Si riporta integralmente, di seguito, l'articolo apparso su Artribune e scritto da Desirée Maida, relativo all'inaugurazione della mostra “Imago Mundi – Great and North” a Venezia.
La collezione Imago Mundi di Benetton sbarca a Venezia con una mostra sull’arte del Nord America
di Desirée Maida
È stata appena inaugurata a Palazzo Loredan “Imago Mundi – Great and North”, il progetto di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton che questa volta vedrà protagonista l’arte del Nord America. Oltre 700 artisti in mostra raccontano le culture e i paesaggi dei popoli che vivono tra il Canada e gli Stati Uniti
Un mosaico, un mappamondo, sicuramente non una usuale collezione di opere d’arte, ma una poliedrica finestra che, attraverso i linguaggi di artisti di tutto il pianeta, restituisce una visione caleidoscopica delle culture di tanti paesi del mondo. È Imago Mundi, il progetto di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton che da anni oramai coinvolge artisti provenienti da tutti i continenti, affermati ed emergenti: più di 20mila finora da oltre 140 paesi, che diventeranno 26mila entro la fine del 2017. Ognuno di questi artisti ha creato un lavoro la cui unica limitazione è il suo formato: una tela 10×12 cm, contribuendo così alla creazione di “un progetto culturale, democratico e globale che guarda alle nuove frontiere dell’arte in nome della coesistenza della diversità espressiva”, come spiega Benetton. Dopo aver toccato diverse città in Italia e nel mondo, come Roma, Napoli, Palermo, Torino, Dakar, New York, Vienna e Sarajevo per citarne alcune, in questi giorni Imago Mundi è approdata al Palazzo Loredan di Venezia, per un’esposizione dedicata all’America Settentrionale.
UNA MAPPATURA ARTISTICA DEL NORD AMERICA
Great and North è il titolo della mostra che coinvolge 759 artisti provenienti dal Canada Centro-Orientale, il Canada Occidentale e dalle comunità Inuit e di Indigeni nordamericani. Un mosaico visuale che restituisce il profilo dell’arte contemporanea di un territorio vasto e multiforme che, partendo dall’estremo Nord del Nunavut coperto di ghiacci, percorre le praterie assolate del Mid West, e dai picchi impervi delle Montagne Rocciose arriva fino alle coste del Pacifico, attraversando laghi, fiumi, tundra, foreste e metropoli. Alla diversità di paesaggi di questo percorso che tocca Canada e Stati Uniti, corrisponde la pluralità del tessuto artistico espresso in queste collezioni: agli Inuit del Canada settentrionale si affiancano i nativi degli Stati Uniti e gli artisti delle grandi città canadesi che per le loro opere hanno scelto colori a olio, acrilici, pastelli, ma anche pelle di foca, pietra saponaria, alabastro, chiodi e petali di rosa. Una pluralità artistica che è evidente simbolo dell’incontro tra diverse culture che oramai da secoli convivono nello stesso territorio. Il risultato è un affresco colorato di questo pezzo di mondo che oltre alla varietà di temi, estetiche, materiali e tecniche, offre anche spazio per la riflessione.
lunedì 4 settembre 2017
L'arte del Nord America in mostra a Venezia
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
