Il Canada è qui, il Canada è là. Insomma, questi 150 anni di storia dello stato nordamericano rischiano di diventare un tormentone dove a farla da padrone sono una lunga serie di banalità demagogiche che, soprattutto da quando Justin Trudeau è diventato primo ministro, i media cercano di spacciare come assolute. Ma io, che in Canada ci ho vissuto per tre anni, vi dico che non è vero. E ne ho scelte almeno otto su cui meditare attentamente.
1) Il Canada è uno dei Paesi più belli del mondo.
Cominciamo con il dire che per visitare queste 'bellezze' è sempre e inevitabilmente necessario l'aereo e lunghe ore di trekking, spaccarsi la schiena e affrontare spese notevoli. L'Italia ha angoli altrettanto suggestivi, ma soprattutto vicini fra loro: le Dolomiti e Venezia, il lago di Garda e borghi medievali come Montagnana, sono tutti nell'arco di 200 chilometri. In Canada, partendo da Toronto, in cento chilometri si arriva nella squallidissima Hamilton. Il resto sono solo cittadine anonime e prive di qualsiasi attrattiva.
2) Toronto è una delle città più vivibili del mondo.
Toronto non è assolutamente una bella città, né tantomeno è vivibile. Anzi, è alquanto brutta, poco vivibile, Fredda e gelida per gran parte dell'anno, vive 'a chiazze' in alcune sue parti centrali, ma appena ci si sposta dal centro diventa un deserto. I mezzi sono rari, la metropolitana arriva solo fino a un certo punto, lasciando scoperta tutta l'area nord, trovare un taxi diventa un'impresa. Al di fuori del centro la 'bellissima' altro non è che un gigantesco quartiere dormitorio.
3) I canadesi sono simpatici.
Non è assolutamente vero. Sono gente normale, con cui sicuramente si fa conoscenza in maniera abbastanza facile, ma con i quali approfondire la stessa conoscenza diventa un'impresa. Se entrate in un locale canadese e non conoscete nessuno, forse riuscirete a sapere il nome di tutti, ma andrete poco oltre. Con quel terrificante intercalare ("Good for You") che sa tanto di presa per il culo, il canadese medio ascolta in maniera spesso disinteressata quello che supponete gli interessi. Di tutti gli 'amici' della serata non ne sentirete più nessuno, o quasi.
4) Il Canada è un Paese accogliente.
Il Canada accoglie chi vuole lui. I ragazzi italiani che vanno a lavorare in Canada, o trovano lavoro perché hanno una laurea da ingegneri (ma allora forse lo troverebbero pure in Europa) oppure sono inevitabilmente inghiottiti nel mercato nero dei ristoranti italiani che li pagano due dollari, li fanno dormire in stamberghe da cinesi e, spesso, sono coperti dalla mafia. Insomma, il massimo che si può trarre da una esperienza canadese è una vacanza alternativa pagata con i turni in pizzeria. Forse è meglio che stare in Italia a girarsi i pollici, però non chiamiamolo il Paese del futuro...
5) Il Canada accoglie i migranti.
Altra palla clamorosa. Intanto i cosiddetti 'migranti' che arrivano in Canada sono tutti iperselezionati, vengono filtrati ai vari punti d'ingresso del Paese (vedi aeroporto Pearson di Toronto), ma soprattutto si tratta di poche migliaia di persone, che vengono di conseguenza facilmente inserite in un Paese ampio e dove gli spazi vuoti non mancano. Nulla paragonato alla nostra Italia, le cui coste sono prese d'assalto da centinaia di migliaia di clandestini sbandati ogni anno, privi di qualifica lavorativa, spesso criminali. Insomma, chi arriva in Canada può effettivamente diventare una 'opportunità' come pomposamente il primo ministro locale, Justin Trudeau, lo definisce. Un'opportunità costruita a tavolino in precedenza.
6) In Canada tutte le minoranze convivono tra di loro.
Altra grande falsità. La cosiddetta 'convivenza' è a denti stretti, e obbligata dalle circostanze. Innanzi tutto, da leggi durissime con chi sgarra (e qui sì, ci sarebbe da imparare), e poi perchè, come conseguenza, il rischio di ritornare nei Paesi devestati di provenienza sarebbe altissimo. Insomma, indiani e pakistani, ebrei e palestinesi, serbi e croati, vivono nella stessa città ma non si frequentano. A parte quando sno obbligati. Non si ammazzano, anche se lo vorrebbero, per i motivi di cui sopra. Per questo le varie etnie non si mischiano ed è per questo che le radici con la madrepatria, al contrario degli Stati Uniti, rimangono forti. Anche questo, peraltro, viene visto come un elemento positivo. In realtà le diverse nazionalità restano divise proprio perchè è spesso impossibile trovar eun punto d'incontro e la comunità d'origine diventa quindi un punto di forza.
7) Justin Trudeau ha migliorato il Canada.
Il Canada era ed è così com'è ora ben prima dell'arrivo di Justin Trudeau, che non he cambiato una virgola, a parte il discorso della presunta' 'accoglienza' dei cosiddetti 'migranti'. Ha certamente introdotto leggi 'fondamentali' come quelle favorevoli al consumo di droga (che non credo possa considerarsi un vanto). Per nove anni, con il pieno consenso degli elettori, la nazione è stata retta dal conservatore Stephen Harper, persona schiva ma capace, e il Canada era altrettanto considerato un luogo di massima libertà. Trudeau non ha aggiunto nulla. Anzi, semmai le sue novità spesso 'cervellotiche' stanno creando maggiori e più acute divisioni all'interno del Paese.
8) Toronto è una città 'sotterranea'.
Scordatevelo. Chi si attende strade, negozi, bar e discoteche sotto al livello del mare, una sorta di Blade Runner in versione tunnel oscuri illuminati a giorno da lampade a olio, rimarrà deluso. A parte un paio di zone (soprattutto quella dell'hotel frontale alla stazione ferroviaria, di cui ho scordato il nome, forse Fairmont o qualcosa del genere), la Toronto sotterranea è costituita da qualche galleria prospicente alla metropolitana di turno, o poco più.
domenica 2 luglio 2017
Canada 150, otto balle che vi hanno raccontato sul Paese 'a nord del confine'
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
