lunedì 4 settembre 2017

Trudeau condanna la Corea del Nord, ma non basta

Il comunicato di Trudeau
Justin Trudeau prova a prendere posizione. Il primo ministro canadese ha infatti condannato in maniera "inequivocabile" l'ultimo test nucleare effettuato dalla Corea del Nord. Trudeau ha definito l'atteggiamento nordcoreano "aggressivo" e ha aggiunto che il programma missilistico del leader asiatico Kim Jong Un "rappresenta una chiara e presente minaccia alla sicurezza dei suoi vicina e della comunità internazionale".
Una condanna che però, per l'opposizione, non basta, sebbene Trudeau abbia, in maniera piuttosto vaga, affermato come il Canada debba continuare a lavorare assieme agli Alleati (Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti). Erin O’Toole, del Partito Conservatore, ma anche Romeo Dallaire (Partito Liberale, lo stesso di Trudeau), hanno infatti ribadito come sia necessario agire, unendosi allo scudo missilistico difensivo americano, opzione tuttora avversata dal primo ministro, 'pacifista a tutti i costi'.

L'arte del Nord America in mostra a Venezia

Si riporta integralmente, di seguito, l'articolo apparso su Artribune e scritto da Desirée Maida, relativo all'inaugurazione della mostra “Imago Mundi – Great and North” a Venezia.

La collezione Imago Mundi di Benetton sbarca a Venezia con una mostra sull’arte del Nord America
di Desirée Maida
È stata appena inaugurata a Palazzo Loredan “Imago Mundi – Great and North”, il progetto di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton che questa volta vedrà protagonista l’arte del Nord America. Oltre 700 artisti in mostra raccontano le culture e i paesaggi dei popoli che vivono tra il Canada e gli Stati Uniti

Un mosaico, un mappamondo, sicuramente non una usuale collezione di opere d’arte, ma una poliedrica finestra che, attraverso i linguaggi di artisti di tutto il pianeta, restituisce una visione caleidoscopica delle culture di tanti paesi del mondo. È Imago Mundi, il progetto di arte contemporanea promosso da Luciano Benetton che da anni oramai coinvolge artisti provenienti da tutti i continenti, affermati ed emergenti: più di 20mila finora da oltre 140 paesi, che diventeranno 26mila entro la fine del 2017. Ognuno di questi artisti ha creato un lavoro la cui unica limitazione è il suo formato: una tela 10×12 cm, contribuendo così alla creazione di “un progetto culturale, democratico e globale che guarda alle nuove frontiere dell’arte in nome della coesistenza della diversità espressiva”, come spiega Benetton. Dopo aver toccato diverse città in Italia e nel mondo, come Roma, Napoli, Palermo, Torino, Dakar, New York, Vienna e Sarajevo per citarne alcune, in questi giorni Imago Mundi è approdata al Palazzo Loredan di Venezia, per un’esposizione dedicata all’America Settentrionale.
UNA MAPPATURA ARTISTICA DEL NORD AMERICA
Great and North è il titolo della mostra che coinvolge 759 artisti provenienti dal Canada Centro-Orientale, il Canada Occidentale e dalle comunità Inuit e di Indigeni nordamericani. Un mosaico visuale che restituisce il profilo dell’arte contemporanea di un territorio vasto e multiforme che, partendo dall’estremo Nord del Nunavut coperto di ghiacci, percorre le praterie assolate del Mid West, e dai picchi impervi delle Montagne Rocciose arriva fino alle coste del Pacifico, attraversando laghi, fiumi, tundra, foreste e metropoli. Alla diversità di paesaggi di questo percorso che tocca Canada e Stati Uniti, corrisponde la pluralità del tessuto artistico espresso in queste collezioni: agli Inuit del Canada settentrionale si affiancano i nativi degli Stati Uniti e gli artisti delle grandi città canadesi che per le loro opere hanno scelto colori a olio, acrilici, pastelli, ma anche pelle di foca, pietra saponaria, alabastro, chiodi e petali di rosa. Una pluralità artistica che è evidente simbolo dell’incontro tra diverse culture che oramai da secoli convivono nello stesso territorio. Il risultato è un affresco colorato di questo pezzo di mondo che oltre alla varietà di temi, estetiche, materiali e tecniche, offre anche spazio per la riflessione.

domenica 3 settembre 2017

Guerra di mafia in Canada, un lungo elenco di omicidi

Si riporta integralmente l'articolo-inchiesta di Arcangelo Badolati sulla guerra di mafia attualmente in corso in Canada e pubblicato sul numero di questo 3 settembre sulla Gazzetta del Sud.

"La guerra tra siciliani e calabresi in Canada"
di Arcangelo Badolati
Omicidi a Montreal, Toronto, Vaughan, Hamilton, Woodbridge
ll sangue d’oltremare. Guerre per il controllo del business, regolamenti di conti interni e vendette sanguinarie animano la scena criminale canadese. Nella terra dei grandi laghi e delle cascate del Niagara risiedono migliaia e migliaia di calabresi e siciliani che hanno fatto fortuna: molti onestamente, altri seguendo i tortuosi sentieri del mondo criminale. Il Canada è la seconda patria dei Cuntrera-Caruana e dei Rizzuto così come dei Cotroni, dei Violi e dei Racco, famiglie isolane e calabre legate a Cosa nostra e alla ‘ndrangheta. L’ultima vittima dei conflitti mafiosi in atto è Antonio Di Blasio – chiare origini calabresi –  ucciso il 17 agosto scorso da un killer mentre accompagnava il figlio ad una partita di calcio in un parco posto alla periferia di Montreal. L’uomo è componente della cosca Rizzuto ed era legato al sottocapo di origine pugliese Rocco “sauce” Sollecito. Tra l’Ontario e il Quebec s’è scatenato uno scontro feroce finalizzato ad assumere il comando della mafia italo-americana e raccogliere l’eredità di Vito Rizzuto, storico capo della “Sesta famiglia” morto per una crisi cardiaca il 23 dicembre del 2013 in un letto d’ospedale. I clan calabresi, spodestati nel 1978 con l’assassinio di Paul Violi, originario di Sant’Eufemia d’Aspromonte e fino ad allora padrino assoluto delle organizzazioni criminali canadesi, vorrebbero riprendersi il potere e riempire il vuoto lasciato dalla scomparsa di “don Vito”. Di Blasio era un uomo legato ai Rizzuto e la circostanza gli è costata la vita. Una destino tragico toccato pure ad altri importanti esponenti della “Sesta famiglia”. Il primo marzo del 2016, a Montreal, cade assassinato Lorenzo Giordano, componente della “commissione” istituita per gestire gli affari dopo la morte di “don Vito”. È solo l’inizio perchè il successivo 28 maggio tocca ad un altro pezzo da novanta del gruppo di comando: Rocco Sollecito, detto “Sauce”, che viene trucidato davanti alla fermata d’un bus. Il tre giugno, in un caffè frequentato da italiani, un sicario chiude un altro “contratto” lasciando steso, accanto a un tavolino, Angelo D’Onofrio, amico di molti personaggi influenti del clan Rizzuto ma fuori dal giro. L’uomo viene trucidato per errore perché scambiato – secondo la polizia canadese – per Antonio Vanelli che a quell’ora e in quello stesso momento stava partecipando al funerale di Sollecito. D’Onofrio aveva la stessa età, la medesima corporatura, uguali capelli bianchi della vittima designata. Il 15 ottobre viene assassinato un altro luogotenente dei Rizzuto, Vince Spagnolo, 65 anni, trucidato davanti alla sua abitazione. Le pistole, però, tuonano anche nell’Ontario, feudo degli ndranghetisti calabresi già dai tempi dell’immarcescibile boss Mike Racco, passato a miglior vita per cause naturali alla fine degli anni 70 e legato al boss dei due mondi sidernese Antonio Macri. Il due maggio scorso Angelo Musitano, 39 anni, viene ucciso ad Hamilton da un sicario nel vialetto di casa. L’assassino, vestito di scuro spara mentre la vittima è ancora a bordo della propria auto. Il padre, Domenico Musitano, morto per un attacco cardiaco nel 1995, era considerato un “uomo di rispetto” a tutto tondo della città dell'Ontario. Il fratello di Angelo, Pasquale Musitano, detto “Pat”, la notte del successivo 27 giugno subisce a sua volta un attentato: un killer spara 12 colpi di pistola contro le finestre dell’abitazione dove l'uomo risiede con la famiglia. I due germani erano stati indagati nel 1997 per l’omicidio di Johnny Papalia, capo del presunto omonimo clan e del suo braccio destro, Carmelo Barillaro. I Musitano, con un patteggiamento concluso con il pubblico ministero, avevano incassato una condanna a 10 anni di reclusione tornando poi liberi nel 2007. Ma nell’Ontario, dove già il 5 ottobre del 2000 la “sesta famiglia” dei Rizzuto era stata colpita duramente con l’uccisione di Gaetano Panepinto, 41 anni, “rappresentante” del clan a Toronto, lo scontro tra calabresi e siciliani ha fatto altre vittime. Nel luglio del 2013 sono stati assassinati, a Woodbridge, Sam Calautti, detto “the yong gun” e il suo braccio destro, Jimmy Tusek. Calautti era sospettato d’aver partecipato sia al delitto Panepinto che all’agguato costato la vita al capostipite dei Rizzuto, l’ottantaseienne, Nick, ammazzato da un cecchino nella sua villa di Montreal, nel novembre del 2010. E sempre a Woodbridge viene assassinato con un colpo di pistola alla testa, venerdì 31 marzo 2017, Antonio Sergi, 53 anni. L’uomo, originario della Locride, è sorpreso dal sicario incaricato di chiudere il “contratto”, lungo il vialetto di casa. Il calabrese sta rientrando nella villetta posta nella zona di Etobicoke in cui abitano da anni molti italiani (in larga parte siciliani e calabresi). Negli ambienti investigativi e tra i connazionali Sergi era conosciuto come “Tony Large”. L’ucciso era stato coinvolto in indagini che riguardavano il traffico di droga e manteneva stabili contatti con gli Stati Uniti. Nelle stesse ore, a Vaughan, città poco distante dal capoluogo dell’Ontario, cade sotto i colpi di un killer un altro italiano, Domenico Triumbari, 55 anni, originario di Siderno. La vittima viene assassinata in un parcheggio di Regina Road, davanti ad una serie di attività ricreative e commerciali. A sparare un uomo con una felpa scura dotata di cappuccio che ha compiuto l’esecuzione con la freddezza tipica dei “professionisti” del crimine, lasciando poi la scena a bordo di una berlina Honda condotta da un complice. La scena viene ripresa dalle telecamere di sorveglianza installate nella zona. Pure Triumbari frequentava Woodbridge dove poi è stato sepolto. Prima di loro era caduto, il 24 aprile del 2014, nel parcheggio di una caffetteria di Toronto, Carmine Verduci, boss di origini calabresi con forti legami con la terra di origine. La vittima non era uno sprovveduto: gli investigatori italiani cinque anni prima l’avevano intercettato a Siderno, mentre dialogava con Giuseppe Commiso, detto “U mastru”, capo dell’omonima cosca. Il “canadese” era andato a lamentarsi perché le ‘ndrine calabresi non l’avevano chiamato per partecipare all’assemblea criminale indetta per assegnare le “cariche” ‘ndranghetistiche provinciali. Verduci si duoleva inoltre dell’elezione di Domenico Oppedisano, anziano “uomo di rispetto” di Rosarno, al ruolo di “capo crimine”. «Non è giusto che se lo sono presi là... spetta a uno della Ionica... e a me mi hanno dovuto mandare un’ambasciata». Ma c’è un altro calabrese caduto nella guerra che si combatte Oltreoceano. Viveva a Montreal, era originario di Rovito (Cosenza) ma è stato ucciso ad Acapulco (Messico) mentre era seduto a un tavolo esterno del ristorante “Forza Italia”. Si chiamava Moreno Gallo, negli ambienti criminali veniva indicato come “the turkey” ed è stato eliminato il 10 novembre del 2013 nel terzo anniversario della morte di Nick Rizzuto senior, detto “uncle Nick”, patriarca della “Sesta famiglia”. Gallo era stato legato ai Rizzuto ma successivamente si era allontanato dal clan parteggiando per gli avversari. Prima di lui, nel luglio dello stesso anno un altro calabro-canadese, Vincenzo Scuderi, originario del Reggino, era stato ammazzato davanti casa nella città capoluogo del Quebec. Scuderi era ritenuto un luogotenente di Raynald Desjardins, prima alleato e poi nemico giurato dei Rizzuto.

Fred Herzog, un libro sui colori di Vancouver

Si riporta un articolo tratto da "Internazionale", relativo al libro di fotografie di Fred Herzog, dedicato alla città della British Columbia.

"I colori di Vancouver"
Fino agli anni sessanta la pellicola a colori come la Kodachrome è considerata un prodotto di uso comune, non certo per fotografi professionisti. Prima che il colore sia riscattato da William Eggleston e Stephen Shore, già negli anni cinquanta un tedesco immigrato a Vancouver ne esplora le potenzialità.
Nato nel 1930 a Stoccarda, a vent’anni Fred Herzog compra la sua prima macchina fotografica usando rullini in bianco e nero. Nel 1952 parte per il Canada in cerca di lavoro. Si stabilisce a Vancouver e trova impiego in un cantiere navale, e nel tempo libero esplora e fotografa le strade della città. Solo nel 1953 scatta circa 120mila foto, usando una pellicola che non offre molte possibilità perché è poco sensibile alla luce, la Kodachrome 10 Iso.
Herzog si aggira per la città come un flâneur attratto da elementi in apparenza trascurabili. Per lui è fondamentale passare inosservato, a partire dal corredo fotografico: usa solo piccole macchine che gli consentono di cogliere la vita nella maniera più reale possibile, senza che sia condizionata dalla sua presenza. Per molti anni Herzog va avanti così, non pensa di essere un artista e non ricerca il successo. La sua prima grande mostra arriva tardi, organizzata dalla Vancouver art gallery nel 2007.
La monografia Modern color, pubblicata da Hatje Cantz, rende finalmente giustizia al lavoro di Herzog che, come racconta a Time, non si è mai considerato un pioniere del colore: all’epoca c’era anche Saul Leiter, ma Herzog si è distinto per la quantità di materiale prodotto e con cui ha raccontato una nuova cultura, lontana dalla sua Germania devastata dalla guerra, mostrandone le vetrine dei negozi, le automobili, i manifesti pubblicitari, elementi fondanti del sogno americano che il fotografo non vuole criticare ma osservare come fenomeno sociale.
Nel libro sono raccolte circa 230 foto, corredate da saggi di David Campany, Hans-Michael Koetzle e Jeff Wall.

Trudeau alla festa musulmana: "No all'islamofobia"

Lotta al razzismo e all'islamofobia. E' questo il concetto espresso, per l'ennesima volta, dal primo ministro canadese, Justin Trudeau, a Saskatoon, durante i saluti alla comunità islamica locale in occasione dell'inizio dell'Eid al-Adha, una festività musulmana. "Dobbiamo continuare a rimanere uniti", ha detto Trudeau, "uniti contro il razzismo, l'odio e l'islamofobia. Questo è quello che noi siamo come canadesi, noi ci siamo sempre uno per l'altro, noi ci aiutiamo l'un altro".

sabato 2 settembre 2017

Economia canadese, una crescita record

Il 'loonie' canadese
Crescita record per l'economia canadese, che ha fatto segnare la propria migliore performance annuale negli ultimi dieci anni, ben oltre le attese del secondo trimestre.
Nel dettaglio il pil del Canada è salito del 4,5% su base annua nel trimestre, secondo i dati forniti dall'Istituto di statistica del 'Paese a Nord del Confine'. Il mercato aveva previsto una crescita del 3,7%, secondo gli economisti della Royal Bank of Canada. All'espansione hanno contribuito soprattutto le esportazioni e la spesa delle famiglie.

venerdì 1 settembre 2017

Canada, in vendita primi salmoni geneticamente modificati

A 25 anni dai primi esperimenti volti ad accelerare la crescita, sono stati venduti in Canada i primi salmoni geneticamente modificati (qui l'articolo completo). L'azienda statunitense AquaBounty Technologies ha ceduto il primo lotto commerciale, di 4,5 tonnellate, al prezzo di 11,70 dollari al chilogrammo senza rivelare l'acquirente. Per la prima volta animali geneticamente modificati, destinati alla tavola, finiscono sul mercato. Lo riporta il sito Nature. (fonte: TgCom)

Festival di Venezia, attesa per il documentario su Jim Carrey

Jim Carrey
Mentre mi reco al Festival del Cinema di Venezia per motivi, ovviamente, di lavoro, scorro il web per cercare di capire se ci saranno o meno presenze canadesi, visto anche l'imminente inizio del TIFF torontino. Fatica quasi sprecata. Almeno in apparenza, per quanto riguarda i cosiddetti 'big', un solo nome balza all'occhio, quello di Jim Carrey, 55enne originario di Newmarket, Ontario. Su di lui è incentrato "Jim & Andy: The Great Beyond. The Story of Jim Carrey, Andy Kaufman, and Tony Clifton", documentario diretto da Chris Smith.
Si tratta di un'idea nata dallo stesso Carrey, che volle Smith sul set di "Man on the Moon" a filmare il suo sdoppiarsi nei due personaggi del comico Kaufamn e del suo alter ego cinico Clifton. Il Fatto Quotidiano lo definisce "Un lavoro a dir poco folle". Chi vivrà, vedrà aggiungo con una dose di quasi totale indifferenza. Stasera, ad attendermi a Villa degli Autori, ci sarà la presentazione del Bif&st. Molto meglio.

mercoledì 23 agosto 2017

Toronto International Film Festival: sei film italiani alla rassegna canadese

Il sito del TIFF con una scena del film dei fratelli Taviani
Si avvicina la data di partenza del Toronto International FilmFestival, che prenderà il via il 7 settembre e si concluderà il 17, e già si fa la conta del numero di pellicole italiane che saranno presenti alla manifestazione canadese. Non verrà stato battuto il record del 2015, quando furono sette, ma sarà comunque una presenza fitta, con ben sei film.
A cominciare dall'anteprima mondiale di "Una questione privata" di Paolo e Vittorio Taviani, nella sezione Masters. Dal capolavoro postumo di Beppe Fenoglio, un film ispirato e poetico, che sembra attraversare tutte le coordinate del cinema dei due maestri. Dal concorso di Venezia arrivano: nella sezione più prestigiosa del festival - Galas - "The Leisure Seeker", l'avventura americana di Paolo Virzì, con Helen Mirren e Donald Sutherland, gloria nazionale canadese, e in Contemporary World Cinema "Hannah", l'opera seconda di Andrea Pallaoro, sorretta dalla maschera continuamente allusiva ed esplosiva di Charlotte Rampling. "A Ciambra", di Jonas Carpignano, presentato alla Quinzaine di Cannes, arriva a Toronto ancora in Contemporary World Cinema dopo essere stato una delle vere sorprese della Croisette, con ottimi risultati di critica e mercato, a conferma della vocazione internazionale di questo giovane autore. Nella Special Presentations del TIFF 2017 verrà accolto "Call Me by Your Name" di Luca Guadagnino, già selezionato da Berlinale e Sundance, un altro autore italiano che sta sfondando i nostri confini. Infine il cortometraggio "Mon amour mon ami" di Adriano Valerio parteciperà nella sezione Short Cuts. Da menzionare anche il documentario di coproduzione italiana "Al di là dell'uno" di Anna Marziano (nella sezione Wavelengths). (fonte ANSA/AGI)

Luca Marchetti al Festival Mode & Design di Montreal

C'è anche Luca Marchetti, professore presso l'Università di Bologna, al FestivalMode & Design di Montreal che si sta svolgendo in questi giorni nella città del Quebec. Marchetti presenta nella città canadese il proprio libro "La mode exposee" al Musee des Beaux Art.
Ogni anno numerosi designer canadesi affermati, venditori al dettaglio, creatori emergenti e icone internazionali della moda condividono a Montreal la loro arte e la loro visione con il grande pubblico. Fra le altre attività, i visitatori del festival avranno l'opportunità di assistere a sfilate di moda, sessioni di creazione in diretta, rappresentazioni di design e performance musicali. Il Festival Mode & Design traccia anche un percorso urbano di mostre inedite, installazioni originali e esperienze insolite in cui tutti possono circolare liberamente. Con 50 spettacoli, quasi 300 partecipanti e 550mila visitatori previsti, il Festival Mode & Design è una piattaforma fondamentale delle tendenze in fatto di moda, design, musica, bellezza e shopping. (fonte: AGI)