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martedì 16 gennaio 2018

La ragazzina islamica ha mentito, nessuna aggressione

Khawlah Norman
"Hijab Hoax", l'inganno dell'hijab. Sono questi i titoli dei giornali canadesi dopo la falsa notizia, pubblicata il 13 gennaio, dell'aggressione che una ragazzina musulmana di 11 anni avrebbe subito a Toronto da parte di un uomo che l'avrebbe tagliato il tradizionale copricapo islamico (hijab) con un paio di forbici, in quello che, inevitabilmente, era stato subito etichettato come un attacco di matrice razzista e islamofobo, proprio mentre il Canada si prepara a ricordare il primo anniversario della sparatoria avvenuta alla moschea di Quebec City, che aveva provocato la morte di sei persone.
La giovane islamica, Khawlah Noman, era balzata al centro dell'attenzione dei media, rilasciando anche un'insolita conferenza stampa, in cui aveva affermato di essersi "sentita confusa e spaventata". "Ho urlato quando ho visto che iniziava a tagliarmi l'hijab e lui è fuggito, - aveva proseguito la ragazza - ma poi è ritornato e ha continuato".
Immediate erano state le condanne da parte del mondo canadese, sempre molto sensibile al tema 'razzismo'. Il premier dell'Ontario, Kathleen Wynne, aveva definito l'attacco "un atto codardo e di odio".
E' bastata però una breve analisi dei fatti, da parte della polizia canadese, per negare la presunta 'evidenza'. "Una squadra di investigatori ha raccolto una quantità significativa di prove ed è giunta alla conclusione che gli eventi non si sono verificati", hanno confermato i responsabili delle forze dell'ordine.
Ovviamente dai 'liberali' dell'Ontario, di cui il primo ministro, Justin Trudeau, è campione, non è arrivata nessuna correzione di tiro rispetto alle accuse di intolleranza sparate a caso.

martedì 10 settembre 2013

Islam radicale, il Canada prende le distanze da Nader Abou Anas

Il Canada reagisce contro l'Islam, almeno quello estremista. 
Una conferenza islamica giovanile in programma a Montreal, in Canada, è infatti stata annullata dai responsabili del Palazzo dei Congressi che l'avrebbe dovuta ospitare. 
La decisione è stata presa alla luce della minaccia di contestazioni per la presenza tra i relatori dell'imam radicale francese Nader Abou Anas, che ha definito il rifiuto di una donna di indossare il velo peggio di un cancro. 
La conferenza "Entre Ciel et Terre" (tra cielo e terra) si sarebbe dovuta svolgere nel prossimo fine settimana. 
Gli organizzatori hanno denunciato quella che considerano "una campagna di demonizzazione da parte di alcuni media", assicurando di "non aver mai incoraggiato l'odio o la violenza verso le donne".