Accoglienza ai migranti di guerra, il Canada gonfia il petto, ma di demagogia ce n'è tanta. Troppa.
Additato dal mondo come 'patria dei rifugiati' e vero mondo libero, con tanto di hashtag #WelcometoCanada e #WelcomeRefugees, in realtà il 'Paese a Nord del Confine' ha finora accolto 26mila cosiddetti 'rifugiati' negli ultimi mesi, attraverso però tutta una serie di filtri, che sono poi quelle regole tanto richieste dal centrodestra, con Lega Nord e Front National in testa, subiti ovviamente bollati come feroci razzisti e fascisti. Se però le stesse regole vengono poste da Justin Trudeau, neo primo ministro liberale canadese con simpatie sinistrorse, ecco che la terra americana diventa il miraggio delle libertà.
John McCallum, ministro canadese per l'Immigrazione, per i rifugiati e della Cittadinanza, sottolinea: "Il nostro governo si impegna a garantire che il Canada non abbia due livelli di cittadinanza. Un cittadino canadese resta cittadino canadese e coloro che commettono crimini in Canada si troveranno ad affrontare il sistema di giustizia canadese. Il nostro governo continuerà a prendere tutti i provvedimenti necessari per contrastare le minacce terroristiche al Canada, ai suoi cittadini e al mondo intero".
Insomma, il Canada le regole le ha, le pone e le applica, come primo e più potente filtro da porre all'ingresso nei confronti dell'orda disordinata e pericolosa che preme invece sui confini europei. Già l'anno scorso, infatti, l'ambasciata canadese a Beirut aveva fatto sapere che la precedenza nella 'selezione' sarebbe stata data ai siriani di comprovata appartenenza, ai soggetti giudicati più deboli, in particolare ai membri di famiglie sostenute da madri 'single' e persone malate.
Anche perché, va detto, il Canada non ha bisogno di erigere muri, come invece sono state costrette a fare, via via, Ungheria, Polonia, Austria e tutte le nazioni europee dotate di senso reale delle cose: il governo di Ottawa il suo personalissimo muro già ce l'ha, costituito dagli attentissimi filtri di aeroporti come il Lester Pearson Airport di Toronto.
giovedì 7 aprile 2016
Il Canada e la demagogia dell'accoglienza
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Dopo avere curato alcune fanzine sportive nei primi anni '80, l'esordio a Radio Popolare nel 1986. Nel 1989 entro nell'agenzia Datasport, per la quale curo il notiziario, i televideo di Tele +2, Mediaset (Mediavideo) e Rai (aggiornamenti news e risultati), la gestione del mensile Calcio 2000 e quella dei siti di Mediasetonline, Jumpy e Tgcom24. Nel 2008 mi trasferisco a Calciomercato.it. Nel 2009 varco l'oceano e, a Toronto, entro nella redazione del Corriere Canadese. Nel 2012 ritorno in Italia come corrispondente da Milano per Telenorba. Nel frattempo fondo la rivista Ice - Hockey Magazine, nella quale svolgo le funzioni di direttore. A partire dal 2020 mi occupo di medicina per Salute e Società e altre realtà del mondo scientifico. Pubblico due libri-annuari dedicati al mondo dell'hockey su ghiaccio (Tutta la stagione 2023-24 e Tutta la stagione 2024-25). In ambito blog, nel 2005 comincio a collaborare con il gruppo Blogosfere. Dal 2009 creo un blog personale (Canada 2.0) per raccontare la mia esperienza canadese e, contemporaneamente, ne creo uno (L'Urlo) che divenga un contenitore-notiziario delle mie attività giornalistiche quotidiane.
