martedì 27 marzo 2018

Trudeau e il ridicolo balletto delle scuse: ora tocca ai Tsilhqot'in

Justin Trudeau continua a scusarsi, e ormai il refrain sembra quello di un film comico. Il primo ministro canadese si è scusato con gli omosessuali, con le lesbiche, con le religioni che non siano la sua, con i 'diversamente bianchi', con gli ammalati e i penitenti, con i peccatori e i fumatori di marijuana. Ora il 'giovin politico' si genuflette di fronte all'ennesima minoranza, quella degli indiani, pardon 'aborigeni', perché sennò da queste parti si offendono.
Le scuse arrivano con un ritardo di circa 150 anni, e probabilmente non serviranno a molto, anzi, a nulla. Allora capitò che sei capi tribù Tsilhqot'in, correva il 1864, vennero chiamati a partecipare a ciò che vennero loro presentate come trattative di pace che poi finirono nella guerra di Chilcotin o massacro di Bute Inlet.
I capi indiani Furono invece accusati di avere ucciso 14 operai che lavoravano alla costruzione di una strada, vennero quindi processati, condannati e impiccati.
Cinque vennero giustiziati nell'insediamento di Quesnel, un sesto vicino a New Westminster, dopo avere cercato di offrire un indennizzo.
Il fatto è che gli indiani massacrarono effettivamente i 14 operai. Cui però Trudeau non ha chiesto scusa.

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