione verso il Canada una buona soluzione. Tanto che le esportazioni verso questo Paese hanno raggiunto un totale di 99mila barili al giorno in settembre, secondo gli ultimi dati ufficiali.
Si stima però che l'esportazione di greggio verso il Canada stia raggiungendo i 200mila barili al giorno, la cifra più alta registrata negli ultimi dieci anni. Oltre 3,3 milioni di barili hanno lasciato il porto di Corpus Christi, in Texas, diretti verso il Canada negli ultimi undici mesi, fino a novembre.
Il governo di Washington ne ha rilasciate 103, valide entro l'ultimo anno fiscale, oltre il doppio rispetto a quelle approvate per l'anno fiscale 2012, secondo dati acquisiti dal Financial Times.
All'incirca una dozzina di quelle assegnate l'anno scorso sono finite al Canada, il primo gestore straniero del petrolio 'made in Usa'.
Fra i grandi produttori di greggio c'è il Texas, le cui restrizioni per il trasporto del petrolio via mare alle raffinerie degli Stati Uniti rendono l'esportazione verso il Canada una buona soluzione. Tanto che le esportazioni verso questo Paese hanno raggiunto un totale di 99mila barili al giorno in settembre, secondo gli ultimi dati ufficiali.
Si stima però che l'esportazione di greggio verso il Canada stia raggiungendo i 200mila barili al giorno, la cifra più alta registrata negli ultimi dieci anni. Oltre 3,3 milioni di barili hanno lasciato il porto di Corpus Christi, in Texas, diretti verso il Canada negli ultimi undici mesi, fino a novembre.
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
domenica 20 ottobre 2013
Gorgonzola, Asiago e Fontina alzano gli scudi contro le copie canadesi
Gorgonzola, Asiago e Fontina, sono questi tre formaggi italiani, le cui sorti sono nelle mani del presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e del premier canadese Stephen Harper che, a Bruxelles, si apprestano a concludere l'accordo di libero scambio tra le due sponde dell'Atlantico.
Accordo che, per le sole esportazioni agroalimentarie europee verso il Canada, rappresenta un valore di 2,9 miliardi di euro. Così, fra i nodi negoziali ancora da sciogliere c'è la sorte di cinque formaggi - i tre italiani, più la Feta greca e il francese Munster - per i quali Bruxelles richiede l'obbligo dell'origine in etichetta insieme al divieto di evocare il prodotto originale, mettendo per esempio una bandiera italiana su un formaggio di imitazione canadese.
I due leader dovranno poi definire la quota generale di esportazione di formaggi verso il Canada, e la quota di esportazione di carne bovina canadese verso l'Ue.
Fra le Dop e le Igp italiane presenti ci sarebbero il Prosciutto di Parma, il Prosciutto di San Daniele, il Grana Padano e l'Aceto Balsamico di Modena.
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venerdì 18 ottobre 2013
Ue-Canada, accordo sul libero scambio più vicino
Il Canada e l'Unione Europea sono sul punto di cocludere i negoziati, avviati nel maggio del 2009, su un accordo di libero scambio. Lo ha annunciato il premier canadese, Stephen Harper (nella foto).
Sul tavolo restano essenzialmente due questioni aperte: le esportazioni della carne di manzo canadese in Europa e quelle del formaggio europeo in Canada, su cui sarebbe stato trovato un accordo di principio.
Nel 2011 il commercio bilaterale ha fatto registrare un valore di 86 miliardi di euro, con l'Ue il secondo partner commerciale di Ottawa dietro agli Stati Uniti.
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